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Gli insediamenti francescani a Bari


VITTORIO POLITO – Il francescanesimo è il movimento iniziato da san Francesco d’Assisi, ispirato alla purezza evangelica, alla povertà e all’amore verso tutte le creature.

Il gruppo, costituitosi intorno a San Francesco a partire dagli anni 1208-1209, è segnalato nelle fonti quando ormai, ottenuta l’approvazione pontificia (1210), si era irrobustito numericamente, si era diffuso nelle varie regioni d’Italia, aveva organizzato una prima normativa e si era dato una denominazione definitiva e una struttura attraverso le riunioni capitolari annuali.

Dell’esperienza francescana in Puglia se ne discusse in un Convegno organizzato dalle Università di Bari e Lecce e dal Movimento francescano di Puglia, che si tenne a Bari-Foggia-Lecce dall’11 al 15 ottobre 1982 con il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali e Ambien­tali e della Regione Puglia, nel quale tennero importanti relazioni i proff. C.D. Fonseca, rettore dell’Università della Basilicata, L. Pellegrini dell’Università di Chieti e Padre. Mariano da Alatri, presidente dell’Istituto Storico dei Cappuccini in Puglia e molti altri studiosi del fenomeno.


Di interesse letterario e storico-artistico le relazioni svolte dai proff. F. Tateo e G. B. Bronzini dell’Università di Bari e da P. Belli D’Elia, direttrice della Pinacoteca provinciale di Bari.

Ma quali furono gli insediamenti francescani in Bari? Damiana Iannone, li illustra in un “Quaderno Monografico del Comune di Bari “, (il n. 7, Mario Adda Editore), nel quale parla di chiese e case religiose dentro e fuori le mura.

I primi francescani che si insediarono a Bari furono i “conventuali” nell’anno 1300. Nella seconda metà del XIII secolo, grazie a elargizioni di sovrani angioini, si iniziò la costruzione, accanto al convento, della chiesa consacrata poi a San Francesco in cui venne incorporata la cappella di Santa Caterina, donata in precedenza dalla nobile famiglia barese dei Dottula. Al complesso fu dato il nome di “San Francesco della Scarpa”, per il fatto che i frati ospitati abbandonarono l’uso dei sandali a favore delle scarpe, ma secondo altri fu denominato “della scarpa” per distinguerlo dalla comunità dei conventuali da quella degli osservanti, insediatisi a Bari nel 1436 nel convento di San Pietro nei pressi dell’attuale porto. Questi ultimi portavano gli zoccoli ed erano detti “zoccolanti”.


Nei primi decenni del XV secolo un gentiluomo di Pisa, o secondo altri di Pesaro, tale Baldovino Carrettone, “per mostrarsi grato al Signore per le terrene comodità concessegli e per far cosa grata ai Baresi”, fondò sul mare “un bel convento di Frati dell’osservanza di San Francesco”, nei pressi della chiesa di San Pietro Maggiore, che secondo una remota tradizione, era stata eretta accanto allo “speco”, ove l’apostolo Pietro aveva celebrato la prima volta il santo sacrificio. La chiesa nonostante fosse stata ceduta ai francescani, continuò ad essere sotto la protezione della famiglia de’ Casamassimi. I frati dell’osservanza a causa della vetustà e della rovina della chiesa, grazie ai sussidi dell’università (l’amministrazione civica), ne fecero costruire un’altra “assai bella e capace”, successivamente denominata, insieme al convento, “S. Pietro delle Fosse”, per la presenza nelle vicinanze di fosse poi convertite in cisterne.

Successivamente seguirono la chiesa di Santa Chiara e quella di Santa Croce (fuori le mura)
All’inizio del XVII secolo i frati minori riformati iniziarono la costruzione del convento e della chiesa, fuori le mura della città, verso la porta di mezzogiorno. Iniziata la costruzione nel 1617, il complesso fu terminato nel 1627, grazie all’università ed all’obolo dei cittadini, la chiesa fu dedicata a San Bernardino e successivamente a Sant’Antonio di Padova.

La posizione del Convento fu risparmiata dalla soppressione murattiana, molto frequentata dalla popolazione abitante nelle vicine campagne. La popolazione barese, particolarmente attaccata a quei frati, con una supplica sottoscritta da 141 ‘zelanti’, implorò al duca di Canzano, la grazia di non essere privati della chiesa e il ministro della Giustizia e del Culto dispose la conservazione del convento dei riformati, in luogo di quello degli osservanti che fu soppresso.


La chiesa, composta 7 altari, dispone tra le statue, di una grande e “buona” in cartapesta della Madonna dell’Assunta e una lignea “bona e moderna” della Madonna Addolorata, oltre al grande Crocifisso, molto venerato.

Dopo il crollo della chiesa seicentesca, la nuova chiesa dedicata a Sant’Antonio, venne benedetta il 18 maggio 1839 da p. Giuseppe Maria Giove, vescovo di Gallipoli e già ministro dell’Ordine della provincia di San Nicolò.

Nel 1925 venne fondata la Pia Associazione di S. Antonio, dichiarata poi Confraternita da papa Giovanni XXIII.

Nel 1936, in seguito al progetto della costruzione di un collegio missionario, fu necessario erigere una nuova facciata della chiesa con il relativo ampliamento dell’area interna della chiesa ed una sistemazione del sagrato.

Per i 50 anni della Parrocchia di Sant’Antonio di Padova, oggi Santuario, Paolo Malagrinò e Anna Maria Tripputi, pubblicarono nel 2006 il volumetto “Sant’Antonio mio benigno…”, nel quale si fa la storia della presenza francescana in Puglia, dei conventi e delle devozioni nella chiesa di Sant’Antonio. Il testo nell’appendice documentaria descrive anche l’Archivio e la biblioteca di San Bernardino e il patrimonio artistico del Convento.

Recentemente (8 dicembre 2015) la Chiesa di Sant’Antonio da Padova di Bari è stata elevata, dall’Arcivescovo di Bari-Bitonto, Monsignor Francesco Cacucci, alla funzione di Santuario. Oggi il Santuario è retto da padre Vito Dipinto.