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I Bello in Sardegna dove affondò la nave del fratello di don Tonino


FRANCESCO GRECO -
“Siamo dovuti venire qui in Sardegna perché zio Tonino avesse gli onori che la sua terra natia gli ha negato…”. Nessun intento polemico, ma i Bello, persone sincere e coraggiose, dopo un anno e mezzo si levano un sassolino dalle scarpe.

L’allusione è a quanto accadde ad Alessano (Lecce) terra che diede i natali al “servo di Dio” e vescovo di Molfetta, Ruvo di Puglia, Terlizzi, Giovinazzo Tonino Bello, quando nell’inverno (era gennaio) del 2020 giunsero le spoglie mortali di Giacinto Carmine Antonio Bello, il fratello del vescovo morto di infarto a Milano il 3 ottobre del 1944 con addosso la divisa della Repubblica di Salò.

Necessario il background: le autorità militari, civili e religiose del territorio avevano dato l’assenso per una cerimonia pubblica per l’inumazione al cimitero dove è sepolto don Tonino ma, dal sindaco al vescovo di Ugento, l’Ammiragliato di Taranto, la Prefettura di Lecce, marcarono visita.

Solitaria, la rustica bara sostò nella chiesa del SS. Salvatore vegliata da due marinai in congedo della locale ANMI (che proprio oggi compie 54 anni) intitolata ai fratelli Carmine e Vittorio Bello .

La domanda nasce spontanea: quando avevano dato l’adesione, le autorità erano all’oscuro dei retroscena? Evidentemente i quasi 80 anni trascorsi non cancellano la memoria, nel paese dove è usata e acconciata strumentalmente sul piano ideologico per la battaglia politica quotidiana.


E infatti, tanto bastò perché fosse inumato in silenzio, in una cappella privata, mentre il cimitero ha un’ala dedicata ai caduti delle guerre (evidentemente politically correct), come se quel giovane nato nel 1919, morto a soli 25 anni, radiotelegrafista della X Mas, fosse stato un untore, qualcosa di scottante.

In Sardegna, invece (Stintino, Golfo dell’Asinara), le cose sono andate in modo diverso. Si sapeva da sempre del desiderio di don Tonino di visitare i luoghi dove le onde del mare spensero per sempre la giovane vita dell’altro fratello, Vittorio, perito nell’affondamento della corazzata “Roma”, fiore all’occhiello della regia Marina italiana. Solo che non ci riuscì.

I Bello hanno così realizzato quel sogno e nell’isola sono stati accolti con tutti gli onori da associazioni, Capitaneria di Porto, giornalisti, tutti felicissimi di onorare il grande personaggio della Chiesa Universale e i due fratelli Carmine e Vittorio. C’è stata grande visibilità mediatica.

Un evento che ha commosso Stefano Bello, il nipote figlio di Marcello Bello, fratello di don Tonino mancato nel 2019, in Sardegna con la moglie Luana e Tonino jr., l’altro fratello Trifone con la moglie Velia, la figlia Francesca col marito Filippo e Gaia, la bambina di Federica Bello, l’altra figlia di Marcello. Oggi stanno rientrando a casa.

Pochi sanno, infine, che a Roma don Tonino ha dedicata una via, che è anche capolinea della linea di autobus 075 che va dal centro commerciale di Roma Est alla metro di Ponte Mammolo. “E’ vero – conferma Stefano – è stata un’emozione prendere l’autobus che porta il nome dello zio e girare tutta la città”. Ma forse i Romani ignoravano il fratello repubblichino di don Tonino, magari mandiamo una mail?