Di anima, di bagliore, di sguardi: Onesto


ALESSANDRA POLITI
- "Credo di avere capito l'amore cos'è. È qualcosa che, se lo metti accanto al cielo, non sfigura". Questo romanzo, scritto tirando fuori le viscere della tristezza, dell'amore spezzato, del lutto, della gioia, è la storia buona di ONESTO, Santo e Celeste, ma è un po' anche la storia di ognuno di noi, del nostro primo batticuore, del nostro morire d'angoscia, del riaprire antiche ferite che "la nostra natura di uomini rimargina nel tentativo di sopravvivere".

Ma uno scrittore come Francesco Vidotto, che arriva a scrivere pagine come queste, di ferite ne ha lasciate rimarginare davvero poche, altrimenti non sarebbe riuscito ad arrivare al cuore, a pescarci dentro quell'emozione che ci fa giungere, aprire e rivivere. Non sarebbe riuscito a raccontare la memoria di queste fotografie, volti, occhi, speranze, nostalgie: uno sconfinato panorama di esistenze che sembrano scomparse, invece vivono ancora, in quel vocabolario che il tempo si è preso la briga di scrivere, per portarle fino a noi.

"I libri non si scrivono in terrazza con l'oceano davanti; ma nelle cantine buie e umide, e siccome da quelle cantine devi uscire per non morire, allora ti aggrappi a quel che hai. C'è chi ha la fortuna di avere una scala a pioli, chi un buon lavoro, chi una famiglia. Ad alcuni è toccato di avere una penna".

La penna di Vidotto è fatta di anima, di bagliore che rischiara, di sguardi che silenziosamente sono frasi, di persone che sono il momento migliore nella vita di qualcuno che se ne innamora, di lettere scritte alle amate montagne e affidate a un postino che non sa dove consegnarle.

Eppure, come tutte le cose più belle che affidiamo al vento, al cielo, al silenzio, non si perdono, perché sono come l'amore, quello vero, che "non ha padroni. Non si può possederlo. Si può soltanto dare". E le uniche cose che diventano nostre per sempre non sono infatti quelle che possediamo, ma paradossalmente quelle che doniamo.

"Allora le faccio l'augurio migliore che un uomo possa fare a un altro uomo" disse.

"E qual è?".

Lui si scappellò e s'inchinò leggermente in avanti.

"Ci vediamo domani" e sorrise.

Io sono d'accordo con Francesco Vidotto quando scrive che per scalare una montagna non occorre la forza, perché scalare una montagna non è una questione di "tenere", ma è una questione di "lasciar andare". Lasciar andare la paura e salire.

ONESTO

Francesco Vidotto
Bompiani Editore, Milano 2025
Pagine 252
Euro 19.00