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Libri: L'arte della pazienza, come essere perseverante in un mondo frenetico



FRANCESCO GRECO - “Per aspera ad astra!” ammonivano sul Palatino ai tempi dell’impero urbi et orbi e nella suburra i vecchi saggi facevano eco: “Natura non fecit saltus!”.

Peccato che nella nostra epoca di devoti al multitasking, iperconnessa e virale, sotto la brutale tirannia dei social, i followers e i like, non ne temiamo conto nonostante gli studiosi ci ammoniscano che ciò comporta alcune sempre più diffuse patologie: solitudini, depressioni, istinti suicidi, ecc. 

La saggia tartaruga beffò il prode Achille, Gandhi affermò che “perdere la pazienza significa perdere la battaglia”, ma a noi non interessa: il nostro mainstream è “tutto e subito” (Luca Mazzucchelli in prefazione): la dopamina è la droga naturale che cerchiamo ansiosamente (e sarebbe curioso stabilire eventuali correlazioni con le malattie cardiovascolari, vere killer del XXI secolo). 

A ricordarci che più che sui 100 sarebbe meglio allenarsi sulla “lunga maratona” (Mazzucchelli), l’esperto di sperimentazione e innovazione Raffaele Gaito nel bel saggio “L’arte della pazienza” (Come essere perseverante in un mondo frenetico), FrancoAngeli editore, Milano 2021, pp. 182, € 21,00, collana “Trend”, bellissima cover di Enrica Mannari, grafici di Marco Autori.

Già il sommo Leopardi aveva intuito che la gioia è nell’attesa, perché la festa recherà noia. Se Marco Aurelio attese ben 23 anni prima di diventare imperatore, imparando da Antonino Pio (suo padre adottivo) che Adriano (136 d. C.) aveva designato quale successore e il nonno di Gaito, in Cilento, metteva a dimora gli ulivi spiegando al nipote che fruttificano dopo molti anni e finanche la millennial di Miami Lisetta Calveiro ricalibra le sue ambizioni di una vita da star, è segno che ha ragione Tolstoj: “I più forti tra tutti i guerrieri sono tempo e pazienza”.   

Un saggio da tenere sul comodino, colmo di intuizioni (“pazienza non significa immobilità”, “pazienti per il domani e impazienti per l’oggi”, ancora Mazzucchelli) e illuminazioni, distillati di filosofia applicata alla quotidianità, utili a chi vuol continuare a inseguire i propri sogni con un minimo di pragmatismo, magari ricalibrandoli di continuo su sé stessi, la propria autostima e il contesto in cui si vive.  

Ma anche altri parametri che Gaito tocca con il suo stile divulgativo affinato nelle conferenze che tiene da anni e in cui ceo e responsabili delle risorse umane gli chiedono di spiegare cos’è la pazienza (dal latino “pati”, soffrire, tollerare) e che possiamo trasfigurare nel lievito per il pane e il caglio nel latte per il formaggio.