Iron Maiden, un 'urlo' contro il sistema durato 50 anni


FRANCESCO GRECO - ROMA
– “Il Pianeta Terra è migliore con la musica degli Iron Maiden…”.

La parabola di successo di un gruppo londinese di heavy metal durata mezzo secolo (1975-2025) e spalmata su tutti i Continenti, nell’immaginario collettivo di intere generazioni impressionate dal loro messaggio musicale, estetico e politico.

Centinaia di concerti sempre sold out, ben 35 album, brani diventati cover patrimonio culturale di generazioni. Hanno rinnovato il linguaggio musicale del secondo Novecento.

Bruce Dickinsom, Steve Harris, Nicko McBrain, Dave Murray, Blaze Bayley, con uscite improvvise, new entry, ritorni.

Il tutto condiviso con i loro fans sparsi nel mondo, divenuti oggi testimonial (da semplici ammiratori a giornalisti musicali e intellettuali) nel biopic che rievoca i 50 anni della loro storia: “Iron Maiden: Burning Ambition”, prodotto dalla Universal Pictures, appena presentato ai giornalisti (con i sottotitoli) a Roma, nelle sale italiane dal 14 maggio.

Fra periodo blood e grunge, con un messaggio trasversale che ha appassionato più generazioni e oltre tutte le religioni, non li hanno fermati il cancro, l’ictus, le crisi coniugali, lo stress micidiale di concerti a raffica, stadi sempre esauriti.

Un “urlo” alla Munch contro il sistema della durata di mezzo secolo: il tatcherismo ne fu la tragica sintesi che distrusse l’economia, le coscienze, la vita, i sentimenti.

La musica e i testi divennero il backround che dava eco alla rabbia di milioni di ragazzi, poi cresciuti con la loro musica, la colonna sonora della loro vita e non solo in Gran Bretagna, anche in Siria, Libano, Brasile, Perù, Indonesia, etc.

Un film che non è solo musica né vita della band live, ma che diventa anche un prezioso documento storico, un “manifesto” politico di alcune generazioni che con gli Iron hanno resistito alla violenta omologazione culturale e identitaria con modelli lontani, estranei.

Il sistema reagì accusandoli di satanismo a causa di un fatto di cronaca amplificato a dovere, tentando di processare la loro visione del mondo. Non ci riuscì.

Ottenne il risultato opposto: gli Iron diventarono un mito. Che il film abilmente confezionato ibridando infiniti elementi, fra arte, privato e momento politico, fa rivivere contaminando intense emozioni anche a chi andrà a vederlo nell'epoca degli algoritmi.