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“Sud indipendente? Si può…”. Parla Massimo Calabrese


FRANCESCO GRECO -
Del Regno delle Due Sicilie, i Borbone, i briganti, ognuno ha un’idea propria. Per l'inglese Gladstone la dinastia era “la negazione di Dio”, ma intanto, all’indomani della colonizzazione, il clero del Regno era quasi tutto legittimista e il popolo gridava “Viva Francesco!”. Per Gigi di Fiore (“Briganti!”, Utet 2017) i briganti erano patrioti, eroi popolari. Per Marco Vigna (“Brigantaggio italiano”, Interlinea 2020) delinquenti comuni. Lo stesso Gramsci definisce il brigantaggio “lotta di classe”. L’idea di unità è così labile che quando cade l’anniversario devono portare le scolaresche alle cerimonie di commemorazione, perché siamo unitari solo quando gioca la Nazionale. Chissà se sarà così anche il 17 marzo 2021, 160 anni dall’unità?

Così accade che nella società liquida e globalizzata, in cui vorrebbero farci annegare la nostra identità e formattare il passato e la memoria, si riscoprono le piccole patrie, si rilegge la Storia senza pregiudizi né partito preso e propagande, fattori di cui i vincitori nella metterla giù hanno abusato (nel saggio di Vigna non troverete la parola “Fenestrelle”, che non era certo un resort a 5 stelle). Non è revisionismo, semplicemente desiderio di verità. L’unità è stata fatta col sangue e i soldi dei meridionali.

Massimo Calabrese (Napoli, 1958) nel 2009 ha fondato il movimento “Sud indipendente”. I territori del Sud-nazione si sono mostrati interessati a scoprire il loro passato. Tant’è che il movimento si sta organizzando per partecipare alle amministrative del 2021.

DOMANDA: Voi vi definite Borboni, che differenze ci sono con i neo-borbonici? 
RISPOSTA: "Il sottoscritto ha conosciuto gli attuali dirigenti dell’associazione neo-borbonici nel 1993 per ragioni sindacali e politiche, quando fondai il movimento politico “Dipendenti Pubblici e Privati”. Da sempre ho seguito e partecipato alle loro iniziative spingendo per la creazione di un movimento o partito politico che sostenesse l’indipendenza delle Due Scilie. I neo-borbonici hanno sempre sostenuto di essere un’associazione culturale e per statuto non possono fare politica, ancora oggi. Constata l’inerzia e l’ambiguità di certe associazioni e movimenti politici dalle radicate radici fasciste, che strumentalizzano il meridionalismo e i primati delle Due Sicilie Nazione infarcendole di temi cari alle “camice nere”, senza mai pronunciare le parole Indipendenza e Borbone, decisi di fondare il 12/10/2009 con altri amici il movimento politico “Sud Indipendente”, rimarcando la netta distinzione con i neo-borbonici, definendoci “borbonici”. Distinzione essenziale e di enorme peso politico, dato che a fine luglio 2020 i massimi rappresentanti neoborbonici hanno dichiarato di essere contro la secessione e per un Sud rispettato nell’inscindibile assetto dell’unità d’Italia. Noi vogliamo far sapere ai meridionali cosa realizzarono i nostri avi, i nostri governanti nei secoli passati prima dell’unità d’Italia, con lo scopo di riconquistare l’autostima ed intraprendenza, che ci porti a spezzare le catene coloniali economiche e culturali, che ci rendono schiavi di Roma e servi dei padani".

