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RETTIFICA. Accoltella compagno: domiciliari per nota giornalista

BARI - Riceviamo e pubblichiamo la rettifica all'articolo pubblicato in data 14/8/2014 dal titolo 'Accoltella compagno: domiciliari per nota giornalista':

Si rappresenta che con sentenza del 22.06.2020 (all.) il Tribunale di Brindisi, nella persona del Giudice monocratico dott. Zizzari, ha condannato la sig.ra Eleonora De Nardis a sei anni di reclusione con interdizione perpetua dei pubblici uffici per i fatti falsamente rappresentati nel “romanzo” pubblicato con la Vs. casa editrice dal titolo  “Sei mia. Amore violento” pubblicizzato come suo “diario”.

In proposito Vi informiamo che in data 14.08.2014 Piero Lorusso veniva aggredito notte tempo dalla sig.ra Eleonora De Nardis la quale, con arma da taglio con lama di oltre 30 cm., gli procurava plurime lesioni personali con lesione del muscolo dell'avambraccio sinistro, delle vene,  dell'arteria  e della coscia e ginocchio destri con applicazione di oltre 50 punti di sutura a seguito di intervento chirurgico di urgenza di oltre 2 ore e mezza. Il motivo scatenante del deprecabile atto di violenza è da ricercarsi in un raptus di insana gelosia e possessività della De Nardis nei confronti dell'esponente, così come accertato dalle indagini di p.g. condotte per l’accertamento delle responsabilità della stessa. Per i predetti fatti è stato convalidato l’arresto in flagranza della De Nardis, successivamente sono stati disposti gli arresti domiciliari ed in seguito il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dal Lorusso nel procedimento penale R.G.N.R. 6168/2014 dinanzi al Tribunale penale di Brindisi.

Nell'ordinanza di convalida di arresto in flagranza di reato e di contestuale applicazione della misura coercitiva del divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa (n. 4713/14 Reg. G.I.P., all. 7) adottata dal GIP dott. Maurizio Saso si precisa claris verbis: “(…) la lite tra la De Nardis e il Lorusso è originata da motivi di gelosia determinati dalla scoperta attraverso i dati contenuti nel telefono della relazione dell’uomo con altra donna (…) la De Nardis, che venne sorpresa dalla P.G. con le valigie pronte per partire ed un sacchetto contenente gli asciugamani sporchi di sangue che aveva usato per pulire le vaste macchie ematiche presenti in casa aveva fornito inizialmente una diversa ed inverosimile versione dei fatti per auto scagionarsi, muovendo nei confronti del Lorusso accuse infondate (…) una precedente lite per analoghi motivi di gelosia era avvenuta l’11.08.2014 allorchè la De Nardis colpì il Lorusso con una bottiglia di vetro al capo, cagionandogli un lieve trauma contusivo con prognosi di due giorni, cfr. referto ospedaliero in atti; in sede di denuncia il Lorusso (che al momento non ha inteso querelare, fatto che rende ancora più credibili le sue dichiarazioni) oltre a ricostruire il patito accoltellamento ed i plurimi fendenti che lo attinsero alla coscia destra ed all’avambraccio sinistro mentre stava fuggendo per la stretta scala di collegamento al terrazzo, ha riferito di essere stato anche minacciato dalla De Nardis, già nel pomeriggio, con il medesimo coltello che la donna impugnò per colpirlo durante la successiva lite notturna (…) ritenuto che alla stregua del delineato quadro probatorio, sussistono a carico di De Nardis Eleonora gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto oggetto di addebito cautelare, desumibili dal reato di arresto in flagranza e dal verbale di s.i.t. Grassi Roberta e Melpignano Giacomo, nonché dal referto medico in atti, attestante le lesioni personali patite dal Lorusso: la De Nardis ha ammesso di aver cagionato le contestate lesioni personali (…) sulle concrete modalità dei fatti meritano pieno credito le dichiarazioni del Lorusso – che ha descritto la patita aggressione come un incontrollabile eccesso d’ira determinato da gelosia – e non anche quelle della De Nardis, la quale, negando anche a se stessa di poter essere autrice di un fatto di sangue tanto grave ed eclatante, ha reso inattendibili dichiarazioni difensive sostanzialmente auto assolutorie, (…)”   

L'evento delittuoso avveniva mentre tutti i minori (Matthias, Niccolò e Sveva) erano in casa.

