Ex Ilva, svolta green con la plastica? La proposta del geometra Manzo per una Taranto sostenibile
Una tecnologia già applicata in Europa potrebbe abbattere le emissioni e rilanciare l’occupazione. "Siamo pronti a un test gratuito", annuncia il tecnico tarantino.
TARANTO – Mentre il dibattito nazionale sul futuro delle Acciaierie d’Italia resta impantanato tra ipotesi costose e tempi lunghissimi, da Taranto arriva una proposta concreta e immediatamente realizzabile per ridurre l’impatto ambientale dell’ex Ilva. A lanciarla è Vittorio Manzo, geometra con 35 anni di esperienza all’Italsider e attualmente consulente per un gruppo campano specializzato nel recupero di rifiuti plastici non pericolosi.
La chiave della svolta si chiama SRA (Secondary Reducing Agent): un polimero ottenuto dalla lavorazione di plastiche di scarto, capace di sostituire in larga parte il coke nei processi produttivi degli altoforni e nell’agglomerazione, riducendo drasticamente le emissioni di CO₂ e azzerando quelle di altri gas inquinanti.
Non è un sogno: il modello Voest Alpine lo dimostra
Quella di Manzo non è una visione futuristica, ma una tecnologia già sperimentata e adottata con successo in Europa. Il caso più noto è quello della Voest Alpine di Linz, in Austria, dove un prodotto analogo (noto come BLU AIR) ha rivoluzionato la produzione siderurgica, rendendo l’impianto uno dei più sostenibili al mondo. Paradossalmente, proprio da un’azienda italiana – la IREN S.p.A. – proviene il materiale impiegato dalla Voest Alpine, a dimostrazione che la filiera green esiste già anche in Italia.
Una soluzione immediata: test gratuito e produzione locale
Il piano di Manzo è chiaro e articolato in due fasi:
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Test gratuito presso l’ex Ilva, fornendo l’SRA in quantità concordate con i commissari dell’acciaieria. I controlli sulle emissioni verrebbero effettuati in tempo reale, con l’obiettivo di dimostrare una riduzione del 30% della CO₂ e l’eliminazione degli altri gas nocivi.
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Realizzazione di tre moduli produttivi locali per la produzione continua dell’SRA, posizionati nell’area interna o limitrofa allo stabilimento. La tempistica per la realizzazione? Solo 24 mesi, contro i 10-15 anni richiesti per l’installazione di nuovi forni elettrici o a idrogeno.
Un sistema interamente automatizzato, collegato agli impianti tramite nastri trasportatori, che eliminerebbe anche i costi di trasporto e creerebbe occupazione locale, accogliendo la plastica conferita da aziende di tutto il Mezzogiorno.
Ambiente, lavoro, innovazione: Taranto può ripartire
«La nostra proposta – afferma Manzo – è complementare alle altre opzioni già sul tavolo: non vuole sostituirle, ma accelerare la transizione con una soluzione subito operativa». Una soluzione che porterebbe benefici ambientali concreti, nuova occupazione e rilancio economico per la città e per il Sud Italia.
«Lo stabilimento tornerebbe finalmente a vivere, non più come fonte di inquinamento, ma come simbolo di innovazione green e di economia circolare».
Appello alle istituzioni
Manzo e il suo gruppo di lavoro – composto da tecnici e chimici – si dicono disponibili a presentare la proposta nei dettagli alle istituzioni locali e nazionali: il Sindaco di Taranto, il Presidente della Regione Michele Emiliano, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso e la Premier Giorgia Meloni.
«Ci mettiamo a disposizione per un confronto tecnico e operativo. Il tempo delle chiacchiere è finito. Viva il Sud e le sue idee», conclude Manzo, lanciando un messaggio di speranza ma anche di concretezza operativa.
Contatti per approfondimenti tecnici:
Geom. Vittorio Manzo – Cell. +39 334 9890390
