Italia, il paese del sole senza rinnovabili e la Cina invece decolla 2025/2026


EDOARDO GIACOVAZZO
- Mentre Pechino raggiunge gli obiettivi 2030 con sei anni di anticipo, Roma punta sul gas liquefatto come hub logistico. I dati IEA e GSE confermano: la transizione energetica è la nuova arena geopolitica.

Immaginate un’Italia piena di pannelli, pale eoliche e specchi solari a sali fusi che soddisfano oltre il 50% della nostra richiesta energetica, con una riduzione dei costi per le famiglie e imprese e una salvaguardia in caso di sbalzi dei mercati e crisi mondiali. Bene, questo ad oggi è un bel sogno da osservare con il binocolo, ma siamo ancora in tempo per correggere la mira.

Il 2025 si conferma l’anno della svolta definitiva per le energie pulite. Gli ultimi report delle agenzie internazionali (IEA e IRENA) delineano un mercato a due velocità, dove la Cina agisce come un "Electrostate" globale e l’Italia si posiziona come un motorino del Vecchio Continente, con un enorme potenziale, pur con sfide strutturali diverse.

Il Dragone non ha rivali sul campo: 800 miliardi sul tavolo
La scala degli investimenti cinesi continua a impressionare. Con un impegno finanziario che sfiora gli 800 miliardi di dollari nell’ultimo anno, Pechino non sta solo installando i famosi pannelli solari, ma sta riscrivendo le regole del mercato. La Cina oggi controlla l’80% della filiera produttiva mondiale del solare e ha già superato la soglia dei 2.200 GW di capacità installata.

La strategia cinese è chiara: dopo aver inondato il mondo di tecnologia a basso costo, ora l’investimento si sposta massicciamente verso lo storage (batterie) e le reti intelligenti, per gestire l’enorme mole di energia prodotta e garantire l’indipendenza energetica totale.

L’Italia è il Paese del sole eppure: installazioni a rilento e ruolo della BEI
Dall’altra parte del mondo, l’Italia risponde con numeri sotto soglia, ben lontani dalle stime che nel 2030 richiedono valori intorno al 50%. Secondo i dati del GSE, il 2024 si è chiuso con un rialzo del fotovoltaico: 37 GW totali e una crescita della produzione del 17%.

Il supporto della Banca Europea per gli Investimenti (BEI) e dei fondi del PNRR ha attivato circa 37 miliardi di euro nell’economia reale. La priorità italiana è la “resilienza”: oltre 4,8 miliardi sono stati destinati esclusivamente alla modernizzazione della rete elettrica, il vero collo di bottiglia per un Paese che punta ai 131 GW di rinnovabili entro il 2030. Di questo passo riusciremo mai ad arrivare a questo valore? Le prospettive ad oggi non sembrano illuminanti: invece di destinare tutto su fonti rinnovabili e tecnologia di conservazione energetica, si punta sul gas liquefatto.

Far diventare l’Italia un centro di trasformazione di gas naturale liquido in gas trasportato da navi comporta costi più alti in termini di gestione e distribuzione.

Ecco i dati tra i due Paesi e i loro approcci divergenti:

Cina: punta sulla massa critica e sul dominio della manifattura, investendo l’11% del proprio PIL nel settore "clean tech".
Italia: punta sulla decentralizzazione e sull’efficienza, cercando di integrare le rinnovabili in un sistema industriale complesso e storicamente dipendente dal gas.

La burocrazia italiana? Quella, come sempre, zero aiuta, anzi rallenta e complica gli investimenti sulle energie rinnovabili. Mentre in Cina i grandi parchi eolici sorgono in tempi record, in Italia l’iter delle autorizzazioni medio resta sensibilmente più lungo, prossimo all’infinito, frenando un potenziale che, stando ai dati di potenziale solare e capacità tecnologica, potrebbe essere ancora più elevato.

Nota metodologica: i dati riportati si basano sui report World Energy Investment 2025 (IEA), Renewable Capacity Statistics (IRENA) e le relazioni annuali del GSE e della BEI.