Inchiesta sulla Sacra Corona Unita a Tuturano: gli indagati respingono le accuse


LECCE - Nel corso degli interrogatori di garanzia davanti al gip del tribunale di Lecce, Francesca Mariano, tutti gli indagati coinvolti nell’inchiesta sulla presunta ricostituzione della frangia tuturanese della Sacra Corona Unita hanno respinto le accuse.

L’ex presidente del consiglio comunale, Pietro Guadalupi, assistito dall’avvocato Danilo Di Serio, ha negato di aver avuto un ruolo di “facilitatore” in un presunto episodio estorsivo, ovvero di aver messo in contatto un imprenditore con ambienti criminali. Attualmente detenuto nel carcere di Borgo San Nicola, Guadalupi ha dichiarato di essere estraneo ai fatti e di esserne vittima, citando alcune intercettazioni in cui soggetti vicini al clan parlerebbero di lui con toni minacciosi. La difesa potrebbe presentare nei prossimi giorni un ricorso al Riesame.

Anche Mauro Iaia, ritenuto vicino agli ambienti del clan, ha respinto ogni addebito. Secondo gli investigatori della Dda di Lecce, Iaia sarebbe stato coinvolto in un percorso di avvicinamento alla criminalità organizzata fino a un incontro con esponenti del gruppo guidato da Salvatore Buccarella, dopo il quale si sarebbe messo a disposizione del clan.

Infine, Adriano Vitale ha negato qualsiasi responsabilità nell’ambito di un’altra ipotesi di estorsione, chiarendo che i suoi rapporti con le presunte vittime erano esclusivamente di natura lavorativa.

L’inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Brindisi, ha portato all’emissione di misure cautelari nei confronti di quattro persone: uno risponde di associazione mafiosa, mentre gli altri sono indagati per diversi episodi di estorsione.