Dal Post Covid al post Conte, la morbidezza diventa durezza

(credits: Governo.it)
NICOLA ZUCCARO - Chi si attendeva misure più restrittive quali, ad esempio, la chiusura di parrucchieri e centri estetici sarà rimasto positivamente sorpreso dalla morbidezza (o presunta tale per i paletti posti dal Pd e dai 5Stelle) adottata da Giuseppe Conte a seguito del varo dell'ennesimo DPCM Anti-Covid. Scongiurato, almeno per ora, un nuovo lockdown generalizzato e su scala nazionale, il premier non ha perso l'occasione per far parlare di sè e in negativo relativamente alla facoltà di demandare ai sindaci la chiusura delle vie e delle piazze dalle ore 21, qualora dovessero verificarsi degli assembramenti nelle rispettive città da essi amministrate.

Una "delega" contestata a stretto giro dai sindaci di Bergamo e di Firenze, Gori e Nardella. Da costoro, unitamente al sindaco di Bari e presidente dell'Associazione nazionale dei Comuni italiani, Antonio Decaro, si è levata quella protesta destinata a rendere ulteriormente difficile il clima politico che si respira dopo la conferenza stampa di Conte a Palazzo Chigi della serata di domenica 18 ottobre e contestata da un centrodestra avvisato con notevole ritardo (3 minuti prima, come affermato da Salvini) per le opportune richieste di modifica su un DPCM che preparerebbe il terreno ad un provvedimento più pesante nel caso in cui la seconda ondata dovesse entrare nella fase più acuta.

Una fase per la quale occorrerà un cambio di marcia politico e quindi governativo, in termini di sostegno da parte di una nuova maggioranza parlamentare. E ciò perchè nel tutti contro tutti giallorosso, e con un un trio Salvini-Meloni-Berlusconi (esternamente e velatamente sostenuto da Renzi e Calenda, quali sostenitori morali dei sindaci), i tempi per un nuovo corso politico segnato dalla Pandemia2, e dalla successiva quanto auspicata uscita dall'emergenza, sono maturi per archiviare il Conte bis.

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