Bari, concluso con successo il 'Cracking Cancer Forum'
BARI - Cracking Cancer Forum, evento organizzato da Koncept, si è concluso a Bari il 15 aprile al termine di una due giorni di lavori che ha messo a fuoco due direttrici centrali per l’oncologia contemporanea: la gestione della malattia come condizione cronica e l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei percorsi di cura.
«In questi anni si è registrato un cambiamento epidemiologico del tutto inatteso, cioè la possibilità di convivere a lungo con alcuni tumori», ha sottolineato Gianni Amunni, mentre Nino Cartabellotta ha richiamato la necessità di «migliorare l’equità di accesso alle innovazioni». Sul versante organizzativo, Vito Montanaro ha evidenziato il bisogno di «un percorso digitalizzato diagnostico, terapeutico e assistenziale», con Felice Antonio Spaccavento che ha indicato nell’intelligenza artificiale «una svolta da governare senza paura». Dello stesso tenore gli interventi di Fabrizio Stracci, che ha ricordato come «entro il 2030 si supereranno i 4 milioni di casi prevalenti», e di Mariangela Ciccarese, secondo cui «l’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità, ma vanno definiti confini e limiti di utilizzo».
Nel corso delle due giornate è emerso come l’aumento della sopravvivenza e l’efficacia degli screening stiano ampliando la platea dei pazienti che convivono a lungo con una diagnosi oncologica, imponendo un ripensamento organizzativo dei servizi sanitari e una maggiore attenzione alla qualità della vita. In questo scenario, il dato sulla prevalenza diventa dirimente: Alessandra Fabi ha ricordato che «sono 925mila le donne che in Italia vivono con diagnosi di neoplasia mammaria».
Parallelamente, è stata ribadita la necessità di governare l’intelligenza artificiale in modo consapevole, valorizzandone il contributo senza rinunciare a un approccio critico, e di rafforzare il ruolo delle reti oncologiche territoriali per garantire continuità assistenziale e riduzione delle disuguaglianze.
Prima delle sessioni scientifiche, spazio alle premiazioni della 6ª edizione dei Cracking Cancer Award. Il Premio “Donato Metallo” per l’inclusione e l’affermazione dei diritti di genere è stato assegnato all’Asl Lecce, ritirato dalla dottoressa Elisabetta De Pantis, per il progetto “Riduzione delle disuguaglianze negli screening oncologici per le persone T e con varianza di genere: modello organizzativo integrato in ASL Lecce”.
Angela Metallo, Presidente dell’associazione “Donato Metallo”, ha dichiarato: «Oggi Donato sarebbe stato contentissimo di questo momento di vita. Questo lavoro, che abbiamo portato avanti anche attraverso l’associazione, nasce dall’impegno che lui ha messo per arrivare alla legge 25 del 2024, frutto di un percorso intenso. Come associazione e come commissione istituita per valutare i premi abbiamo cercato di portare quello stesso spirito dentro i criteri di selezione. Ho ritenuto che la valutazione delle candidature dovesse essere affidata a chi quella legge l’ha vissuta direttamente: era impossibile coinvolgere tutte le associazioni, quindi mi sono affidata a tecnici come l’ingegnere Moricelli, l’avvocato Rodelli, lo psicologo e il dottore Taurino, che insieme a Donato avevano partecipato alla stesura. Abbiamo valutato sia gli aspetti scientifici sia quelli legati all’innovazione, alla circolarità delle idee, ma soprattutto che le candidature fossero in linea con i principi ispiratori della legge: un linguaggio adeguato, l’attenzione allo stigma, la partecipazione delle associazioni. È stato un lavoro intenso, ma ha dimostrato quanto sia importante che questi temi diventino normalità e non restino iniziative isolate legate alla commemorazione di una persona. Vi ringrazio per la sensibilità. Il premio lo assegno all’Asl di Lecce, ritirato dalla dottoressa Elisabetta De Pantis. Questo è stato anche un momento in cui Cracking Cancer mi ha dato la libertà di introdurre temi come l’omotransfobia, l’inclusione e l’accesso alle cure».
Il riconoscimento è stato attribuito al termine di una valutazione condotta su criteri specifici: originalità e capacità di generare nuove soluzioni, contenuto organizzativo e modalità di implementazione, ottimizzazione delle risorse economiche, valorizzazione del capitale umano e presenza di indicatori per il monitoraggio dei risultati. A questi si aggiungono elementi legati all’impatto sociale del progetto, come l’accesso equo e rispettoso ai servizi, la riduzione dello stigma e delle disuguaglianze, il rispetto della dignità delle persone e la coerenza con i principi ispiratori della legge n. 25/2024.
