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L’Abate Elia nella storia della Basilica di San Nicola

(Ciborio e mausoleo dell'Abate Elia)

VITTORIO POLITO - La storia di Bari ha visto protagoniste molte persone e, tra queste, l’Abate Elia, primo Rettore della Basilica di San Nicola, colui che prese in consegna i resti del nostro protettore quando, i tre capitani, in assenza delle autorità, non sapevano a chi consegnare le preziose reliquie. Fu lui a mettere d’accordo l’Arcivescovo Ursone e il popolo che la pensavano diversamente sulla destinazione delle spoglie di San Nicola, custodirle in Cattedrale o in una nuova chiesa? Entrambi i contendenti furono d’accordo per la costruzione della Basilica sulle strutture del vecchio palazzo del governatore greco (il ‘catepano’). Fu sempre lui a tenere unita una città vivacissima, ma rissosa, tanto che un’assemblea cittadina nel 1095 decise che gli avrebbe obbedito in tutto senza discutere.

Nel 1071, Leucio, abate del monastero di San Benedetto, con l’assenso dei monaci, lo elesse suo successore. Il 9 maggio 1087 Alberto, Giannoccaro e Summissimo (i tre capitani della spedizione del 1087), gli consegnarono le reliquie di S. Nicola, affidandogli anche la costruzione della Basilica. Alla morte di Ursone (14 febbraio 1089) fu eletto all’unanimità arcivescovo di Bari. Il 30 settembre accoglieva a Bari il papa Urbano II e il giorno dopo ebbe luogo la reposizione delle ossa di S. Nicola sotto l’altare della cripta. Il due ottobre successivo fu consacrato arcivescovo. Sul finire del 1090 presenziava al rinvenimento del corpo di S. Sabino di Canosa sotto l’altare della Cattedrale di Bari. Nel 1098, in occasione del Concilio di Bari, fece scolpire la bellissima cattedra che porta appunto il suo nome. E, mentre realizzava tutto ciò, continuavano alacremente i lavori di costruzione e realizzazioni spirituali e temporali, il 23 maggio del 1105 chiudeva gli occhi nel Signore. Fu sepolto sul pianerottolo della scalinata destra, subito prima di entrare in cripta. L’architettura della Basilica risente molto dell’influenza araba, soprattutto nella lavorazione di capitelli, finestre e rosoni.

Prima di entrare in cripta, qualche volta sarebbe opportuno fermarsi un po’ e ringraziare l’Abate Elia, le cui gesta, come ricorda padre Gerardo Cioffari O.P., storico della Basilica nicolaiana, vengono decantate nell’epigrafe:

Molto onore del mondo giace qui sepolto in pace.
I re sono stati privati d’un padre, le leggi d’un giudice.
Il tuo diadema o Bari, non è più.
Sappi che sei stata potente quando viveva il presule Elia.
In questo bel sepolcro è chiuso quell’inclito padre,

che ti ha ben governata e portata in alto.
E stato un buon protettore verso tutti,
verso gli illustri e gli umili, i vicini e i lontani.
Uguale a Salomone nella capacità di edificare,
simile ad Elia nel modo pio e santo di vivere.
Costruì questo tempio, che risplendette di luce e di oro.
Qui si addormentò, mentre lo spirito saliva fra le stelle.

 



I lavori per la costruzione della Basilica di San Nicola, voluta dall’Abate Elia per venerare le reliquie del Santo, giunte a Bari il 7 maggio 1087, iniziarono lo stesso anno e due anni dopo, nel 1089, era già pronta la cripta che fu consacrata da Papa Urbano II. In quell’occasione il Papa, oltre a deporre le reliquie di San Nicola sotto l’altare maggiore, consacrò Arcivescovo di Bari l’Abate benedettino Elia. La scelta del luogo per la costruzione cadde nell’area della Corte del Catapano, residenza dei governatori bizantini, segno del passaggio al periodo dei Normanni molto sensibili nell’incentivare la costruzione di chiese che cancellassero i riti d’Oriente. I lavori di costruzione furono seguiti dall’Abate Elia e dal suo successore l’Abate Eustazio. L’abate Elia è sepolto nella stessa basilica dove riposano anche alcuni marinai, autori della traslazione.

L’importanza storica della città di Bari e della Basilica di San Nicola ebbe riscontro nazionale, al punto che anche Dante (1265-1321), ricorda nella sua “Commedia” l’Italia Meridionale, Bari, l’opera e i miracoli di San Nicola:

“E quel corno d’Ausonia, che s’imborga

di Bari, di Gaeta e di Catona

da dove Tronto e Verde in mare sgorga”.

(Paradiso VIII, 61-63).

 

Non a caso Dante, evocherà l’opera e i miracoli di San Nicola (in questo caso si riferiva alle tre fanciulle salvate dalla prostituzione):

“Esso parlava ancor della larghezza

che fece Niccolao alle pulcelle,

per condurre ad onor lor giovinezza”.

(Purgatorio XX, 31-33)


(cattedra episcopale dell'Abate)