Purtroppo non si tratta dell'unico episodio di violenza di cui è stato vittima il dott. Lorusso: in data 11.08.2014 la dott.sa de Nardis colpiva il dott. Lorusso (che era seduto e di spalle) in testa ripetutamente una bottiglia di vetro piena di vino, provocandogli trauma cranico ed escoriazioni, così come accertato dall'Ospedale di Ostuni.

Né ci si può esimere dal rilevare come dall’interrogatorio reso sia nell’immediatezza dei fatti sia in sede di convalida la de Nardis abbia già infruttuosamente cercato di alleggerire la propria posizione processuale calunniando il dott. Lorusso addebitandogli fatti non rispondenti a verità, "ricostruendo falsamente l'episodio dinanzi all'organo di P.G." (v. pag. 6 dell'ordinanza del GIP SASO) ed affermando sia dinanzi alla P.G. sia davanti al GIP "di aver agito al preteso fine di tutelare i figli dormienti che si ritiene del tutto insussistente" (v. pag. 5 dell'ordinanza del GIP SASO).

A sostegno evidenzio la tipologia di lesioni riportate dall’attore –in particolare la lesione alla coscia destra a pochi centimetri dall’arteria femorale e le ferite al dorso dell’avambraccio sinistro opposto a difesa delle parti vitali della p.o. che altrimenti sarebbero state raggiunte dai plurimi fendenti sferrati dalla De Nardis.

Essendo stato l'attacco frontale e con l'arma impugnata e vibrata dall'alto verso il basso con movimento che partiva dall'altezza della testa della De Nardis, è evidente che la circostanza che le ferite siano state riportate sul dorso dell'avambraccio implica che il braccio sia stato posto a difesa del volto, della gola, del torace e di tutti gli organi vitali ivi allocati.

A ciò si aggiunga che i primi fendenti diretti contro le parti vitali del Lorusso sono stati parati dallo stesso opponendo a protezione la porta della cucina.

La signora pertanto non si era posta a difesa dei figli: era andata in cucina a recuperare il lungo coltello e il suo obiettivo era quello di offendere e ledere l'altrui integrità fisica.

Nè ci si può esimere dal rilevare che la sig.ra de Nardis ha approfittato delle particolari circostanze spazio temporali: era notte, il Lorusso si trovava a casa sua, stava dormendo pochi minuti prima dell'aggressione.

Così come non può non evidenziarsi la premeditazione.

La de Nardis aveva precedentemente colpito il Lorusso con una bottiglia piena di vino l'11 agosto e successivamente minacciato nel pomeriggio del 13.08.2014 il Lorusso con il medesimo coltello. Il Lorusso ne ha parlato telefonicamente con i sigg.ri Lattanzi e Tognato così come risulta dalle dichiarazioni ex art. 391 bis depositate in atti.

La de Nardis rappresentava di essere stanca e all'ultimo momento declinava l'invito formulato dal Lorusso per andare a cena.

Il tempo le era necessario per preparare il delitto: la conferma viene dalla circostanza che dopo pochi minuti dall'aggressione (passati a raccogliere il sangue perso copiosamente dal Lorusso con gli asciugamani che vengono ritrovato dalla Polizia intervenuta in loco) erano già pronte ben 4 valigie preparate nella sera e nel pomeriggio  con tutto il bagaglio della signora e dei suoi figli, con l'evidente tentativo di darsi alla fuga ed evitare l'arresto. 

Nè è da mettere in secondo piano l'omissione di soccorso nei confronti del Lorusso: la de Nardis al soccorrere il suo compagno preferiva rimuovere il di lui sangue caduto copiosamente dopo la recisione dell'arteria del braccio.

La de Nardis si è recata a colpo sicuro a recuperare il coltello con lama da 20 cm. che non era riposto tra tutte le altre posate ma era stato appositamente collocato sopra il mobile da cucina per essere immediatamente reperito.

Si rileva anche la copiosa perdita di sangue riportata dal Lorusso ha comportato il concreto rischio di collasso e di arresto cardio-circolatorio.

