Fidelis Andria, perché esonerare Scaringella? Catalano ha davvero dato la scossa?


NICOLA RICCHITELLI
– Il rocambolesco 3-2 subito a Nardò domenica scorsa non è solo l'ennesima trasferta amara di questa stagione; è la fotografia nitida di una crisi che il cambio in panchina non ha saputo ancora curare. A poco più di un mese dall'avvicendamento tecnico, i numeri non mentono e aprono un dibattito feroce tra i tifosi: la Fidelis Andria ha cambiato marcia o ha semplicemente dato un nuovo volto alla propria instabilità?

Eppure, l'arrivo di Catalano doveva rappresentare la scossa definitiva. I dati, invece, raccontano una storia diversa: due vittorie e quattro sconfitte nelle sue prime sei uscite. Un bottino di appena 6 punti su 18 disponibili che non può minimamente soddisfare le ambizioni di una piazza esigente come quella di Andria. Quando il 19 gennaio scorso la società ha sollevato Giuseppe Scaringella dall'incarico, la domanda che serpeggiava tra i gradoni dello stadio "Degli Ulivi" era chiara: è davvero lui l'unico colpevole? A distanza di sei gare, quella domanda torna a farsi sentire con prepotenza, mentre la gestione di Pasquale Catalano fatica a trovare un equilibrio.

L'esonero di Scaringella era arrivato in un momento di stallo, ma non di crollo. Il tecnico aveva lasciato una squadra che, seppur con qualche battuta d'arresto, manteneva una fisionomia chiara e una posizione in classifica ancora agganciata al treno che conta. La scelta della dirigenza sembrava dettata dalla volontà di cercare quel "salto di qualità" mentale che la gestione precedente sembrava aver smarrito nelle trasferte più insidiose del Girone H.

Il confronto, a oggi, è impietoso. La Fidelis di Scaringella era una squadra forse meno spregiudicata, ma decisamente più solida. Quella di Catalano cerca di imporre un calcio diverso, più votato all'iniziativa, ma finisce troppo spesso per esporsi ai contropiedi avversari e a blackout difensivi preoccupanti. La "scossa" psicologica si è vista solo a sprazzi, lasciando spazio a una discontinuità che sta frenando la rincorsa ai vertici del Girone H.

Il dubbio resta e si fa sempre più cupo: l'esonero di Scaringella è stato un atto di coraggio per puntare al massimo o una mossa azzardata che ha rotto un equilibrio precario? Ad oggi, la classifica non dà ragione al cambio. Catalano ha ancora il tempo per invertire la rotta, ma il tempo in Serie D è un lusso che nessuno può permettersi. La prossima sfida casalinga contro l'Heraclea non sarà solo una gara da tre punti, ma il test definitivo per capire se questa Fidelis ha ancora una missione o se sta solo navigando a vista tra i rimpianti.