San Marco in Lamis intesta a Joseph Tusiani la Villa comunale


A Joseph Tusiani

Ti sapevo lontano,
al di là di un mare immenso
e sapevo anche che
immensamente lungo e vicino
era il filo che ci legava
sull’onda della poesia.

Era sempre primavera
fiorita di versi
la tua giornata di sole
anche col grigio dell’aria,
nel sogno che ti fingeva presente
nel verde profumo
della tua Montagna,
già cantata e tante volte
invocata.

Era il telefono a squillare
per introdurre le nostre anime
a discorsi di cultura
e talvolta di antiche usanze
sopraffatte dal tempo.

Tu di nonna Lucia,
io di nonna Maria,
rievocavamo la dolcezza
di parole e di cibi.

Il tuo invito a raggiungerti
in America…
e la mia esortazione
a ritornare, almeno per un po’,
in questa Italia nostra…

Poi l’ictus e l’ospedale
e la convalescenza
con la rifiorita vena poetica
e il rinnovato entusiasmo
per la scrittura e le poesie
che numerose mi mandavi.

Pensarti al passato
mi fa male al cuore,
ma il nostro credo cristiano
ci proietta in un futuro bello,
con la festa della Luce,
quella luce che tanto
illumina ancora i tuoi versi.

Siamo storie nella Storia,
ma la tua, intricata e prodigiosa,
è destinata a rimanere luminosa,
perché troppo ricca di perle letterarie.

Immane la tua fatica di traduttore!
Il Morgante del Pulci
mai sarebbe entrato
nella lingua inglese,
senza la tua tenace,
meticolosa operazione.

E il pensiero prosegue
e va a quando, invitato da Kennedy,
lo vedesti stupito nell’apprendere
che il grandissimo Michelangelo
fosse anche poeta.

Può accadere che eventi e documenti
vengano appannati
dalla polvere del tempo,
ma non tocca alle opere colossali
il destino della dimenticanza.

Grazia Stella Elia

Trinitapoli, 18 aprile 2020

LIVALCA - A New York il giorno 11 aprile del 2020 concludeva il suo percorso terreno Joseph Tusiani. Esattamente una settimana dopo la sua amica poetessa-scrittrice di Trinitapoli (luogo in cui persistono ancora le rovine dell’antica Salapia fondata da Diomede presso il lago di Salpi) Grazia Stella Elia gli dedicava questi versi che racchiudono un periodo di intensa vicinanza in nome della poesia virtuosa ed immacolata che faceva dire a Bellow: «I poeti sono amati, ma solo perché non sanno stare al mondo».

Grazia ha rappresentato in una poesia la ‘vita’ di Joseph: sono parole che suonano amichevoli non solo per coloro che hanno frequentato e conosciuto culturalmente Joseph, ma anche per coloro che si sono ‘imbattuti’ casualmente nel poeta di due terre. Non a caso la poetessa ricorda il lavoro che forse stava più a cuore a Tusiani: la traduzione in inglese del “Morgante” di Luigi Pulci, pubblicato a Bloomington da Indiana University Press nel 1998.

Lunedì 4 luglio 2022 l’amministrazione comunale di San Marco in Lamis, rappresentata dal sindaco Michele Merla e dalla presidente del consiglio comunale Annalisa Sassano, ha deciso di intitolare, con una pubblica manifestazione, la villa comunale all’illustre concittadino Joseph Tusiani con questa motivazione: « Al Poeta dei due mondi e delle cinque lingue, figlio di questa terra e orgoglio sammarchese», l’Amministrazione Comunale, San Marco in Lamis 4 luglio 2022. Per l’occasione è giunto dagli Stati Uniti l’amatissimo fratello Michael, con la moglie signora Beatrice e figli e nipoti, dando lustro, prestigio, solennità ed internazionalità all’evento.

In questa occasione i sammarchesi, in nome di Giuseppe diventato Joseph, hanno accantonato il campanilismo, loro peculiare virtù, e hanno affidato alla docente Carla Bonfitto la lettura del testo, al cui termine un applauso spontaneo ha legittimato l’importanza e l’indiscussa ammirazione di cui era portatore. Il tutto mentre la banda cittadina non faceva mancare il suo calore e rendeva la manifestazione unica e irripetibile.
Erano presenti con le autorità civili e militari: il preside Raffaele Cera, colui che, coadiuvato da Cosma Siani, aveva permesso la pubblicazione per Bompiani di “In una casa un’altra casa trovo”; Michele Galante, il ‘sindaco-onorevole’ che ha illuminato Tusiani e così facendo si è fatto illuminare-contagiare lui stesso; il prof. Matteo Coco, uno dei fedelissimi di quel gruppo di amici cui Tusiani indirizzava mail in contemporanea; la preside Basile dell’Istituto Comprensivo Balilla-Compagnoni; l’editore Antonio Motta e l’Amica di tutti Grazia Galante, stella indiscussa di quel sapere sammarchese da tramandare alle generazioni che vorranno… sapere.

Tusiani il 25 marzo 2014 mi inviò per mail una poesia dal titolo “Solum in mente mea” chiedendomi un parere e firmando Novi Eboraci, die XXV Martii, MMXIV. Gli risposi come sempre impegnandomi ad essere imparziale-cortese e lui il 16 luglio dello stesso anno mi inviò “Minima similitudo” accompagnando il testo con queste parole: «Iohanni sub sole apulo beate viventi, salutem dicit» New York, July 16, 2014.

