Melendugno: “L’Arco degli Innamorati? Si può ricostruire…”. Parla l’architetto Cosimo Montinaro
FRANCESCO GRECO. MELENDUGNO (LE) - “L’Arco degli Innamorati, a Sant’Andrea? Si può ricostruire. Perché abbandonarlo alle macerie, se si può rendere di nuovo vivo, ma senza che sia l’imitazione del suo non essere?”. Parola di architetto.
Mentre si discute animatamente del “delitto” commesso dal ciclone Oriana, rimbalzandosi le responsabilità, fra teorici del climate change, erosione della costa e negligenze in quanto a manutenzione (non mancano gli sciacalli e le prefiche del giorno dopo, il classico: “Lo avevo detto io”), come se la Natura tenesse conto di queste amenità, c’è già chi pensa alla ricostruzione.
Ovviamente, tenendo conto che siamo nel III Millennio, con annessi e connessi in quanto a tecniche, materiali, fruizioni e quant’altro (ricordate le polemiche sul Ponte di Vetro di Calatrava a Venezia?).
È l’architetto salentino Cosimo Montinaro (laurea a “La Sapienza”, Roma), che spiega l’idea che gli è venuta guardando le immagini in tv e leggendo i resoconti sui giornali e che ha proposto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Presidente della Regione Puglia, alla Soprintendenza alle Belle Arti di Brindisi e Lecce, al Presidente della Provincia di Lecce e al sindaco di Melendugno.
Domanda: Dunque, architetto, qual è il concept di partenza?
Risposta: La nostra proposta intende offrire una soluzione rispettosa e reversibile, capace di valorizzare il contesto del crollo senza ricorrere a ricostruzioni artificiali e/o imitazioni della forma originaria.
Domanda: Vogliamo definire i particolari?
Risposta: Pensiamo di reinterpretare l’arco crollato attraverso una struttura leggera per consentire ai visitatori di vivere in sicurezza l’esperienza del “vuoto” generato dallo stesso crollo, di valorizzare il sito come luogo di memoria geologica e culturale e momento di attenzione verso la prevenzione di eventuali futuri tragici eventi similari e di garantire un impatto minimo sul paesaggio costiero, nonché di incrementare, dopo tale evento drammatico, l’attrattività turistica del territorio.
Domanda: Materiali?
Risposta: L’opera consisterebbe in un arco reticolare spaziale realizzato con elementi tubolari in materiale composito (CFRP – fibra di carbonio), ancorato alle due spalle restanti della falesia.
La geometria strutturale ricorda il disegno originario dell’arco naturale, senza tentare una ricostruzione mimetica. Nella struttura reticolare verrebbero inserite parti dei frammenti della roccia crollata, al fine di “vitalizzare” l’elemento lapideo ormai giacente alle basi delle parti rimaste in piedi.
Domanda: Nel progetto parlate anche di pedonalizzazione…
Risposta: Sulla sommità dell’arco è prevista una terrazza panoramica pedonabile in vetro strutturale stratificato, dotata di parapetti in vetro e corrimano in acciaio inox.
La piattaforma consente ai visitatori di affacciarsi direttamente sul vuoto del crollo, in totale sicurezza.
Domanda: Appunto, la sicurezza...
Risposta: La struttura, leggera e reversibile, garantisce sicurezza, durabilità e un impatto visivo minimo, offrendo al contempo un’esperienza unica ai visitatori, tramite la fruizione attraverso il percorso in vetro.
Domanda: Pare di intuire che, una volta realizzata l’opera, la zona avrebbe un incremento del suo appeal turistico: è così?
Risposta: L’intervento proposto rappresenterebbe una soluzione innovativa, sostenibile e rispettosa del paesaggio costiero, capace di trasformare l’evento traumatico del crollo dell’Arco degli Innamorati in un’occasione di valorizzazione culturale e turistica dell’intero territorio, al fine di impedire una lesione nella memoria collettiva dell’esistenza dell’Arco generato nel tempo dalla Natura.