Senza sottacere la particolare efferatezza e brutalità nel compimento del fatto illecito; dal punto di vista obiettivo,  quanto detto si evince dall’utilizzo di un metodo  eccedente il limite di quanto necessario e sufficiente a cagionare l’evento illecito voluto, e perciò in grado di (ed orientato a) produrre in capo alla vittima patimenti e sofferenze ulteriori e gratuiti non connesse a quanto strettamente attiene all’esecuzione del crimine, bensì dovute ad una particolare cruenza e ad un particolare sadismo che giustificano l’aumento di pena.

La Cassazione ha statuito che “(…) E' tentato omicidio usare una mazza da baseball in una lite (Corte di Cassazione Sezione Feriale Penale
Sentenza 27 maggio – 1 ottobre 2014 n. 40642) . Nel caso di specie non di una semplice mazza da baseball si è trattato ma piuttosto di un coltello con lama eccedente 30 cm.

Le certificazioni mediche prodotte attestano una patologia che ha messo in pericolo la vita del Lorusso e comunque incapacità ad attendere le proprie occupazioni per un periodo superiore a 40 gg con conseguenti lesioni gravissime di cui all'art. 583 c.p.

Nè ci si può esimere dal rilevare che come risulta candidamente ammesso dalla de Nardis la stessa si sarebbe impossessata contro la volontà del Lorusso del suo cellulare blackberry e ne avrebbe acquisito i messaggi, le chat, le foto e le mail anche professionali con ciò violando gli artt. 615 ter e 616 c.p.

Come risulta per tabulas dalle dichiarazioni rilasciate dalla de nardis in sede di denuncia querela orale sporta dinanzi al Sost. Commissario Furone della Questura di Ostuni, (all.) di cui l’esponente è venuto in possesso solo a seguito della fissazione dell’udienza preliminare a fronte della richiesta di rinvio a giudizio disposta  dall’Autorità Inquirente nei confronti della de Nardis per lesioni pluriaggravate (all.), la de Nardis ha affermato che "approfittando di un momento di distrazione sono riuscita ad impossessarmi del suo apparecchio cellulare: nella circostanza sono uscita di casa e mi sono allontanata nelle stradine del centro storico di Ostuni per poter scrutare e ispezionare la messaggistica e le chat. Ho notato che su wp vi erano numerosi contatti con donne vestite in modo succinto ed in pose esplicite con le quali Piero Lorusso si era scambiato messaggi a sfondo sessuale, anche se non ero meravigliata sono stata incuriosita da una chat con una ragazza residente in Trieste. Ho constatato che si trattava non solo di messaggi a sfondo sessuale ma anche di carattere sentimentale, dai quali ho determinato che si trattava di un rapporto di coppia (...)". Non ho resistito ed ho chiamato il numero telefonico di questa donna dalla quale io volevo solo comprendere la mia posizione, volevo in primis tutelare i miei figli qualora venissi lasciata, in quanto nei messaggi che ho letto era chiaro ed evidente che Piero Lorusso si preparava ad andare a vivere con questa donna (...). Alla presenza dei nostri familiari con una bottiglia di Fanta in plastica quasi scherzosamente e per sdrammatizzare la situazione ho dato un colpetto sulla testa di Piero Lorusso quest'ultimo ha subito accusato malore nella circostanza ed è uscito nuovamente di casa".

(...) mi sono svegliata di soprassalto a causa di rumori molto forti quasi si trattasse di una collutazione tra più persone, ho sentito anche delle grida (...)"Ho notato che Piero Lorusso era fermo immobile nel soggiorno completamente insanguinato nella circostanza aveva delle vistose ferite sulle gambe mentre dal braccio sinistro il sangue zampillava copiosamente: le tracce di sangue erano dappertutto sul pavimento, sul divano e sulle pareti del soggiorno, si protraevano per la scala da cui si raggiunge il lastrico solare. Dopo aver visto tutta questa situazione, Piero che come detto impugnava un grosso coltello da cucina acquistato da Piero Lorusso tenendolo in una strana posizione, è entrato nella stanza da letto gridando come un pazzo dicendomi testualmente "Lurida troia ha smesso di succhiarmi i soldi, vi ammazzo a te e ai tuoi figli bastardi così non vi mantengo più, mi hai pure bloccato il telefono per non farmi chiamare ora come faccio io non ho più il puk per sbloccarlo nella circostanza gli ho sferrato un calcio a piedi nudi tra le gambe.

