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Intervista al direttore Ferri


BENNY MANOCCHIA
– Nel 1935 Mussolini, nel corso di un discorso, affermo’: “Gli italiani sono santi, poeti, navigatori” e tanto altro ancora. Ci aveva azzeccato. Siamo tutto questo, a invidia e gelosia di molti popoli, soprattutto tedeschi e americani. Tuttavia il Duce aveva dimenticato di menzionare un’altra prerogativa italiana: siamo romantici. Il romanticismo non resto’ solo un fatto letterario e filosofico, ma ebbe una grande influenzasu tutti i piani del comportamento umano.

Ebbene Cristian Vito Ferri, direttore del nostro giornale, e’ un romantico. Lo abbiamo pensato da tempo e oggi cercheremo di metterlo… allo scoperto. Una sorta di “Il re e’ nudo”, di Andersen?

“E’ un’abitudine degli italiani mettersi a nudo, specie se non hanno molto da dire… io qualcosina da dire ce l’avrei…”.

Direttore, ammetti di essere romantico?

“In effetti, me ne vergogno un pò… ma si può (ride)?”.

Pensi di esserlo stato da sempre?

“Si, sin da piccolo… si nasce romantici”.

Chi e’ un romantico?

“E’ qualcuno che non vede il valore del dio denaro in ogni cosa… non sono il tipo che si presenta da una donna con un mazzolino di violette. Ma mi piacerebbe che si tornasse un pò al passato!”.

Che cos’e’ il romanticismo?

“E’ una specie di ‘malattia’, specialmente oggi, davvero rara. Lo definirei un valore in più che scuote l’uomo e lo fa riflettere sino a mettersi costantemente in discussione, dinanzi a qualsiasi cosa, non soltanto dinanzi al gentil sesso, ma anche all’arte, alla vita stessa. Ai nostri politici ne servirebbe un pò. Ma temo che l’unico romanticismo che possano concepire è quello verso le poltrone. Le loro ovviamente”.