Il premio alla personalità che si è distinta maggiormente nella lotta al cancro è andato a Giammarco Surico, Coordinatore Operativo Regionale della Rete Oncologica Pugliese (AReSS Puglia), per il ruolo svolto nella costruzione e nel rafforzamento della rete oncologica pugliese. Il Premio alla ricerca in ambito oncologico è stato conferito a Samantha Bove, ricercatrice dell’IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari. Per la qualità dei processi di presa in carico del paziente oncologico sono stati premiati Elisabetta Martini, farmacista dirigente della ASL Toscana Centro, Mauro Iannopollo, direttore della SOC di Oncologia Medica di Pistoia e Pescia, menzione speciale a Maria Rosaria Caterina Natale ed Enrico Rimoldi (Your Business Partner s.r.l.). Infine, il Premio innovazione digitale in ambito oncologico è stato assegnato a Salvatore Pisconti, Cosima Farilla e Francesca Russo per lo sviluppo e l’applicazione di soluzioni digitali nei percorsi di cura.
Giovanna Iacovone, Vicesindaca di Bari: «Avere un evento così importante qui a Bari è per noi davvero motivo di orgoglio, ma rientra nel percorso che questa città sta compiendo: non mi meraviglia, infatti, che manifestazioni di questo tipo possano svolgersi qui. Per quanto riguarda il resto, come già detto nei saluti, è vero che il Comune non ha una competenza specifica in materia sanitaria, ma credo che la salute si costruisca anche fuori dagli ospedali e su questo noi siamo fortemente responsabili. Dobbiamo lavorare alla costruzione di ambienti sani, che favoriscano la prevenzione, creando una rete, un’alleanza con tutti i settori che si prendono cura delle persone. Grazie al progresso il cancro sta diventando sempre più una malattia cronica: questo significa imparare a convivere con la patologia, ma anche creare le condizioni per una buona qualità della vita. Dobbiamo aiutare queste persone a uscire dall’isolamento, che è molto pesante dal punto di vista psicologico. Su questo abbiamo un dovere importantissimo, di cui dobbiamo farci pienamente carico».
Vito Montanaro, Direttore Dipartimento Salute Regione Puglia: «Guardate, nel 2010-2011 abbiamo iniziato tanti anni fa un percorso al Policlinico, allora ero direttore amministrativo, di costituzione della rete ematologica pugliese, oggi è una realtà. Ci sono 9 punti di erogazione all'interno dei quali il livello quantitativo e qualitativo di prestazioni è altissimo, abbiamo numeri molto più rilevanti di tanti altri centri specialistici in Italia. Alla rete ematologica pugliese è seguita la costituzione della rete oncologica pugliese, in tutti questi anni i numeri rilevati sono davvero molto rilevanti, soprattutto dal punto di vista chirurgico. Oggi abbiamo il dovere di effettuare manutenzione di entrambe le reti, perché sia realizzato definitivamente il percorso di presa in carico del paziente. Non può prescindere dalla revisione dei Pdta, anche alla luce della telemedicina e quindi delle attività che possono essere fatte in televisita, in teleconsulto, in telemedicina, monitoraggio in teleassistenza e identificare un percorso digitalizzato diagnostico, terapeutico e assistenziale che porti alla presa in carico totale del paziente oncologico, al fine di evitare che alcuni di essi continuino a andare in giro per cercarsi una risonanza o una Tac di controllo, che invece dovrebbe essere pianificata e programmata dall’equipe che ha in carico il paziente».
Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE: «Il trentennale della Gimbe, che è nata il 15 marzo del 1996, sarà una sorta di palinsesto di eventi annuali. Non vogliamo concentrarci su un festeggiamento puntuale, ma portare in Italia, attraverso vari eventi organizzati ad hoc oppure come quello di oggi di Cracking Cancer, i messaggi principali della Fondazione: produzione e diffusione di evidenze scientifiche su cui basare tutte le decisioni che riguardano la salute delle persone, siano esse professionali, politiche o manageriali; tutela e rilancio del Servizio sanitario nazionale; e tutela del diritto fondamentale alla salute. Questi sono i tre pilastri su cui si articola il trentennale Gimbe. Con Cracking Cancer abbiamo stabilito un protocollo d’intesa con l’obiettivo di portare avanti analisi specifiche che riguardano aspetti legati all’accessibilità ai nuovi farmaci e alla copertura di tutte le prestazioni preventive, diagnostiche, terapeutiche, riabilitative e palliative per i pazienti oncologici, perché oggi il vero problema dell’assistenza sanitaria, e dell’oncologia in particolare, è che molte innovazioni non vengono distribuite in modo uniforme a tutti i pazienti che ne hanno bisogno. La parola d’ordine è migliorare l’equità di accesso, perché altrimenti il divario tra ciò che la ricerca produce e ciò che i pazienti esigono diventa ogni anno sempre più ampio. Servono inoltre linee di indirizzo nazionali: continuare a mantenere un Piano oncologico nazionale e un Piano nazionale delle cronicità in cui la patologia oncologica non sia adeguatamente integrata rappresenta un vulnus che va sanato. Oggi abbiamo una prevalenza crescente di pazienti che, grazie alle terapie, si sono cronicizzati: mi piace definirli lungo-sopravviventi. Questo impone un cambiamento del modello organizzativo della presa in carico, soprattutto sul territorio. Non possiamo più pensare al tumore come a qualcosa da destinare esclusivamente ai grandi centri per diagnosi e terapia: con l’aumento dei pazienti cronici servono modelli territoriali uniformi, che oggi non sono ancora pienamente organizzati su tutto il territorio nazionale».
