Paola Vella (intervista): «Essere Presidente è una sana follia. Il mio Toma Maglie? Una nave da guidare con coraggio e amore per la città»
NICOLA RICCHITELLI – Non è mai solo una questione di schemi tattici o di risultati della domenica.
Quando si parla della A. Toma Maglie, si parla di un pezzo di storia del calcio pugliese che, negli ultimi diciotto mesi, ha cambiato pelle, anima e prospettive. Al timone di questa nave, in un mare spesso agitato da difficoltà finanziarie e scetticismo, c’è una donna che ha fatto della "gavetta" il suo scudo e della trasparenza il suo vessillo: Paola Vella.
Il percorso di Paola Vella alla guida della Toma Maglie non è solo una sfida sportiva, ma un atto d’amore per la propria città. Dopo anni di esperienza tra Serie D ed Eccellenza in piazze come Nardò e Gallipoli, la Presidente è tornata a "casa" con una missione chiara: restituire dignità e credibilità a uno storico club ferito dai debiti e dallo scetticismo.
In soli diciotto mesi, il miracolo si è compiuto: il ritorno in Eccellenza e, soprattutto, il risanamento dei conti societari. In questa intervista, la "comandante" giallorossa si racconta senza filtri, tra la "sana follia" di un incarico oneroso e l'emozione quotidiana di varcare i cancelli del "Tamborino Frisari".
Una visione pragmatica che mette al centro la stabilità economica e la crescita dei giovani, con un unico grande obiettivo: mantenere la categoria senza mai fare il passo più lungo della gamba.
Presidente, in un Eccellenza che vede la presenza di piazze blasonate quali Brindisi, Taranto, Bisceglie, il Toma Maglie si ritrova oggi tra le cosiddette “Sette sorelle”, dove può arrivare questa squadra?
R: «L'intenzione della società è molto chiara: puntiamo al mantenimento della categoria. Come ho ribadito più volte, non possiamo e non vogliamo permetterci di fare il passo più lungo della gamba. Sarebbe una scelta sbagliata e rischiosa. La nostra strategia attuale è focalizzata sulla crescita del settore giovanile, un investimento che spero darà i suoi frutti in futuro. Per ora, la salvezza è l'obiettivo corretto e sostenibile».
Qual è stato il momento esatto in cui ha sentito dentro di sé di voler guidare una società di calcio?
R: «Più che la semplice voglia di guidare una società di calcio, ho sempre sentito dentro di me il desiderio di fare qualcosa di buono per 'casa mia', per la mia città. Naturalmente, per arrivare a questo ruolo ho affrontato una lunga gavetta, che ritengo fondamentale: ho iniziato con diversi anni come dirigente in Promozione proprio qui a Maglie, per poi fare esperienza a Gallipoli, a Nardò in Serie D e di nuovo in Eccellenza. Questo percorso mi ha permesso di acquisire le competenze necessarie per gestire oggi questa realtà».
Quali sono state le principali sfide affrontate dal club negli ultimi anni e come siete riusciti a superarle?
R: «Il mio percorso alla Toma Maglie è iniziato un anno e mezzo fa e la sfida più grande, fin dal primo giorno, è stata la ricostruzione della credibilità. Abbiamo dovuto lavorare duramente per ottenere la fiducia e la stima dell'imprenditoria locale, dei tifosi e dell'intera città. All'inizio c'era molto scetticismo: conoscendo la situazione debitoria del club, nessuno credeva che avremmo avuto la forza economica per affrontare il campionato, tanto meno che avremmo vinto i playoff centrando la promozione. Oltre al superamento delle criticità finanziarie, la vittoria più bella e significativa è stata riportare la società a essere rispettata dalle altre realtà sportive. Restituire dignità e prestigio alla nostra storia è il traguardo che più mi rende orgogliosa».
C’è un risultato o un momento della sua presidenza di cui va particolarmente orgogliosa?
R: «Al di là del merito sportivo di aver riportato il Maglie nel campionato di Eccellenza in pochissimi mesi — un traguardo che amo definire il ritorno di 'Sua Maestà l'Eccellenza' — il risultato che mi rende più orgogliosa è un altro: l'aver finalmente messo ordine nei conti della Toma Maglie. Ritengo che la solidità finanziaria sia la base imprescindibile per ogni progetto sportivo serio».