D. Cosa è da recuperare del periodo del Regno delle Due Sicilie? 
R. "Semplicemente tutto. A tale domanda contrappongo un’altra domanda: cosa c’è da essere orgogliosi dello stato italiano nato il 17 marzo 1861? Elencare i primati del Regno dei Borbone sarebbero troppi, nell’economia, nelle scienze, nel diritto, nella gestione amministrativa, nelle leggi innovative persino per i tempi d’oggi. Sul nostro sito è pubblico un articolo nato per gioco “La storia fatta di se”. Ipotizza il mondo attuale con il Regno delle Due Sicilie senza la nefasta esperienza dell’Italia unita dei Savoia, Garibaldi ecc…Il Regime italiano dal 1860 attribuisce il marchio dell’italianità a tutte le opere artistiche, industriali, monumentali e della scienza realizzate dalle popolazioni e dagli stati preunitari. Dall’analisi il mondo odierno con i Borbone senza i Savoia sarebbe totalmente diverso, certamente migliore, senza le insuperabili catastrofi umanitarie verificatesi dal 1861 in poi. L’Italia unita è stata una medio piccola potenza militare, che per la sua posizione geografica e modesto peso militare ha condizionato l’asse degli equilibri mondiali tra le varie potenze da sempre schierate in due blocchi contrapposti. Senza l’Italia non vi sarebbero state le guerre coloniali italiane con lo sterminio di centinaia di migliaia di libici, eritrei, etiopici. Non vi sarebbero stati i grandi scandali finanziari che devastarono le popolazioni italiche. La I guerra mondiale non sarebbe scoppiata, l’Italia da 30 anni era della triplice alleanza con Austria e Prussia e con il conflitto in corso passa con Francia ed Inghilterra con l’infame patto segreto di Londra, il cui governo dichiarò: “L’Italia non termina mai una guerra con la stessa bandiera”, non vi sarebbe stata la rivoluzione russa, il comunismo, non vi sarebbero state le dittature di Mussolini ed Hitler. Non vi sarebbe stata la II guerra mondiale, l’Olocausto, Stalin, le atomiche sul Giappone, la guerra fredda, la crisi di Cuba, le dittature in America Latina create dall’egemonia del gendarme Americano vincitore dello secondo conflitto. Non esisterebbe Israele e la questione arabo-palestinese. Non vi sarebbe stato il massacro di qualche centinaio di milione di persone. Pare strano tutto ciò, ma è così, quella penisola in mezzo al Mediterraneo ha spostato ripetutamente l’asse della storia e dei papabili vincitori, come un piccolo partito che sposta le maggioranze di governo in un sistema proporzionale puro".

