Header Ads

Le donne di Dante, a Maglie c’è un premio

 

FRANCESCO GRECO - Donne del mito (da Semiramide a Didone) e della Bibbia: angeli e demoni, reali o frutto di fantasia, aristocratiche devote, cortigiane maliose, streghe e seduttrici. 

I canti della Divina Commedia pullulano della presenza dell’eterno femminino. Del politically correct a Dante Alighieri non gliene importava nulla: le leggeva col massimo del realismo: da Francesca da Rimini a Piccarda Donati, Pia de’ Tolomei e le altre. 

A 700 anni dalla dipartita, le donne di Dante sono il tema originale di un premio letterario, che al sommo poeta vuole essere un omaggio. 

Lo ha ideato la poetessa e scrittrice Rossella Pulimeno, in veste di editore con le sue “Edizioni libere” con cui inaugura una collana di saggistica che si annuncia ricca di input e ospiterà saggi di filosofia, musica, diritto, storia, linguistica, filologia, spettacolo, critica letteraria e d’arte e quant’altro.

Due le sezioni per proporre brevi saggi: “Le donne nella Divina Commedia” e “La violenza di genere nella Commedia”. Scadenza: 31 luglio. News scrivendo a: info@edizionilibere.com.

Dante e la donna: che rapporto fu?

"Le donne sono al centro della vita e della sua opera. Le donne di famiglia, le muse, i miti della storia e della letteratura, la Vergine Maria.

Nella società medievale, le donne erano relegate ai ruoli di figlie, mogli e madri, prive di diritti civili e autonomia, totalmente assoggettate al forte dominio maschile. Ai margini, prostitute, streghe, peccatrici. Dante, in un certo senso, attraverso i suoi scritti, manifesta una visione della donna più aperta, insolita, moderna, per l’epoca. 

La donna è un angelo, un capolavoro divino, la più bella delle meraviglie, un miracolo. Ha un effetto salvifico, in cielo e in terra. 

Certamente il nostro padre della lingua, non pensava in termini di emancipazione, ma esprimeva delle idee e dei concetti diversi da quelli della tradizione. 

Il rapporto con le donne è ribaltato. Non più possesso, controllo, abuso, ma rispetto, considerazione, comprensione, amore spirituale e premura". 

Quante ne compaiono nella Commedia? 

"Le figure femminili presenti nella tre cantiche della Divina Commedia rappresentano una schiera piuttosto folta e variegata, anche se di numero inferiore rispetto ai personaggi maschili. Un universo multiforme che Dante rende unico, descrivendolo attraverso quella grande varietà di stili, toni, registri linguistici, che caratterizza il poema. 

Sono donne riprese dalla mitologia classica, donne storiche, donne bibliche, donne realmente esistenti, donne inventate, che appartengono all’immaginario individuale e collettivo.

Peccatrici o virtuose, dannate e beate. Alcune solamente nominate, altre tratteggiate con cura e dovizia di particolari. 

Vittime di sopraffazioni, ingiustizie, violenze per mano di uomini crudeli oppure esse stesse carnefici e assassine ai danni del sesso forte. 

Un caleidoscopio di emozioni contrastanti ben rappresentato da lussuriose, maghe, indovine, prostitute, guerriere, eroine, regine, gentildonne miti, devote e discrete. 

Donne ben collocate nei tre regni del suo viaggio ultraterreno, ognuna con caratteristiche, funzioni, storie e comportamenti memorabili, nel bene e nel male".

Se lo spirito guida fosse stato una donna invece di un uomo, Virgilio, chi sarebbe potuta essere?

"Francesca da Rimini, simbolo di libertà, di coraggio, di emancipazione. Vittima di un inganno nuziale, di intrighi di potere e infine di un atroce femminicidio. Eroina antica, ma incredibilmente moderna, dalla bellezza leggiadra e dall’animo gentile, simbolo della passione irrefrenabile e dell’amore eterno, una figura talmente carismatica ancora oggi in grado di affermare alcuni di quei valori positivi e irrinunciabili dell’essere umano: passione, fedeltà, diritto di scegliere senza costrizioni il compagno o la compagna della propria vita, diritto a vivere i sentimenti amorosi nel modo più sano e consapevole possibile".

Fu davvero così platonico e ideale il suo rapporto con la donna come siamo abituati a credere?

