Taranto, operaio agricolo ucciso: Flai Cgil chiede “verità e giustizia” per Bakary Sako
TARANTO - Un’operaio agricolo di 35 anni, Bakary Sako, originario del Mali, è stato brutalmente ucciso all’alba del 9 maggio a Taranto. La vicenda ha suscitato forte indignazione e un intervento del mondo sindacale, che chiede chiarezza sull’accaduto e un impegno concreto contro sfruttamento e discriminazione.
A prendere posizione è Antonio Ligorio, segretario generale della Flai Cgil Puglia, che ha definito la morte di Bakary Sako un fatto di “violenza brutale” e ha invocato “verità e giustizia”.
“Un lavoratore, non un numero”
Nel suo intervento, Ligorio sottolinea come la vittima non debba essere ridotta a un dato statistico o a un nome anonimo, ma riconosciuta come lavoratore a pieno titolo.
Il sindacato evidenzia inoltre il ruolo centrale dei lavoratori migranti nel settore agricolo, spesso impiegati in condizioni difficili e di forte vulnerabilità, tra sfruttamento e invisibilità sociale.
Denuncia contro odio e disumanizzazione
La Flai Cgil Puglia collega il caso a un problema più ampio, quello del clima sociale e culturale che alimenta discriminazione e razzismo nei confronti dei lavoratori stranieri.
Secondo Ligorio, la progressiva disumanizzazione del lavoro migrante rischia di trasformare le persone in bersagli di odio e marginalizzazione, in contrasto con i principi di uguaglianza e dignità del lavoro.
L’appello: indagini e interventi strutturali
Il sindacato chiede innanzitutto che venga fatta piena luce sull’omicidio e che chiunque abbia informazioni collabori con le autorità.
Accanto all’aspetto giudiziario, viene sollecitato anche un intervento strutturale: più tutele nei luoghi di lavoro, maggiore presidio sociale del territorio e contrasto allo sfruttamento in agricoltura.
“Ogni lavoratore ha diritto a vivere e lavorare con dignità”, ribadisce il sindacato, definendo questo principio non negoziabile e legato alla stessa tenuta democratica della società.