D. Avete un progetto democratico per l'indipendenza del Sud? 
R. "Indipendenza a piccole tappe, senza traumi socio-economici. Siamo decisamente contrari al progetto truffa del centrodestra meridionale ricco di personaggi ex MSI, AN, FdI, che invocano una macroregione del Sud. Proposta irrealizzabile e di pura propaganda per la credulità dei simpatizzanti borbonici. Tale fallimentare progetto cozza con l’identità geografica acquisita dalle popolazione interessate con il regionalismo nato nel 1970. Impone all’intero Sud la centralità di Napoli Capitale, che deve essere spontaneamente riconosciuta per il peso storico, politico e demografico come Palermo. Abbiamo ideato un percorso a tappe soft, indolore, privo di scossoni e traumi socio-economici grazie all’azione di “apostolato” del movimento “Sud Indipendente”, che punta alla “conversione” alla Causa indipendentista dei politici presenti ad ogni livello nelle Istituzioni delle sette regioni delle Due Sicilie. Non vogliamo sostituirli con nostri eletti, impresa complessa e lunga nel tempo, ma “convertirli” alla difesa di ciò per cui hanno sofferto, sono morti ed emigrati i nostri avi meridionali. Le tappe della navigazione a vista sono: - Sdoganare e rendere familiare il tema del ritorno all’indipendenza delle Due Sicilie con un’intensa propaganda di conversione alla causa indipendentista dei già eletti locali di altre forze politiche. Per acquisire in tempi brevi una testimonianza in ogni consiglio per una più efficace divulgazione del progetto indipendenza Due Sicilie; - Proporre singolarmente ai presidenti di Regione e consigli regionali delle Due Sicilie la creazione di un mercato comune economico e finanziario mutualistico tra le regioni delle Due Sicilie attraverso una rete digitale imprenditoriale per gli interscambi. Fruendo di un meccanismo di compensazione contabile tra le partite di attività e passività delle aziende, che renderebbe la necessità di liquidità al minimo, pari al saldo compensativo commerciale tra le aziende interessate; - Dopo il mercato comune delle Due Sicilie passare alla creazione della federazione delle Regioni delle Due Sicilie finalizzata all’ottimizzare le risorse per uno sviluppo sinergico infrastrutturale e commerciale comune; - Costituzione del Consiglio di Stato delle Due Sicilie composto dai sette presidenti delle Regioni federate; - Elezione del Presidente del Consiglio di Stato da individuare tra i sette presidenti delle regioni federate con incarico annuale a rotazione, come previsto per la Presidenza del Consiglio dell'Unione europea che invece ruota ogni sei mesi; - Dopo il consolidamento della struttura organizzativa descritta si nominerà il presidente della federazione con il compito di rappresentare la federazione nel simposio internazionale. Tale figura per dare continuità alla Storia dei popoli del Sud, interrotta il 13 febbraio 1861, è individuata tra i discendenti di Casa Reale di Borbone Due Sicilie, in caso di loro rinuncia tra i membri di Casa Reale di Spagna e nel caso tra quelli di Casa Reale dei Principi di Baviera Wittelsbach a cui apparteneva Maria Sofia, ultima regina delle Due Sicilie. Al termine di tale percorso si provvederà al progressivo dirottamento dei flussi di imposizione fiscale dalle casse dello stato italiano a quelle delle singole regioni federate, attuando di fatto una totale autonomia fiscale differenziata, da tempo richiesta dalle regioni padane. A ciò seguirà la proclamazione unilaterale d’indipendenza dello Stato delle Due Sicilie, tuttora esistente nelle sue legittime Istituzioni, con notifica alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ed a quella delle Nazioni Unite di New York e presso tutte le Cancellerie e segreterie di Stato delle Nazioni presenti all’ONU. Sarà realizzato un fondo sovrano federale che accoglierà tutte le entrate fiscali, i depositi a risparmio, eventualmente legati al sistema previdenziale collettivo, di quanti volessero investire nell’economia del nascente stato privo di debito pubblico e che sarà a garanzia di una moneta parallela all’euro, utilizzata inizialmente e prevalentemente nelle transazione economico fiscale con lo stato delle Due Sicilie. L’indipendenza per le Due Sicilie realizza uno scenario geopolitico inimmaginabile. Sarebbe uno Stato privo di debito pubblico, come fino al 1861, l’attuale debito pubblico italiano di oltre 2.500 miliardi di euro è sottoscritto dai Governi italiani e non può essere attribuito a godimento anche dal Meridione, così fece il Piemonte nel 1861 che scaricò l’immenso suo debito pubblico sulle Due Sicilie invase ed occupate. Basti considerare che nel 1856 all’expo di Parigi le Due Sicilie furono premiate come la terza nazione al mondo per sviluppo economico industriale dopo Inghilterra e Francia. Oggi le stesse regioni sono la terza area più povera d’Europa. L’assenza di debito pubblico, esclusivo dello stato italiano, è il risarcimento dovuto alle Due Sicilie per aver subìto una guerra a tradimento d’aggressione e saccheggio mai dichiarata, vinta grazie ad un migliaio di delinquenti garibaldini, definiti tali dallo stesso Giuseppe Garibaldi e dall’apporto determinante di organizzazioni malavitose locali siciliane, napoletane e calabresi ideate, organizzate, armate ed istituzionalizzate dai Savoia, Cavour, Garibaldi e Liborio Romano chiamate poi mafia, camorra e ‘ndrangheta. Altro incommensurabile beneficio dell’Indipendenza delle Due Sicilie è l’essere svincolata da ogni trattato o norme internazionali, mai sottoscritti dalle Due Sicilie, come quelli sottoscritti dall’Italia (Unita) come Schengen, Maastricht, Lisbona, Dublino e Nato".

