Rosa Di Grazia (intervista): «Al di là della “ballerina di Amici”, oggi c’è anche un’altra sfumatura… quella di un’attrice in formazione»
NICOLA RICCHITELLI – Per il grande pubblico è stata la “ballerina di Amici”: un vulcano di talento e temperamento che ha diviso l’opinione pubblica e infiammato il palco del talent più famoso d’Italia. Ma dietro le luci della ribalta e le sfide coreografiche, il percorso di Rosa ha intrapreso una traiettoria inaspettata, trasformando un ostacolo profondo in una nuova forma di libertà.
Oggi, quella ragazza che danzava con l’istinto puro delle sue radici napoletane ha scoperto che il suo cuore ha scelto un ritmo diverso, meno atletico ma più consapevole. Tra la danza, che resta l’essenza della sua identità, e il cinema, che ne sta diventando la voce, Rosa Di Grazia si racconta in una veste inedita: quella di un’attrice in formazione che ha imparato a dire di no, a proteggere il proprio silenzio dal rumore dei social e a trovare la bellezza proprio lì, dove la perfezione si spezza per lasciare spazio alla verità.
Sei stata definita per molto tempo la “ballerina di Amici”. Qual è la sfumatura di Rosa che il pubblico non ha ancora visto e che stai cercando di far emergere oggi?
R: «Questa definizione non mi è mai pesata, perché è proprio da lì che le persone hanno iniziato a conoscermi: come la ballerina che ha partecipato ad Amici, realizzando uno dei suoi più grandi sogni. Un sogno che, per tanti motivi, non pensavo nemmeno di poter raggiungere. Magari un giorno mi sentirò pronta a raccontare tutto questo più a fondo, per aprirmi completamente alle persone che mi seguono e mi sostengono.
Dopo quell’esperienza sono arrivate tante opportunità meravigliose che mi hanno fatto crescere tantissimo, sia artisticamente sia umanamente: ho avuto la fortuna di calcare palchi importanti, di vivere tournée e di confrontarmi con grandi professionisti. Tutto questo ha arricchito il mio percorso e la mia identità.
Poi, a un certo punto della mia vita, il mio corpo mi ha mandato dei segnali. Dopo una semplice visita sportiva ho preso un grande spavento: i risultati legati al mio cuore non erano quelli di prima. Ho dovuto affrontare diversi controlli e accertamenti e, fortunatamente, si è trattato solo di un cambiamento, ma non è stato facile. Il mio cuore, semplicemente, non batte più come quello di un atleta.
È stato un momento di stop, sia perché i medici mi hanno consigliato di fermarmi, sia perché avevo paura. Però ho scelto di trasformare quel momento in qualcosa di produttivo, senza arrendermi. È lì che ho deciso di dare spazio a un’altra grande passione che avevo dentro da sempre: la recitazione. Ho iniziato a studiare e a dedicarmi al cinema, iniziando un nuovo percorso.
Oggi la danza è ancora parte fondamentale della mia vita e continuerà a esserlo con nuovi progetti. Ma accanto a quella “ballerina di Amici” oggi c’è anche un’altra sfumatura di me: quella di un’attrice in formazione, che sta cercando di costruirsi uno spazio anche in questo mondo, con impegno, curiosità e tanta voglia di raccontarsi».
La danza lascia segni invisibili. Se dovessi scegliere un momento della tua carriera che ha cambiato fisicamente il tuo modo di muoverti, quale sarebbe?
R: «Non credo ci sia stato un momento preciso della mia carriera che abbia cambiato fisicamente il mio modo di muovermi. Piuttosto è stato un percorso continuo, fatto di evoluzione giorno dopo giorno. Dopo Amici ho sentito ancora di più la necessità di lavorare su me stessa: migliorare quelli che erano i miei punti deboli e rafforzare i miei punti di forza, attraverso lo studio e la formazione costante.
Poi tutte le esperienze che sono arrivate mi hanno inevitabilmente trasformata: i palchi affrontati, i contesti diversi, il confronto con altri professionisti. Ogni occasione ha arricchito il mio bagaglio e ha lasciato qualcosa anche nel mio modo di muovermi.
Credo tantissimo anche nell’osservazione: “rubare con gli occhi” il talento degli altri è una delle cose più preziose. Guardare, assorbire, lasciarsi ispirare… è un processo silenzioso ma potentissimo, che nel tempo si riflette anche nel corpo».
Hai ricevuto critiche molto dure in passato, spesso pubbliche. Qual è stata la lezione più preziosa che hai imparato dal conflitto, che oggi applichi nel tuo lavoro?