Il colpo che ho sferrato a Piero per difendermi ha provocato la caduta del coltello per terra nella stanza da letto, egli si è andato prima a stendere sul divano di colore bianco in pelle con la ferita che zampillava ha raggiunto la porta ed è uscito per strada lasciando una scia di sangue per terra e sulle pareti.

Il coltello è stato poi da me raccolto dal pavimento della stanza da letto, lavato e deposto in una posizione in alto del mobile della cucina tanto da renderlo inaccessibile ai bambini, utilizzato degli asciugamani e detersivo per i piatti, ho pulito il pavimento e le pareti, smacchiato il divano non volevo che al suo ritorno fosse arrabbiato trovando la casa sporca.(...) non ho chiesto soccorso (...)successivamente è intervenuta una volante della polizia e agli agenti in un primo momento non ero in grado di riferire nulla successivamente anche se non avevo visto la dinamica ho cercato di ricostruire quanto accaduto, in sintesi ho supposto che Piero Lorusso fosse andato sul lastrico solare impugnando il grosso coltello da cucina mentre scendeva le scale è rotolato e si è procurato da solo un sacco di ferite in effetti mentre dormivo ho sentito dei tonfi che mi hanno svegliato preciso che prima ho sentito anche dei pugni sferrati sulla porta a vetri.

Nel predetto verbale "si da atto che essendo emersi a carico della de nardis indizi di reità, il presente verbale il presente verbale viene interrotto e l'interessata de Nardis viene invitata a nominare un difensore di fiducia. All'esito dell'invito de nardis Eleonora dichiara: mi rendo conto che i fatti che ho esposto in relazione alle lesioni patite da Piero Lorusso non sono veritieri, voglio tuttavia precisare che nel momento in cui egli è tornato a casa mi sono svegliata di soprassalto e presa dal panico sicuramente ho fatto delle stupidaggini che esporrò alla presenza di un mio legale di fiducia (...) Fatto, letto, confermato e sottoscritto f.to Eleonora de Nardis".

La calunniosità delle affermazioni della De Nardis è stata confermata attraverso i verbali di sommarie informazioni di Grassi Roberta e Melpignano Giacomo, dalle verifiche effettuate dalla Polizia Scientifica e dalle stesse dichiarazioni della de Nardis che in sede di interrogatorio dinanzi al GIP dott. Saso ha confessato il grave delitto posto in essere ai danni dell'avv. Lorusso.

Simili affermazioni sono ingiuriose, diffamatorie e calunniose.

L'avv. Lorusso è un paladino della Giustizia e ha sempre trattato - dalla parte dei più deboli, degli indifesi delle donne e dei bambini - a titolo gratuito importanti processi di omicidio di minori o di violenza e maltrattamenti in famiglia.

Non ha mai minacciato alcuno nè tanto meno minori o donne.

Pur violentemente attaccato con coltello di oltre 30 cm. non ha neanche sfiorato con un dito la de Nardis che evidentemente - non si sa se autonomamente o su consiglio di chi - ha  continuato a rovesciare fango sulla persona del dott. Lorusso dove averne attentato l'incolumità fisica.

E' singolare che la de Nardis riferisca fatti asseritamente avvenuti a partire dal 2005 solo dopo gli eventi occorsi in data 11.08.2014 e 14.08.2014  che hanno originato a suo carico la convalida dell'arresta in flagranza di reato, il divieto di avvicinamento nei confronti del dott. Lorusso e il procedimento penale dinanzi al Tribunale penale di Brindisi n.r.g.n.r. 6148/2014.

Né ci si può esimere dal rilevare come dall’interrogatorio reso sia nell’immediatezza dei fatti sia in sede di convalida la de Nardis abbia già infruttuosamente cercato di alleggerire la propria posizione processuale calunniando il dott. Lorusso addebitandogli fatti non rispondenti a verità, "ricostruendo falsamente l'episodio dinanzi all'organo di P.G." (v. pag. 6 dell'ordinanza del GIP SASO) ed affermando sia dinanzi alla P.G. sia davanti al GIP "di aver agito al preteso fine di tutelare i figli dormienti che si ritiene del tutto insussistente" (v. pag. 5 dell'ordinanza del GIP SASO).