Che cosa la emoziona ancora oggi come la prima volta quando entra allo stadio “Tamborino Frisari”?
R: «L'emozione è costante: ogni volta che entro allo stadio 'Tamborino Frisari' mi sento profondamente coinvolta. A volte mi chiedo se sarò sempre all'altezza di questo incarico, ma è proprio questa sensibilità a spingermi a dare il massimo».
Qual è la paura che ha imparato a trasformare in forza nel suo percorso da presidente?
R: «Credo che ogni imprenditore conviva con il timore di non farcela o di deludere le aspettative altrui. È un sentimento inevitabile, ma fa parte del gioco quando si ha a cuore il destino di una realtà così importante».
Qual è la decisione più coraggiosa che ha preso da presidente e che non rifarebbe… ma rifarebbe lo stesso?R: «Senza dubbio, la scelta più coraggiosa è stata assumere la rappresentanza legale della Toma Maglie. È stata una decisione presa d'impulso, con una dose di pura audacia, che però rifarei altre mille volte. Forse, se avessi avuto piena consapevolezza fin da subito di quanto questo ruolo sarebbe stato oneroso in termini di responsabilità e sacrifici, avrei avuto timore di fare il grande passo. Tuttavia, quella che definisco una 'sana follia' si è rivelata essere la mia più grande fonte di felicità».
In quali situazioni si è sentita davvero sola nel suo ruolo, e come ha reagito?
R: «Sì, ci sono stati diversi momenti in cui mi sono sentita sola. È una dinamica comune in questo mondo: quando le cose vanno bene, il merito è di tutti; quando vanno male, la responsabilità sembra ricadere solo sull'ultima parola del presidente. Più che nelle decisioni strategiche, la solitudine si avverte davanti alle sfide economiche. Fortunatamente, oggi la situazione è cambiata: ho accanto dei dirigenti che mi sostengono attivamente e, rispetto allo scorso anno, sento molta più vicinanza e supporto».
Quanto è importante il supporto di sponsor e istituzioni per portare avanti un progetto sportivo come il vostro?
R: «Sono due pilastri fondamentali, seppur con percorsi diversi. Con le istituzioni non è stato facile sin da subito, a causa di una situazione cittadina molto delicata. Per quanto riguarda gli sponsor, invece, dopo un avvio segnato dalla diffidenza nei primi sei mesi, la strada si è fatta in discesa. A meno che non si disponga di capitali personali illimitati per ambire a categorie superiori, il contributo degli sponsor resta vitale: senza il loro supporto, la sopravvivenza di una società sportiva oggi è pressoché impossibile».
Quali obiettivi vi siete posti per la stagione in corso, sia a livello sportivo che organizzativo?
R: «Come ho già avuto modo di dichiarare in passato, l'obiettivo primario era e resta il mantenimento della categoria. Ottenere la salvezza è fondamentale, cercando di evitare prestazioni pesanti che possano minare il morale. Parallelamente, puntiamo con decisione sulla crescita del settore giovanile: il mio sogno sarebbe vedere la formazione Juniores tornare a vincere il campionato dopo tanti anni».
Che messaggio vuole lanciare ai tifosi e a chi sostiene quotidianamente il Toma Maglie?
R: «Ai nostri tifosi e a tutti coloro che sostengono il Maglie ogni giorno, chiedo di continuare ad avere fiducia nel nostro progetto. È vitale che ci restino vicini e che continuino a seguirci ovunque, mettendo tutto il loro impegno nel sostenerci, ovviamente nei limiti delle possibilità di ciascuno. Il loro calore è il motore della squadra».
Presidente, quale sarà il futuro del Toma Maglie nei prossimi anni?
R: «Per quanto riguarda il futuro della Toma, finché ne avrò la forza e la volontà, io sarò qui. Non amo parlare di 'comando', ma potrei definirmi il comandante di questa nave finché sarà possibile. Il titolo della società è virtualmente in vendita, o meglio, è pronto per essere ceduto solo se dovesse farsi avanti una persona che non abbia solo le capacità economiche per sostenere il club, ma che sappia soprattutto amare la nostra storia e la nostra città».