R: «Ho sempre creduto che non si possa piacere a tutti, ed è anche questo il bello: la diversità di opinioni rende tutto più vero. Le critiche, anche quando sono state molto dure e pubbliche, non mi hanno mai fatto smettere di credere in ciò che desideravo, nei miei sogni e in me stessa.
Ho sempre cercato di trasformarle in qualcosa di utile, prendendo ciò che poteva servirmi davvero per crescere e lasciando andare il resto. So di avere un carattere forte e un bel temperamento, soprattutto quando si tratta di affrontare e incassare certe situazioni. Questo mi ha aiutata a reagire e a non farmi abbattere.
Ma allo stesso tempo sono una persona sensibile, fatta di carne e ossa, quindi è normale che alcune cose abbiano fatto male. La lezione più importante che ho imparato dal conflitto è proprio questa: non lasciare che ti definisca, ma usarlo come strumento per conoscerti meglio, rafforzarti e andare avanti con ancora più consapevolezza».
In un mondo che chiede condivisione costante, come proteggi la tua creatività quando senti che il rumore dei social diventa troppo forte?
R: «Viviamo in un mondo in cui siamo continuamente esposti e connessi, e a volte il rumore dei social può diventare davvero forte, quasi da sovrastare la nostra voce interiore. Per proteggere la mia creatività ho imparato a prendermi degli spazi di silenzio, a disconnettermi quando ne sento il bisogno e a tornare a ciò che è essenziale per me.
Credo sia fondamentale ritrovare un equilibrio tra ciò che condividiamo e ciò che invece scegliamo di custodire. La creatività nasce proprio lì: nei momenti più intimi, lontano dal giudizio e dal confronto continuo. Quando mi ascolto davvero, senza distrazioni, riesco a ritrovare ispirazione e autenticità.
I social sono uno strumento importante, ma non devono mai diventare un filtro attraverso cui perdiamo noi stessi. Proteggere la propria creatività significa anche avere il coraggio di fermarsi e scegliere quando esserci e quando, invece, sparire per un po’».
Quanto influisce il contrasto tra l’energia viscerale delle tue radici napoletane e la calma del mare laziale nel tuo modo di interpretare una coreografia?
R: «Dentro di me convivono due mondi molto forti. Da una parte ci sono le mie radici napoletane, fatte di energia, istinto, di quella “pancia” che ti porta a vivere tutto in modo intenso, quasi senza filtri. Dall’altra c’è il mare laziale, che per me è sempre stato un luogo di calma e respiro.
Quando interpreto una coreografia, questi due lati escono insieme. Ci sono momenti in cui mi lascio andare completamente, seguendo quell’energia più viscerale, e altri in cui sento il bisogno di controllare, di respirare dentro il movimento. È come se dentro la mia danza ci fosse sempre un dialogo tra tempesta e quiete. E credo che sia proprio questo contrasto a renderla così personale».
La danza classica insegna la perfezione. In cosa, invece, trovi bellezza nell’errore o nell’imperfezione oggi?
R: «La danza classica ti educa a cercare la perfezione, il controllo, la pulizia assoluta del movimento. Ma la vera bellezza, per me, sta anche in ciò che sfugge a quel controllo: un equilibrio che si spezza leggermente, un respiro fuori tempo, un movimento che non è perfetto ma è vero.
L’imperfezione racconta ed emoziona. E sulla scena arriva molto più di qualcosa di perfetto ma freddo».
Qual è la rinuncia più grande che hai dovuto fare per restare fedele alla tua visione artistica dopo il successo televisivo?
R: «La rinuncia più grande è stata imparare a dire dei “no”. Dopo il percorso televisivo mi sono trovata davanti a diverse proposte e non sempre mi sono rispecchiata in tutte. In quei casi ho scelto di fare un passo indietro, anche quando sarebbe stato più semplice accettare.
Non per chiusura, ma per coerenza con la mia visione artistica. Ho imparato che rimanere fedele a ciò in cui credo è la scelta che mi rappresenta di più».
Se potessi tornare alla Rosa del primo giorno di casting, quale consiglio le daresti?
R: «Le direi di viversi tutto con più leggerezza. All’inizio si entra in una bolla che si comprende davvero solo vivendo l’esperienza.
Oggi, a distanza di anni, sono più matura e razionale. Se tornassi indietro le direi di restare fedele a sé stessa, senza farsi condizionare troppo, ma anche di non perdere la leggerezza necessaria per non farsi sopraffare».
Al di là dei contratti o della fama, qual è la sensazione che cerchi quando sali su un palco?
R: «Sentirmi nel posto giusto, in equilibrio con me stessa. È una sensazione difficile da spiegare ma immediata da riconoscere: quell’adrenalina che mi attraversa ogni volta.
È lì che mi sento a casa: quando riesco a lasciarmi andare completamente, in connessione con la musica, lo spazio e il presente».

