Nedo ci racconta il nuovo album ''Ci vuole iniziativa''
“Ci vuole iniziativa” è l’album d’esordio di Nedo, pubblicato da Dcave Records e distribuito da Digital Noises, con la produzione artistica di Daniele Grasso. Nove brani che nascono da un’urgenza precisa: trasformare scoraggiamento, fisse e sensi di colpa in movimento.
Tutti i brani sono scritti da Nedo (Edoardo Paussa), che ne firma anche le musiche insieme a Daniele Grasso, produttore artistico del progetto. esce per Dcave Records con distribuzione Digital Noises, e nasce da un lavoro condiviso che valorizza la forza dell’imperfezione e l’impatto emotivo della prima intenzione, mantenendo il suono ruvido e autentico.
Nedo, all’anagrafe Edoardo Paussa, nasce a Cividale del Friuli dopo un “primo volo” ideale dalla Sicilia al Nord. Cresce ascoltando Celentano, Zucchero ed Elvis Presley durante le gite di famiglia, fino all’incontro con i Beatles e poi con Led Zeppelin, Genesis e Pink Floyd, grazie a una batteria prestatagli da un vignaiolo e ai dischi procurati dal tabaccaio del paese. Durante gli anni universitari a Gorizia, tra i chiaroscuri di una terra di confine e quelli personali, vive quello che definirà il suo “salto di qualità”: inizia a scrivere canzoni e viene accolto nei circoli folk di Udine. Un viaggio lo porta poi a Siracusa e infine al The Cave Studio di Catania, dove incontra Daniele Grasso. Da questo sodalizio nasce “Ci vuole iniziativa”, un album che attraversa uno spettro emotivo ampio con narrazioni intime e un impeto espressivo evidente. Come afferma lo stesso Nedo, Grasso «è un mago che cesella col piccone, capace di cogliere la forza dell’imperfezione». Il risultato è un lavoro profondamente umano, da ascoltare ascoltandosi.
Il disco si muove tra cantautorato e venature rock: quali sono state le influenze musicali che hanno guidato questa direzione sonora?
Ho ispirazioni sia italiane che estere. Adoro l’impeto folle del Pan del Diavolo, la ruvidità testuale di Giorgio Canali, il sound viscerale di Ritchie Havens e la modernità di Jack White, per dirne alcune. Il tutto unito da uno spirito assolutamente Beat che ho solo piacere a sottolineare!
Nel tuo modo di scrivere sembra esserci un equilibrio forte tra musica e parole. Da dove parte di solito una tua canzone: dal testo o dalla melodia?
Solitamente parto da un concetto. In realtà il processo che mi porta a scrivere ha inizio con la sensazione, abbastanza fastidiosa, che mi stia adagiando in un’immagine statica del mondo e di me stesso. Me ne accorgo perché divento ansioso e non so il perché, almeno fino a quando non riesco a cogliere cosa sta succedendo. Spero di aver risposto.
Come si è sviluppato il lavoro con Daniele Grasso nella produzione artistica dell’album?
Sono arrivato in studio con materiale estremamente grezzo ma, evidentemente, genuino abbastanza da spingere Daniele a scommettere su di me. Lui dà suggestioni, non impone e fa riflettere in base a ciò che reputa l’essenza. E’ un lavoro fondamentalmente di collaborazione tra teste che, da prospettive differenti, concorrono allo stesso obiettivo.
Nei nove brani attraversi temi molto diversi, dall’introspezione alla partecipazione civile. È stato un percorso pensato o è emerso spontaneamente durante la scrittura?
Quest’album l’ho scritto scrivendolo, quando ho cominciato a lavorarci non avevo idea di molte cose… Ho affrontato temi e argomenti man mano che si presentavano nella mia vita assecondando la necessità di estrinsecarli e, a volte, di “farmene una ragione”.
Che tipo di ascolto immagini per “Ci vuole iniziativa”: un disco da cogliere nell’immediatezza o da scoprire poco alla volta?
E’ un disco che a mio parere si presta ad entrambe le possibilità: ci si trovano momenti più profondi e riflessivi, altri più leggeri e divertenti, per cui, anche se i brani nel loro insieme esprimono un discorso più ampio rispetto al singolo, possono parlare anche da soli, ognuno per sé stesso. Chi è curioso del macro tema lo vivrà come un album, chi si affeziona ad una canzone ascolterà quella. In ogni caso va bene.