Gianni Amunni, Coordinatore Scientifico ISPRO; Presidente Cracking Cancer Forum: «Cracking Cancer Forum arriva all’ottava edizione a Bari e, come ogni anno, individua un tema guida per ciascuna delle due giornate. Quest’anno i temi sono particolarmente rilevanti: il primo giorno è dedicato alla cronicizzazione della malattia oncologica. In questi anni si è registrato un cambiamento epidemiologico del tutto inatteso, cioè la possibilità, per alcuni tumori, di convivere a lungo e in buone condizioni generali. Questo apre una serie di questioni molto complesse, che riguardano l’organizzazione e la sostenibilità del servizio sanitario. La seconda giornata è invece dedicata all’intelligenza artificiale. Cerchiamo di mettere in luce un rapporto con questa tecnologia che non può essere né acritico né rifiutato, perché è ormai un confronto quotidiano».
Felice Antonio Spaccavento, Presidente III Commissione Assistenza Sanitaria, Servizi Sociali, Regione Puglia: «Intanto, come Presidente della Commissione, sono assolutamente orgoglioso che in Puglia ci sono tanti eventi come questi. Quindi, vuol dire che la Puglia è attenzionata a livello nazionale e a volte anche internazionale, come momenti di buona sanità. Io sono sicuro che questa è la mia idea per la Regione Puglia: migliorare la nostra sanità, farla conoscere a tutto il mondo, far capire che qua ci sono dei professionisti che possono fare la differenza e non bisogna farli andare via. Investire nella sanità ospedaliera ma anche nei rapporti con la sanità territoriale. Guardare al mondo della telemedicina come assistenza futura del paziente e soprattutto far sì che i problemi della nostra salute si trasformino in risorse per il futuro. Questo può essere il goal del futuro, ragionare sui problemi e farli diventare risorse per il futuro. Sono due i temi che stamattina sono stati affrontati in maniera importante: l’intelligenza artificiale e le migrazioni. Sono i due binari su cui si muove, secondo me, il futuro. L’intelligenza artificiale applicata ai professionisti sanitari che devono conoscere la materia sicuramente è la svolta. Non dobbiamo avere paura dell’innovazione, la dobbiamo fare nostra e soprattutto far capire, nella gestione della sanità, nel rendere la sanità più a disposizione del cittadino, che non ha senso a volte andare lontano, ma che qui vicino ci sono dei grandi professionisti disposti ad accoglierti».
Alessandro Delle Donne, Commissario Straordinario IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari: «Siamo onorati di ospitare per la prima volta in Puglia il Cracking Cancer Forum. La nostra rete oncologica è operativa dal 2017 e ha costruito un modello di presa in carico che accompagna il paziente dalla diagnosi al follow up. L’obiettivo è sollevarlo dagli adempimenti e garantire un percorso completo e strutturato. Oggi sappiamo che il tumore si può curare e che si può vivere bene anche durante la cura e nella cronicizzazione, ma resta fondamentale mantenere la qualità della vita e ridurre fenomeni come la mobilità passiva e le liste d’attesa».
Giammarco Surico, Coordinatore Operativo Regionale ROP: «La Puglia risponde in modo efficace alle sfide dell’oncologia grazie alla rete oncologica regionale, che oggi è pienamente operativa. L’obiettivo è garantire una presa in carico complessiva del paziente, assicurando assistenza dalla diagnosi alla cura. Resta ancora da completare il passaggio del follow up, che intendiamo garantire nei prossimi mesi per rendere davvero completo il percorso».
Mariangela Ciccarese, Dirigente Reti cliniche ed Health Pathways AReSS Puglia: «In questi due giorni affrontiamo il tema dell’intelligenza artificiale applicata all’oncologia. Il punto è capire fino a che punto possiamo utilizzarla, quali siano i confini, le opportunità e anche i limiti del suo impiego. È una grande opportunità per la Regione Puglia e per la rete oncologica».
Fabrizio Stracci, Presidente AIRTum: «Abbiamo fornito una previsione al 2030 che supera i 4 milioni di casi prevalenti, cioè persone che hanno ricevuto una diagnosi di tumore e sono ancora viventi. Questo scenario rende necessario rafforzare la prevenzione e ripensare la presa in carico, considerando anche i bisogni sociali e psicologici dei pazienti, oltre a sviluppare una maggiore capacità di risposta nelle cure primarie».
