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Di Gregorio (Pd): “Su ex Ilva basta incertezze, ambiguità’ e tentennamenti”

BARI - “Quanto dichiarato dal ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, a proposito dell’ex Ilva di Taranto ci stupisce e, purtroppo, non in positivo. Da oltre mezzo secolo Taranto sopporta il pesantissimo carico sanitario e ambientale della produzione di acciaio. Un prezzo salatissimo in termini di malattie e devastazione del territorio che la comunità tarantina, insieme ai suoi amministratori locali e regionali, non è più disposto a pagare". Così in una nota il consigliere regionale Vincenzo Di Gregorio (Pd).

"Un prezzo salatissimo in termini di addetti in cassa integrazione - prosegue Di Gregorio - , di sicurezza degli impianti, di riduzione dell’indotto. Un indotto che lamenta il mancato pagamento di lavori già effettuati e che soffre una gravissima crisi di liquidità che mette in pericolo la tenuta di migliaia di posti di lavoro. Su questo tema le imprese ioniche hanno incontrato il ministro allo sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Ma è paradossale, anzi profondamente ingiusto, che si debba scomodare il Governo per chiedere non un intervento aggiuntivo, non nuove risorse, ma semplicemente che le imprese e i lavoratori di Taranto vengano pagati per attività svolte nei mesi e negli anni scorsi. Questa è oggi la realtà nel rapporto tra acciaieria e Taranto. E per questo ci preoccupano le parole del ministro della Transizione Ecologica. In questi anni troppe incertezze, troppi tentennamenti, troppe ambiguità. Non è più tempo di compromessi, soprattutto al ribasso. Chiediamo, invece, un approccio diverso, un sostanziale cambio di passo. Taranto, oggi ha una nuova visione, ha un nuovo orizzonte da traguardare nel quale non c’è spazio per un modello industriale obsoleto, inquinante, ad elevato impatto ambientale. Lo tenga presente il ministro Cingolani. Non gli chiediamo di svegliarsi la mattina e risolvere un problema che viene da molto lontano, ma sappia che sono decenni che Taranto scende a compromessi e il saldo è negativo per la città. Taranto ha un enorme credito con il Paese, non viceversa”, conclude Di Gregorio.