D. Da chi è sostenuto? Imprenditori, banche, fondazioni, intellettuali, comunicatori, poteri forti? 
R. "Il Movimento, ripeto, fu fondato il 12 ottobre 2009 da napoletani dalla incorruttibile fede per ciò che rappresenta la Bandiera delle Due Sicilie. Tale fede è il principale motore più potente che si dispone, che mai tradirà. Poniamo alla base di ogni strategia di propaganda politica il concetto di non sentirci candidati di un movimento politico, ma “apostoli” della Verità Storica per la salvezza del Meridione d’Italia, perseguendo l’indipendenza delle Due Sicilie. Con tale spirito agiamo e progettiamo il futuro con il sostegno delle risorse di ogni singolo “apostolo”, di spontanei donatori e dei primi imprenditori locali che già promettono il sostegno all’impresa. L’abilità di “arrangiarsi” dei napoletani e dei meridionali in genere ci consente di continuare con una navigazione “a vista”, che fino ad oggi risulta efficace e poco dispendiosa, tanto da programmare ad oggi l’avventura alle prossime elezioni politiche ed europee. I prossimi immediati impegni sono le elezioni comunali a Napoli, Caserta, Salerno e Bari. Stiamo lanciando palle di neve per creare una valanga, che dalla sconfitta dei nostri ultimi eroi guerriglieri borbonici (briganti) nel 1880 nessuno ha mai potuto o voluto intraprendere, per questo la nostra impresa è storica".

D. Il Principe Carlo di Borbone ha un ruolo in questo progetto? 
R. "Da subito, dal 2007, quando ho avuto consapevolezza della Verità Storica negata della ferrea censura italiana, mi sono attivato per il desiderio di indipendenza rivolgendo ogni aspettativa e sostegno ai legittimi “padri” della nostra Patria perduta, i Reali di Borbone delle Due Sicilie. Dalle AA.RR. contattate più volte di persona ho raccolto un sostegno morale. Rimaniamo fiduciosi, poiché le Istituzioni del Regno ancor’oggi sono legittime e rappresentano il simbolo vivente della nostra storia di Nazione sovrana. I Savoia non hanno cancellato la Nazione Due Sicilie, poiché non hanno realizzato la debellatio e mai Francesco II firmò la resa o rinuncia al trono, come anche i suoi discendenti. L’ordinamento internazionale ed i trattati firmati tra stati del 1860 ed il diritto internazionale di oggi ci confortano sulla illegittimità dello stato italiano e sulle rivendicazioni indipendentiste delle Due Sicilie e quelle eventuali di Casa Reale Borbone Due Sicilie. Una loro auspicabile azione in tal senso consentirebbe il rapido riconoscimento dell’indipendenza delle Due Sicilie nelle sedi internazionali. Noi confidiamo in una profezia che Massimo D’Azeglio, deputato del Regno d’Italia, proferì nel 1862 nel regio parlamento italiano: “Il Governo deve dirci la verità, non è pensabile che 8.000 briganti guidati da tre sbandati dell’esercito borbonico tengano testa ad un esercito (italiano) di 120.000 soldati. Se i Napoletani non ci vogliono lasciamo il Meridione. Ricordate che questi combattono sotto una bandiera ed è un popolo che per già due volte ha rimesso i Borbone sul trono” e noi di Sud Indipendente auspichiamo e lottiamo che vi sia una terza volta".

D. E' vero che tale progetto è stato copiato da Toti e Salvini, i quali anche loro avrebbero in animo un governo-ombra per le 15 regioni governate dal centrodestra? 
R. Il nostro programma politico per l’indipendenza delle Due Sicilie segue una navigazione a vista, priva di scossoni, traumi e terremoti economico finanziari ed è stato largamente diffuso durante le elezioni regionali del 20 e 21 settembre 2020 tramite il nostro sito web a tutta la stampa, media ed all’intero Parlamento italiano e gruppi politici. Il nostro programma, descritto alla terza domanda, lascia intendere che la federazione delle regioni delle Due Sicilie rappresenti una forma di autogoverno ombra del solo territorio geograficamente omogeneo delle Due Sicilie, che poi possa rapidamente autoproclamare l’indipendenza, come dato di fatto. Mentre Toti invita Salvini, in un’intervista televisiva dopo 24 ore dai deludenti risultati elettorali per il centrodestra, a costituire un governo ombra a quello nazionale con i governatori delle 15 regioni a guida centrodestra, che rappresenta una risposta al nostro progetto “sudista” con l’intento di sottrarre le regioni meridionali a guida centrodestra dall’aderire al “progetto indipendentista”.