L’hybris per sortire dal Covid-19


FRANCESCO GRECO“Ai nostri angeli andati/ via senza una carezza…”.

Ma la tragedia della pandemia in cui siamo immersi (varianti, green-pass e terze dosi incluse), ha davvero sconvolto e mutato i nostri orizzonti mentali, culturali, sociali, etici? E in che modo? Provvisorio o definitivo? E cosa ci aspetta adesso, nel breve e lungo termine? 

Ansiosi, vorremmo saperlo dai sopravvissuti dell’epidemia che colpì l’Atene di Pericle (egli stesso ne morì) e poi magari chiederlo a quelli che scamparono alla peste di Milano o che vissero il colera a Napoli e Bari nell’altro secolo e ne uscirono vivi. 

“A tutti i medici, infermieri e collaboratori sanitari…”.

Come tutto, è scuola di pensiero diffusa che anche l’arte ha rimodulato i suoi parametri espressivi causa virus, in questo tempo folle fra mascherine, virologi, lockdown, vaccini: ma questo c’era da aspettarselo, è sempre accaduto con ogni evento improvviso e radicale: è nell’ontologia intima del suo eterno esistere, della sua mission sottintesa, dal guano ocra delle mani nelle Grotte di Badisco alle veneri di Parabita dai grandi seni e i fianchi opulenti delle madri, fino alle provocazioni futuriste, incluse le installazioni (anche postume) di Christo e di Marina Abramovic.

Il primo lockdown (marzo 2020) fu uno choc terribile per l’uomo recluso, una primavera negata, una sensazione collettiva di straniamento e di claustrofobia: condizionati in tutto, appesi ai numeri che a pomeriggio inoltrato ci spalmavano addosso, una narrazione costruita fra show e terrore: contagiati, terapie intensive, tamponi, morti, in attesa del vaccino-Godot, giunto in diretta tv, il loro nome che metteva soggezione, le code agli hub, ecc.    

Ne uscimmo lesionati, lo sappiamo da noi, senza che ce lo dicano i terapeuti.

L’artista Luigi Sergi (natali mediterranei, Presicce, Lecce, vita, lavoro e studio a Novara, “Dentro l’arte”, un sito dove è bello curiosare, si fanno mille scoperte), ha storicizzato quel periodo (3 marzo-18 maggio 2020) con le prime pagine del quotidiano “La Stampa”, le sue opere e gli interventi di scrittori, intellettuali, artisti da tutta Italia che hanno provato a raccontarlo usano diverse password.

E’ la genesi estetica ed etica di “Tempo di Covid-19” (I raggi della speranza, “il leitmotiv da cui ogni opera trae ispirazione”)/ “Living Covid Time” (The Rays of Hope), pp. 128, s.i.p., Italgrafica, Novara 2021, tiratura limitata e firmata dall’artista: le copie saranno donate alle onlus “Per un sorriso in più” (Associazione Genitori Oncoematologia Pediatrica, di Lecce) e “Amahoro” (Associazione di Volontariato Internazionale), Ugento e Ruffano, nel Leccese. Le altre proposte sotto forma di donazione.

 Il volume, ricco di foto delle preziose opere di Sergi (1978-2018), a cominciare dalla cover, e tutte - inclusa “Fight” di Rocco Coronese - di una potenza dialettica che emoziona e stordisce, è bilingue: italiano-inglese. 

Con Sergi lo hanno curato Federica Mingozzi, Antonio Spanedda e Alessandro Saia, l’associazione culturale “DeArte”, con la direzione artistica e le traduzioni di Mattia Sergi (ingegnere che a Manchester si occupa di facciate complesse e ha scritto il delizioso saggio, “Oltre il muro”, su Amazon). 

Un volume ricco di contenuti sul tema centrale cui si accennava, con incursioni nel privato e riflessioni filosofiche nate nella quotidianità coatta, oltre che elegante nella veste grafica. 

Si apre con un’intervista della Mingozzi in cui Sergi (“Perché sono intrappolato qui?”) spiega l’idea e le connesse articolazioni filologiche e semantiche del libro. 

E poi propone il pensiero di 19 artisti, scrittori, intellettuali: 10 del Sud e 9 del Nord (Sergi ha insegnato in una scuola di Novara e 15 anni fa ha aperto una galleria, oggi rimasta sola, che svolge un ruolo propulsore dando voce ai fermenti artistici del territorio, di tutta Italia e anche dall’estero).

Sotto il distico “Esperienze e storie dei miei amici”, nella gallery troviamo: Rosanna Angotti (“Torno a  casa con un amaro nel cuore…”), Anna Colavita (“La mia esperienza letta con gli occhi del terapeuta”), Francesca Baraldo (“Sperimentare quotidianamente la paura di ammalarsi…”), Giancarlo Colella (“Per tutti è stata un’esperienza dolorosa…”), Gianni Dal Bello (“Poi a rompere il silenzio ci pensano due cani che stanno portando in giro i propri padroni…”), Davide De Pandis (“Spiazzati da questo assurdo nemico, dal nome tanto ridicolo…”), Gino L. Di Mitri (“…il paese, finora formicolante, sembra inghiottito da un silenzio apocalittico…”), don Dino Campiotti (“Davvero è un virus che colpisce non solo il corpo ma anche lo spirito…”), Francesco Greco (“Così ci siamo fermati a ripensare le nostre vite folli…”), Marco Iacomelli (“Dialogo in uno spazio senza tempo”), Ketty Magni (“Ci vorrebbero cascate d’acqua per spegnere il fuoco innescato dal virus…”), Federica Mingozzi (“Tutto si è fermato, cristallizzato in un istante di sospensione…”), Emiliana Mongiat (“In questo tempo sospeso, invece, è proseguito l’incontro con le parole…”), Antonia Occhilupo (“E’ difficile raccontare a un nipote che ancora è nel mondo dei sogni…”), Serena Palma (“persino i nonni sarebbero stati pronti a infrangere le regole...”), Stefano Pistochini (“In queste settimane abbiamo riscoperto il valore etico della socialità…”), Antonio Romano (“Tutta una farsa. Calcolato fin dall’origine. E’ un’influenza. Solo gli anziani…”), Carlo Stasi (“Uno dei maggiori motivi di rabbia era vedere l’incoscienza di alcuni politici…”), Mons. Beniamino Nuzzo (“La fragilità e la precarietà della condizione umana… L’urgenza di cambiare per rinascere…”). 

Appunto, stop and go, ancora storditi, nonostante tutto, stiamo provando a rinascere come uomini e come civiltà. Non sarà facile, ci vorrà l’hybris…

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