Spesa farmaceutica fuori controllo: tra sprechi e nodi strutturali del sistema sanitario


VITTORIO POLITO –
Nei primi dieci mesi del 2025 la spesa farmaceutica ha raggiunto i 21 miliardi di euro, con un incremento del 6,9%. La spesa diretta ha superato il tetto previsto, sforando di circa 4,2 miliardi. È quanto emerge dal report “Monitoraggio della spesa farmaceutica nazionale e regionale gennaio-ottobre 2025” elaborato da Agenzia Italiana del Farmaco.

Il quotidiano La Repubblica, nell’edizione del 3 maggio, ha provato a fare chiarezza sulle cause di questa crescita, attraverso un approfondimento firmato da Michele Bocci e un’intervista a Silvio Garattini, fondatore dell’Istituto Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.

Secondo Garattini, una delle criticità principali risiede nella mancanza di controllo strutturale: «Dal 1993 non viene effettuata una revisione organica del prontuario farmaceutico, che oggi comprende migliaia di prodotti. Alcuni – circa un centinaio – risultano addirittura più dannosi che efficaci, ma non vengono eliminati». Il farmacologo ricorda inoltre di aver presentato in passato un progetto che avrebbe consentito un risparmio di circa 5 miliardi di euro, senza però trovare applicazione concreta.

Tra le proposte avanzate, vi è quella di ridurre il numero di farmaci disponibili per ciascuna categoria terapeutica: «Se, invece di otto farmaci con le stesse indicazioni, se ne selezionassero due, si favorirebbe la concorrenza tra produttori, ottenendo prezzi più contenuti». Una strategia che, tuttavia, non è stata adottata, anche per la difficoltà di intervenire su equilibri consolidati nel settore.

Nel frattempo, anche Presidenza del Consiglio dei Ministri ha sollecitato un intervento, chiedendo al ministro Orazio Schillaci di affrontare la questione. All’AIFA è stata richiesta una relazione dettagliata, considerando che negli ultimi tre anni la spesa farmaceutica è cresciuta complessivamente del 23%.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda il confezionamento dei farmaci. Molti medicinali sono prescritti per trattamenti di breve durata, ma vengono commercializzati in confezioni standard da 10, 20 o più unità. Questo comporta che una parte del prodotto rimanga inutilizzata, generando sprechi sia per il sistema sanitario sia per i cittadini che acquistano i farmaci a proprie spese.

Sarebbe quindi auspicabile che le aziende farmaceutiche introducessero confezioni più calibrate sulle reali esigenze terapeutiche, riducendo il numero di unità per quei trattamenti di durata limitata. Una misura che contribuirebbe a contenere sprechi, razionalizzare la spesa e alleggerire il carico economico complessivo, che in ultima analisi ricade sugli utenti.