Lino Musella 'tradisce' Shakespeare, i Sonetti del Bardo riletti in napoletano

L’ammore nun’è ammore di Lino Musella (Ph Manuela Giusto)

Domenica 15 marzo per «Periferie» del Crest all’auditorium TaTÀ di Taranto. Con «L’ammore nun’è ammore» l’attore presenta i versi tradotti da Dario Jacobelli

TARANTO - Lino Musella, attore tra i più apprezzati della sua generazione, sarà di scena a Taranto, nell’auditorium TaTÀ, dove per la stagione «Periferie» del Crest sostenuta dalla Regione Puglia, domenica 15 marzo, alle 18, presenterà «L’ammore nun’è ammore», un affascinante percorso poetico attraverso gli immortali versi di Shakespeare rielaborati in napoletano dall’artista Dario Jacobelli, prematuramente scomparso nel 2013.

«Dario - ricorda Musella - si dedicò negli ultimi anni della sua vita alla traduzione in napoletano e al tradimento, come amava definirlo, di 30 Sonetti di Shakespeare. Non aveva scadenze, non doveva rispettare le indicazioni o correzioni di nessun editore. Per committenti aveva i suoi amici più cari ai quali dedicava ogni sua nuova traduzione. I Sonetti in napoletano suonano bene. Battono di un proprio cuore. Indossano una maschera che li costringe a sollevarsi dal foglio per prendere il volo, tenendo i piedi per terra».

In questa originale «recita dei sentimenti», tra emozioni, atmosfere magnetiche e intensi desideri, Musella è affiancato da Marco Vidino, con le sue musiche suggestive e avvolgenti che accompagnano gli spettatori in un intimo viaggio. Insomma, una prova d’autore per il quarantacinquenne attore napoletano, che continua a dividersi tra teatro, cinema e fiction. Per la miniserie televisiva «Portobello» di Marco Bellocchio, che ha esordito il 20 febbraio sulla neonata piattaforma HBO Max, Musella indossa i panni, abbastanza scomodi, di Giovanni Pandico, «’o pazzo», l’affiliato al clan Cutolo che fu grande accusatore di Enzo Tortora, e in questi giorni è sul set per il regista Eduardo De Angelis nel film, del quale è protagonista con Vanessa Scalera, «Il fuoco che ti porti dentro» tratto dal libro di Antonio Franchini, vincitore del premio Campiello e tra i romanzi più belli degli ultimi anni.

Nel frattempo, Musella si ripropone in teatro con il Bardo degli «Shakespeare’s Sonnets» e col fare leggero di un poetico Pulcinella si cala nei panni odierni di ganzo, anziano, funambolo. Racconta l’amore, la bellezza e la caducità della vita in una lingua brutale, spergiura, violenta ma anche dolce, viscerale e coraggiosa. Nelle parole di Jacobelli - poeta inusuale, autore di racconti e romanzi, abile paroliere per musicisti come i Bisca e gli Almamegretta - la «darklady» più misteriosa della letteratura universale, quella a cui sono destinati gli ultimi componimenti della raccolta di Shakespeare, diventa «una mala femmina al cui cospetto un guappo innamorato perde la ragione» e il delirio della passione» smania ’e morte», in un’esperienza di annichilimento, perdita, alienazione.

Nato nel 2016, «L’ammore nun’è ammore» è il primo lavoro della «Trilogia della parola» di Musella, che con «Tavola, tavola, chiodo, chiodo» su testi di Eduardo De Filippo e «Come un animale senza nome» tratto dagli scritti di Pier Paolo Pasolini, compone un insieme di opere nate dalle parole di grandi autori, intessute e ricreate per vivere con la musica.

Al termine dello spettacolo, per il ciclo «Parliamone», l’artista dialogherà con il pubblico e la giornalista Marina Luzzi.

Biglietto unico € 15. Info 3332694897 - www.teatrocrest