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L'Università di Bari tra codice etico, scandali e sprechi


VITTORIO POLITO - L’Università di Bari ha rappresentato una considerevole fonte di scandali, concorsi a cattedre e test di ammissione truccati, impiegati corrotti, esami a pagamento, proposte indecenti, amanti, parentopoli, fonte che dette vita al codice etico, lasciando agli interessati la facoltà di accettarlo o meno (?).

L’etica, com’è noto, rappresenta il complesso di norme morali e di costume che identificano un preciso comportamento nella vita di un individuo, ovvero l’insieme dei doveri, ripeto doveri, strettamente inerenti alle attività professionali svolte nella società. I codici solitamente sono imposti dall’autorità e tutti sono tenuti ad attenersi, diversamente la trasgressione diventa reato. Vi immaginate se i codici civile e penale fossero proposti ai cittadini con facoltà di accettarli o meno? Quale sarebbe l’utilità del codice etico e le relative sanzioni dal momento che è data la possibilità di accettarlo facoltativamente?

Una vera e propria baraonda e per ultimo una nota della Corte dei Conti che segnalò all’Ateneo barese le eccessive spese.

E a proposito di spese va ricordato che ad ogni tentativo di ridurre la spesa pubblica, in particolare quella delle Università, corrisponde la protesta delle stesse che chiedono di fare esattamente il contrario in nome della scienza, i cui fondi vengono, in molti casi, utilizzati senza controllo alcuno. Mi riferisco, ad esempio a quelli elargiti a cattedre universitarie, istituti e dipartimenti e finalizzati all’acquisto di materiale bibliografico che, com’è noto, oggi hanno costi altissimi. Accade infatti che i citati fondi vengono utilizzati per l’acquisto di libri e periodici da più istituti della stessa facoltà contemporaneamente, cioè in doppioni, soprattutto perché i docenti responsabili delle strutture “esigono” biblioteche del tutto “personali”. Qualcuno ha ipotizzato di vendere palazzi e appartamenti di proprietà dell’Università o addirittura ridurre i consumi di acqua, luce e riscaldamento per far fronte alle diminuite entrate che prevedono le varie finanziarie.

Che c’è da fare per risparmiare? Innanzitutto provvedere alla centralizzazione di tutte le piccole biblioteche, poiché così facendo si fornirebbe un servizio efficiente ed una economia di gestione (basti pensare al notevole numero di fotocopiatrici utilizzate, al materiale di consumo ed alle unità di personale addette). Eliminare immediatamente tutti gli abbonamenti doppione. Cito, ad esempio, gli alti costi per gli abbonamenti alla sola “Gazzetta Ufficiale della Repubblica” (ve ne sono a bizzeffe) nella nostra Università.

Ricordo, a proposito dei docenti, che già nel 1317 l’Università di Bologna, dopo una protesta degli studenti contro i professori, impose delle restrizioni ai docenti: «… non dovevano lasciare la città senza prima depositare una tassa presso il governatorato degli studenti che ne garantisse il ritorno. A loro era richiesto di insegnare per l’intero periodo di lezione, senza arrivare tardi o lasciare la classe in anticipo, doveva coprire gli argomenti previsti dai loro programmi pienamente ed in modo sistematico, senza omettere nulla o lasciare le parti difficili alla fine del percorso, o saltarle. Se un professore attirava cinque studenti o meno ad una lezione, veniva multato come se avesse cancellato la lezione. Attraverso questi sistemi gli studenti di Bologna si assicuravano di avere ciò per cui avevano pagato».

In conclusione si può tranquillamente affermare che l’Ateneo barese rappresenta il fiore all’occhiello, si fa per dire, tra i tanti Atenei italiani. Infatti, spesso è stata all’attenzione della cronaca per scandali, concorsi truccati vari, eccessive spese, ecc.

Abbiamo avuto una esclusiva Università che potrebbe definirsi magica. Eppure basterebbe solo ritoccare lo Statuto delle Università e istituire controlli seri ed efficaci a tutti i livelli, docenti compresi, e forse allora avremo più maestri che professori.