Ad ulteriore conferma dell'inattendibilità della de Nardis, si allega lettera del Natale 2013 redatta a mano personalmente dalla De Nardis – di cui si chiede il riconoscimento da parte della De Nardis e ove necessario la perizia grafologica -  e firmata anche dai minori nella quale si afferma “Ci guardiamo attorno e al di là delle “grandi opere” ci accorgiamo di piccole cose, mille attenzioni di tutti i giorni che, negli anni, hanno fatto di queste mura la nostra casa e di noi, da coppia di giovani alla ricerca di evasioni, due genitori seri e presenti…e di noi cinque, ognuno guerriero e sognatore a suo modo, una vera famiglia. Non lasciarci mai soli, non deluderci mai, sei prezioso per tutti noi,,,e soprattutto per me. ti amo!

Auguri Pieropapà

Eleonora

Matthias

Niccolò

Sveva "

L’inattendibilità della de nardis risulta poi dimostrata nel corso delle indagini preliminari, dell’udienza di convalida dinanzi al GIP del Tribunale di Brindisi dott. Saso p e del dibattimento del procedimento penale a suo carico n.r.g.n.r. 6168/2014 pendente dinanzi al Tribunale penale di Brindisi di cui si sono allegati alla presente memoria ampi stralci.

In particolare dalle deposizioni degli Ufficiali di P.G. operanti risulta sia la disponibilità delle chiavi di casa dell’immobile di via Archimede n. 97 (come fa la signora de nardis ad aprire ai poliziotti?) sia dell’immobile di Ostuni (la sig.ra de nardis apre ai poliziotti in data 14.08.2014), esce e va al Commissariato di Ostuni a denunciare il Lorusso esanime all’ospedale di Ostuni e rientra nella casa teatro del tentato omicidio dell’avv. Lorusso sia dell’inesistenza di impianto di allarme sonoro a Ostuni.

L’ufficiale di P.G. Zizzi sentito in sede dibattimentale (v. all. verbale del 10/05/2017 pag. 14 e ss. dichiara che la de nardis in un primo momento parla addirittura di “un tentativo di suicidio” dell’avv. Lorusso.

Zizzi conferma che la de nardis aveva rimosso tutto il sangue, che si sentiva l’aria impregnata di sangue e ferro, che l’arma era stata occultata e poi resa disponibile dalla de nardis su invito della p.g. e che era stata dalla stessa pulita.

Gli unici testimoni del tentato omicidio dell’avv. Lorusso (Baccaro Mimmo, Melpignano Giacomo, Carparelli Agostino e Barnaba Angelo, Grassi Roberta) attestano che alcuna minaccia o offesa è stata proferita dall’avv. Lorusso

Le grida e le offese sono state proferite proprio dalla de nardis “sei un porco schifoso” “vattene via porco schifoso” e provano il movente passionale, di gelosia e possessività accertato anche giudizialmente.

Successivamente la de Nardis è stata rinviata a giudizio dal GIP dott.ssa Liaci del Tribunale penale di Brindisi per rispondere del reato p.e p. dagli artt. 582 comma 1 n. 1 e 585 comma 1 e comma 2 n. 2 c.p. perché sferrando numerose coltellate all’indirizzo del compagno Lorusso Piero cagionava allo stesso lesioni personali consistite in ferita all’avambraccio, con complicazioni ferita avambraccio sin e gamba dx giudicate guaribili in giorni 80 s.c. così come da referto medico rilasciato dal Pronto soccorso dell’ospedale di Ostuni in data 14.08.2014 e certificati medici rilasciati in data 03.09.2014 e 03.10.2014. Fatto aggravato per aver cagionato una lesione da cui è derivata una incapacità ad attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore a gg. 40 e per essere stata commessa con arma”.

Il dibattimento è stato aperto il 27.06.2016 dinanzi al Tribunale penale di Brindisi e si è concluso con la sentenza di condanna della De Nardis a sei anni di reclusione con interdizione perpetua dai pubblici uffici.