Estorsioni mafiose nel Brindisino, quattro arresti: colpita la frangia tuturanese della Sacra Corona Unita


BRINDISI - Operazione antimafia all’alba nel Brindisino, dove la Polizia di Stato, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone, ritenute legate alla Sacra Corona Unita.

L’attività, condotta dagli agenti della Squadra Mobile di Brindisi e della S.I.S.C.O. di Lecce, ha visto l’impiego di oltre 50 uomini, con il supporto dei Reparti Prevenzione Crimine, unità cinofile, tiratori scelti, un elicottero del Reparto Volo di Bari e personale della Polizia Scientifica.

Gli arresti rappresentano l’epilogo di un’articolata indagine avviata lo scorso autunno, che aveva già portato a precedenti fermi nei confronti di soggetti ritenuti appartenenti alla frangia “tuturanese” dell’organizzazione mafiosa. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe imposto estorsioni sistematiche ai danni di imprenditori agricoli ed edili operanti nel territorio di Tuturano e nei comuni limitrofi.

Le vittime sarebbero state costrette a versare somme di denaro per poter lavorare senza subire danneggiamenti. In un caso, un imprenditore agricolo avrebbe dovuto pagare 3.000 euro oltre a 150 euro mensili per la “guardiania” di una piantagione. In un altro episodio, a un imprenditore edile sarebbe stato imposto un pagamento di 500 euro come “pensiero”, sfruttando intimidazioni legate alla forza del clan sul territorio.

Tra gli arrestati figura anche un soggetto ritenuto vicino ai vertici storici della consorteria, accusato di aver partecipato alle attività del gruppo e di aver favorito i contatti con imprenditori e ambienti locali, contribuendo al controllo del territorio.

Ad altri indagati vengono contestate ulteriori estorsioni aggravate dal metodo mafioso: richieste di tangenti da 3.000 euro per lavori edili e imposizioni economiche continuative su attività agricole, con minacce esplicite di incendi e danneggiamenti in caso di rifiuto.

Le indagini, coordinate dalla DDA di Lecce e sviluppate con strumenti tecnici avanzati, hanno consentito di ricostruire il sistema di pressioni e intimidazioni esercitato dal gruppo criminale, confermando il radicamento della frangia tuturanese della Sacra Corona Unita nel territorio.