La vicepresidente Vaccarella all’iniziativa 'Carta canta'
La vicepresidente del Consiglio regionale Elisabetta Vaccarella, è intervenuta questa mattina al teatro Kursaal all’iniziativa promossa da Gazzetta del Mezzogiorno, “Carta Canta”.
Di seguito il suo intervento.
“Il tema scelto quest’anno — “Il valore della memoria. Storia e futuro al tempo dell’Intelligenza Artificiale” — è straordinariamente attuale e ci pone davanti a una riflessione decisiva sul mondo che stiamo costruendo.
Viviamo infatti una fase storica nella quale la tecnologia sta trasformando profondamente il modo di informarci, comunicare e persino pensare. L’intelligenza artificiale è già entrata nella nostra vita quotidiana: seleziona contenuti, suggerisce informazioni, produce testi, immagini, video, organizza dati, influenza i nostri comportamenti digitali. E inevitabilmente sta cambiando anche il giornalismo.
Oggi l’intelligenza artificiale può aiutare le redazioni nell’analisi di enormi quantità di dati, nella verifica di documenti, nella traduzione immediata dei contenuti, nella velocizzazione dei processi editoriali. Può diventare uno strumento utile e potente, capace di supportare il lavoro giornalistico.
Ma proprio per questo diventa ancora più importante il ruolo umano del giornalista. Perché nessun algoritmo potrà sostituire completamente il dubbio, la sensibilità, l’etica, il coraggio, la capacità di comprendere il contesto umano e sociale di una notizia. Nessuna macchina potrà sostituire la responsabilità morale di chi sceglie cosa pubblicare, come raccontarlo e soprattutto perché raccontarlo.
L’intelligenza artificiale può elaborare informazioni. Ma non può avere coscienza. Può generare contenuti. Ma non può assumersi responsabilità civili. Può simulare linguaggio e conoscenza. Ma non può sostituire il pensiero critico. Ed è proprio qui che emerge il grande tema della formazione delle nuove generazioni.
I ragazzi di oggi crescono dentro un flusso continuo di informazioni. Ogni giorno scorrono centinaia di contenuti sui social network, spesso senza sapere distinguere ciò che è vero da ciò che è manipolato, ciò che nasce da una fonte autorevole da ciò che è costruito per creare rabbia, paura o consenso.
La sfida educativa del nostro tempo non è solo insegnare a usare la tecnologia. È insegnare a comprenderla.
Dobbiamo aiutare i giovani a sviluppare strumenti critici per orientarsi in un ecosistema digitale sempre più complesso. E iniziative come “Carta Canta” svolgono una funzione fondamentale proprio perché riportano al centro il valore della ricerca delle fonti, dell’approfondimento, della memoria storica e della lettura consapevole.
In un’epoca dominata dalla velocità, infatti, rischiamo di perdere il senso del tempo necessario per capire davvero le cose. Ed è qui che voglio soffermarmi sul ruolo fondamentale della carta stampata.
Qualcuno negli ultimi anni ha frettolosamente annunciato la fine dei giornali cartacei. Io credo invece che la carta stampata continui ad avere una funzione insostituibile, soprattutto sul piano culturale e formativo.
Il giornale cartaceo impone un tempo diverso. Un tempo più lento, più riflessivo, più profondo. Sfogliare un quotidiano significa entrare in un ordine delle notizie costruito secondo criteri editoriali, gerarchie, responsabilità professionali. Significa leggere non soltanto il titolo che l’algoritmo decide di mostrarci, ma confrontarsi con una pluralità di temi, opinioni, analisi.
La carta educa alla concentrazione. Educa alla pazienza. Educa all’approfondimento. Ed è forse proprio questo ciò di cui oggi abbiamo più bisogno. Perché il rischio più grande della nostra epoca non è soltanto la disinformazione. È la superficialità. È l’abitudine a consumare notizie senza comprenderle davvero. È la perdita del senso critico.
La carta stampata, invece, conserva ancora una dimensione quasi fisica della memoria. Un giornale archiviato diventa testimonianza storica, documento, patrimonio collettivo. E l’Archivio Storico della Gazzetta del Mezzogiorno rappresenta da questo punto di vista una straordinaria ricchezza culturale per la Puglia e per il Mezzogiorno.
Dentro quelle pagine c’è la storia delle nostre comunità: le grandi trasformazioni sociali, le battaglie civili, le emergenze, le conquiste democratiche, i volti e le storie di intere generazioni.
Consultare quell’archivio significa comprendere che la memoria non è nostalgia del passato, ma strumento per leggere il presente e costruire il futuro. E questo vale ancora di più nel tempo dell’intelligenza artificiale.
Perché più la tecnologia avanza, più diventa necessario preservare ciò che ci rende umani: il pensiero critico, la capacità di interpretare la realtà, il senso etico dell’informazione.
Ecco perché dobbiamo anche difendere con forza la libertà di stampa.
La libertà di stampa non appartiene soltanto ai giornalisti: appartiene ai cittadini. È uno dei pilastri fondamentali di ogni democrazia autentica.
Un’informazione libera, indipendente e pluralista consente ai cittadini di scegliere consapevolmente, di partecipare alla vita pubblica, di controllare il potere.
Quando invece prevalgono la propaganda, la manipolazione o la paura di raccontare la verità, la democrazia si indebolisce.
Viviamo inoltre una stagione particolarmente difficile per il giornalismo d’inchiesta, che richiede tempo, investimenti, competenze e spesso anche grande coraggio personale. Troppo spesso il mercato della comunicazione privilegia la velocità, la polemica immediata, il titolo sensazionalistico, il contenuto “virale”.
Ma il vero giornalismo non può limitarsi a inseguire i click. Il giornalismo d’inchiesta è quello che scava, verifica, approfondisce, pone domande scomode, illumina zone d’ombra. È quello che storicamente ha contribuito a denunciare mafie, corruzione, ingiustizie sociali, violazioni dei diritti.
Difendere il giornalismo d’inchiesta significa difendere il diritto dei cittadini alla verità.
Ed è per questo che il coinvolgimento dei ragazzi assume un valore così importante.
Voi giovani non siete soltanto destinatari dell’informazione: siete i cittadini che costruiranno il futuro dell’informazione. Avete il diritto di essere ascoltati, ma anche il dovere di sviluppare consapevolezza, spirito critico e senso di responsabilità.
Abbiate curiosità. Fate domande. Non fermatevi alle prime risposte. Verificate le fonti. Coltivate il dubbio intelligente.
Perché una società che smette di informarsi seriamente è una società più fragile e più manipolabile.
La Puglia ha bisogno di giovani preparati, liberi, consapevoli. Ha bisogno di ragazze e ragazzi capaci di utilizzare le nuove tecnologie senza diventarne dipendenti culturalmente. Ha bisogno di cittadini che sappiano coniugare innovazione e memoria, velocità e profondità, progresso tecnologico e valori democratici.
Ed è proprio questo il grande messaggio di “Carta Canta”: imparare a cercare, comprendere e raccontare il mondo con responsabilità.
Perché il futuro non appartiene a chi urla di più. Appartiene a chi comprende meglio”.
