Imperia, bimba morta a febbraio 2026: arrestato il compagno della madre. Coinvolti anche i genitori, indagini su maltrattamenti e depistaggio
IMPERIA - È stato arrestato all’alba di sabato Manuel Iannuzzi, 42 anni, compagno della madre della piccola Beatrice, la bambina di due anni trovata morta lo scorso febbraio a Bordighera. L’uomo è accusato di maltrattamenti aggravati. Contestualmente è stato arrestato anche il padre dell’indagato per detenzione di materiale esplodente: nel corso di una perquisizione domiciliare i militari avrebbero rinvenuto circa due chili di tritolo in una cantina di sua pertinenza.
Anche la madre della bambina risulta indagata per maltrattamenti aggravati dalla morte della figlia. La donna era già stata arrestata in precedenza e, secondo le ricostruzioni del Gip del Tribunale di Imperia, avrebbe trasportato la figlia già deceduta prima di dare l’allarme.
La piccola Beatrice era morta il 9 febbraio nella casa della madre, a Montenero, dopo una crisi respiratoria e un arresto cardiaco. I soccorsi del 118, allertati dalla donna, non avevano potuto fare nulla per salvarla. In un primo momento la madre aveva attribuito le ecchimosi sul corpo della bambina a una caduta dalle scale avvenuta nei giorni precedenti.
Le indagini e le contraddizioni
Le successive verifiche investigative, incluse le immagini di videosorveglianza e le testimonianze raccolte, hanno evidenziato diverse incongruenze nella versione iniziale dei fatti. L’esame autoptico ha rilevato numerose lesioni e un trauma cranico compatibile con una morte avvenuta ore prima del ritrovamento.
Gli inquirenti hanno inoltre sequestrato l’auto della donna e l’abitazione del compagno a Perinaldo, rinvenendo tracce di sangue. Le dichiarazioni iniziali degli indagati sarebbero risultate non coerenti con gli accertamenti.
Secondo la Procura di Imperia, le prove principali emergerebbero anche da chat e messaggi WhatsApp sequestrati sui dispositivi degli indagati, oltre che dalle dichiarazioni delle sorelline della vittima e dalle immagini delle telecamere di sorveglianza.
Il quadro accusatorio
Nel corso della conferenza stampa, il procuratore Alberto Lari ha riferito che il quadro indiziario delineerebbe una ricostruzione in cui la bambina sarebbe stata vittima di violenze in casa del compagno della madre, per poi essere trasportata già priva di vita nell’abitazione materna, dove sarebbe stato poi simulato il soccorso.
Le sorelline della vittima, oggi affidate a una struttura protetta e seguite da un percorso psicologico, avrebbero fornito agli inquirenti elementi ritenuti rilevanti, contribuendo a modificare la ricostruzione iniziale dei fatti.
Le indagini proseguono per chiarire in modo definitivo le responsabilità e l’esatta dinamica della morte della bambina.
