Altamura. Abitare i margini. La città dimenticata torna a vivere con i laboratori urbani


ROBERTO BERLOCO. ALTAMURA. Coniugare protagonismo giovanile, senso civico e sensibilità sociale, non è davvero cosa da tutti.

Eppure c’è chi, proprio nel paese che fu patria natìa di Saverio Mercadante, vi sta riuscendo brillantemente, lasciando una traccia nel tessuto civico, una talmente vitale da farsi scintilla finalmente e saldamente accesa tra la coscienza della comunità.

Sono i giovani partecipanti al progetto “AIM - Abitare i Margini”, una speciale manifestazione di sensibilità verso la città voluta dai rappresentanti di tre entità associative: “Theatre’s Shadows” di Altamura, “VAN - Verso Altre Narrazioni” di Siracusa e “Newbook Club” di Palermo.

Aperto alla partecipazione gratuita e con il sostegno unico dell’Unione europea attraverso il programma Erasmus+, il piano si compone di laboratori e incontri direzionati ad innescare fenomeni di rigenerazione urbana, secondo un circuito virtuoso che stimola l’inclusività tramite i tradizionali linguaggi dell’arte di contatto.

Ed è in questi giorni che, dopo un’esperienza già consumatasi nella Città Bianca, l’organizzazione esporta temi e finalità nel più popoloso dei borghi murgiani, dove a fare gli onori di casa è la “Theatre’s Shadow’s”, compagnia teatrale altamurana fondata nel 2017 e operante sotto la direzione artistica di Francesco Tirelli.

Obiettivo, dichiarato, solenne e sonante alla maniera di un comandamento mosaico, avvivare il cosiddetto “Terzo Paesaggio”, vale a dire l’insieme dei perimetri cittadini dimenticati, ma non per questo meno importanti. Quelli che circostanze o varie altre ragioni hanno destinato all’oblio, però serbando intatta una dignità alla memoria impossibile da ignorare.

Il progetto” - riferisce Arianna Pastena, insieme ad altri regista dell’iniziativa - “nasce dall’osservazione di quei luoghi che spesso attraversiamo senza guardare davvero: spazi abbandonati, terreni incolti, bordi della città dove la natura cresce libera e inattesa. Chiamati dal paesaggista Gilles Clément Terzo Paesaggio, cioè punti residuali, ma pieni di vita e possibilità”.

E continua: “partendo da questa immagine, riconosciamo nei quartieri periferici un “paesaggio umano” simile: territori spesso esclusi dai circuiti culturali e dalla partecipazione attiva alla vita urbana, ma pieni di storie e potenziale creativo. Come le erbacce che crescono negli spazi dimenticati, anche nei margini della città può emergere una forza vitale capace di trasformare ciò che sembra immobile o stanco”.

Strumento prediletto per una missione tanto nobile negli intenti, quanto impegnativa nell’attuazione, la via canonica delle arti, dal teatro ad esperienze di scrittura, ad officine figurative o fotografiche, ma pure alla musica, com’è avvenuto con l’apertura del primo capitolo di questo libro d’inedita genialità sociale a Siracusa. Qui, nella meravigliosa Sicilia, le voci dei partecipanti si sono levate a gradevole canto, cadenzato dal ritmo di un tamburello e di un clarinetto, insieme alla melodia di una chitarra, il richiamo forse più amabile e suadente per attirare attenzione, perché espresso da una danza cristallina di note, e, attraverso queste, da emozioni che mirano dritte al cuore.

Le pagine da sfogliare sono ciò che i loro occhi, ancora puri e forti di una buona vista per via dell’età in erba, vedono, e, soprattutto, vorrebbero vedere. Occhi che guardano senza velo di paura il degrado dell’abbandono, ma, al tempo stesso, sognano una città viva in ogni suo angolo, saporosa dell’entusiasmo di appartenere al capoluogo della Murgia e ad una storia che chiama a sé l’eco di una rifondazione imperiale.

Quell’istinto di salvezza ch’è insito in ogni essere umano, in questa gioventù illuminata raggiunge così il culmine di una prova d’amore per la città, che prende forma in un atto di edificazione verso quei posti di essa neanche più conosciuti, divenuti recessi a causa d’una regola non scritta, ma rigida e irreversibile, quella del tempo che cancella e che non torna indietro.

Ecco così, come quello che fu un campo di prigionia risalente alla Seconda Guerra Mondiale, situato al largo del territorio comunale di Altamura e più noto alle cronache come “Campo 65”, diviene improvvisamente palco di una rinnovata vitalità, capace di cancellare l’amarezza del ricordo, tramutato in dolce avvenimento e momento di vivo interesse per tutta la comunità.

Ed ecco ancora, quello che è il sito museale meno conosciuto e meno frequentato dell’urbe federiciana, vale a dire il Museo Etnografico di piazza Santa Teresa, animarsi naturalmente tra il giuoco delle menti concentrate a farne un approdo di assoluta curiosità, per la massa di storia e identità che esso contiene e propone alla vista del pubblico.

Qui, a farne prova con un invito rivolto a tutta la cittadinanza, i prossimi laboratori del 30 Maggio - autocostruzione artistica con materiali da riciclo - e del 6 di Giugno - atto di restituzione finale alla comunità.

Miracoli di rinascita destinati a tracciare solchi imperituri, binari incandescenti di quella potente energia che solo la giovinezza possiede, e che i ragazzi del progetto “Abitare i Margini” hanno saputo rendere a profitto della città e delle sue generazioni a venire, quelle sulle quali più si punta per una trama comune finalmente di progresso.