"Naturalmente, Dante, nel corso della sua esistenza, non si limitò a cantare gioie e tormenti dell’amor cortese e i dettami del Dolce Stil Novo, ma ebbe modo di  vivere concretamente il rapporto amoroso. 

Si sposò con la nobildonna fiorentina Gemma Donati, dalla quale ebbe ben quattro figli. Non le dedicò neanche un verso della sua fervida attività poetica. 

Siamo ancora legati alla visione di un poeta rigido e bigotto, ma in realtà fu un uomo appassionato in poesia, in politica e nelle relazioni umane.

Nella Divina Commedia, i peccati carnali sono ritenuti meno gravi degli altri. Troviamo personaggi lussuriosi, non solo nel secondo girone infernale, ma anche nella settima cornice del Purgatorio e addirittura in Paradiso, nel Cielo di Venere, tra gli spiriti amanti!

Le Rime petrose, dedicate a Madonna Petra, donna dura, insensibile e refrattaria all’amore del poeta, sono intrise di sensualità e allusioni sessuali.

Giovanni Boccaccio, nel suo Trattatello in laude di Dante, che costituisce la prima biografia dedicata al “Sommo Poeta”, lo descrive come incline alla lussuria sia da giovane che negli anni maturi.

Marcantonio Nicoletti, biografo cinquecentesco, riferisce di un’avventura amorosa dell’Alighieri con una “donna di mercato” (una cortigiana), episodio accaduto al poeta quand’era ospite di Guido Novello da Polenta, signore di Ravenna. 

Si tratta di aneddoti, curiosità che ci consegnano un Dante meno arcigno e moralista, quindi decisamente più umano".

Beatrice incarnava il suo ideale di donna?

"Beatrice è la donna ideale che Dante amerà per tutta la vita, realmente esistita. Si tratta di Bice Portinari, figlia del ricco banchiere Folco Portinari, che il poeta vide per la prima volta all’età di 9 anni, per poi rivederla a 18. 

Sposa di Simone de’ Bardi, morirà giovanissima, causando in Dante una crisi profonda. È la donna sognata, amata, idealizzata, musa ispiratrice della Vita Nova.“Tanto gentile e onesta pare”, una “cosa venuta/di cielo in terra a miracol mostrare”. 

Da donna terrena virtuosa a angelo stilnovista che nobilita chi l’ammira e addolcisce gli animi fino a divenire in seguito rivelazione incarnata e simbolo di Cristo per l’intera umanità nella Divina Commedia. 

Guida e maestra severa nel Paradiso, assurge a simbolo della grazia divina e della teologia rivelata che sola può condurre l’uomo alla salvezza eterna e al possesso delle tre virtù teologiche (fede, speranza, carità).

Beatrice è il fulcro e il pilastro dell’intera esperienza poetica ed esistenziale di Dante. Il cuore del suo viaggio dagli inferi al cielo. La possibilità di scoprire la bellezza e la luce dell’amore assoluto".

Esistesse oggi, tra i contemporanei, il poeta cosa direbbe dei femminicidi, il decreto-Zan e il #metoo?

"Se Dante vivesse nella società italiana contemporanea, mi piacerebbe immaginarlo come un intellettuale impegnato civilmente e politicamente, esattamente come lo fu nella sua epoca. 

Attraverso le sue opere letterarie e azioni concrete, continuerebbe a promuovere dei messaggi universali di onestà, giustizia, solidarietà e si attiverebbe per coltivare il rispetto per l’altro in ogni sua forma, per favorire la parità di genere in tutti i contesti, al fine di arginare la piaga dei femminicidi e della violenza di genere. 

Si terrebbe ben lontano dal politicamente corretto, dal pensiero unico, dagli eccessi e dal pericolo di derive liberticide, che non giovano di certo alle istanze e alle rivendicazioni dei movimenti neo-femministi, alle cause Lgbt e ai decreti di legge per tutelare le minoranze dalle discriminazioni.

Un Alighieri contemporaneo, che come antidoto alla superficialità, al consumismo, all’opportunismo, all’ignoranza, alle ingiustizie sociali, agli atti brutali contro il prossimo, ancora una volta ci esorterebbe a “seguir virtute e canoscenza”, perché non siamo venuti al mondo per “viver come bruti”".