Entrambe le poesie poi sono state pubblicate nel testo curato da Emilio Bandiera “LUX VICIT- Carmina Latina», Levante Bari, 2018. Mi dispiace di aver perso tutta questa corrispondenza con Joseph per il furto del mio PC: spesso erano scambi di opinioni personali e lui dimostrava di apprezzare la sincerità che si era instaurata.

Per esempio quando inviò il 31 marzo 2014 alle ore 11, 25 la poesia “ Le badanti” con queste parole: «Mio caro Gianni, son per te questi versi appena composti. Un abbraccio» e alle 19,23 aggiunse «Scusa se torno a importunarti. Ho riveduto l’ultimo verso della prima strofa, che ora è “se penso ad alba e stelle”. Grazie. Un abbraccio, Joseph». Solo in virtù di questa sua maniacale precisione oggi possiedo una piccola traccia del nostro scambio di mail: perché per ricordarmi la correzione stampavo il cartaceo.

Di solito quando scriveva ‘Amici carissimi’ significava che l’invio era stato, in perfetto ordine alfabetico, inviato a: Bandiera Emilio, Cavalli Giovanni, Cera Raffaele, Coco Matteo, D’Amaro Sergio, Di Domenico Antonio, Luciani Vincenzo, Siani Cosma, Stella Elia Grazia (la poetessa degli ulivi di Trinitapoli ci ha sempre tenuto ad affermare che era l’unica donna del gruppo, ma io non posso tralasciare di riferire di aver letto spesso anche Siani Anna… nell’eventualità che abbia saltato qualche nome mi riesce difficile ammetterlo, ma anche la memoria può avere qualche ‘vuoto’).

Il 14 settembre del 2014 ebbi con Tusiani uno scambio di mail intense e forse fui più impulsivo del solito e gli riferii che un nostro comune amico aveva letto da qualche parte che nella sua traduzione del “Morgante” vi era una leggera insignificante inesattezza (si trattava di aver collocato Aquisgrana in Belgio invece che nella Renania settentrionale in Germania). Lui rispose prontamente affermando che non era dipeso da lui, ma era una svista del valente e competente studioso che aveva curato indici, bibliografia e commento delle note. Probabilmente aveva percepito che non ero particolarmente di buon umore (secondo una nota teoria l’allegria fa rima con salute e allunga la vita) infatti qualche ora dopo scrisse «Caro Gianni, se ti strappo un sorriso son contento. Joseph» e inviò dei versi che imparai a memoria:
“Fausto giorno/ che a me intorno/sorgi adorno/di serena/luce amena/e pace piena/

perché questa/dolce festa/che mi desta/ e mi s’addice//non mi dice/che felice/sarò ancora/quando l’ora/si scolora/ e di nuovo/ dal suo covo/torna l’ombra/ che il pensiero abbuia e ingombra?”. Cicerone direbbe ottimo condimento della poesia l’ironia. Ardua impresa pensare che il traduttore di Dante, Boccaccio,Tasso, Michelangelo, Leopardi e tanti altri trovasse la voglia e il tempo di far sorridere gli amici. Riflettendoci un attimo, però, ti viene da pensare a quel suo romanzo “Dante in licenza”, ripubblicato nel 2015 a cura e con un saggio di Delio De Martino da Levante Bari, che termina in questo modo: «L’urna delle ossa di Dante ebbe un fremito. E nessuno s’accorse che Dante era tornato in cielo, così come nessuno, tranne Padre Giacinto, s’era accorto della sua venuta fra gli uomini. La mezzanotte fu salutata, più che dagli evviva spensierati della gente e più che dalle note sospirose del waltz delle candele, dai primi bianchi ampi fiocchi di neve, che, come simbolo di purezza divina, avevano fretta di avvolgere la terra. Così finì l’anno Santo 1950, voluto per la salvezza degli uomini da “ l’Amor che move il sole e le altre stelle”».

Appena possibile farò una capatina a San Marco per ‘assaporare’ la gioia di essere TUO ospite nella TUA villa, quella villa che ti ha visto giocare da bambino e che faceva dire a tua madre “attento quando giuochi: senza volerlo qualche compagno potrebbe spingerti e farti cadere” e che ti permise il 14 marzo 2015 nella poesia intitolata ‘A mia madre’ di concludere con questi versi: “ Ecco perché scrivo ancora,/meglio (credo) e più di prima,/ con vocaboli che appena emersi/ diventano facili versi,/ ed ecco perché a te dedico,/o Madre, Madre mia,/ quest’altra umile e spero non ultima/mia poesia”. Tusiani ci permette di rendere omaggio a tutte le mamme del mondo non solo per la frase “Dio non potendo essere ovunque, creò le madri”, ma anche per testimoniare loro la nostra vicinanza per aver patito che da sempre i loro figli si uccidessero in una delle più intollerabili manifestazioni di inciviltà, che somma errori madornali di politica e diplomazia: la guerra.

Spero che qualche giardiniere amante dei fiori faccia sbocciare un Joseph Tusiani da San Marco: farò una foto da inviarti via etere e poi magari, con il tempo, ti porterò personalmente l’omaggio floreale.

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