Bari, al Dipartimento Jonico dell'Università Aldo Moro la lettura animata de “Il Dramma di un giudice” di Domenico Triggiani
VITTORIO POLITO - All'esito del laboratorio di lettura espressiva "Il diritto in scena", coordinato da Giovanni Guarino, attore del "Collettivo Ricerche Espressive Sperimentali Teatrali" (CREST), lunedì 29 giugno, alle ore 17.00, nella Sala Conferenze del Dipartimento Jonico dell’Università di Bari Aldo Moro (Ex Convento di San Francesco, Via Duomo 259, Taranto) le studentesse e gli studenti dei Corsi di "Giurisprudenza" e di "Scienze giuridiche per l'immigrazione e l'interculturalità nelle pubbliche amministrazioni" che hanno partecipato al laboratorio (Ilaria Caso, Roberta Fragnelli, Giulia Giorgino, Angelica Martucci, Antonello Aperno, Antonio Santoro, Giovanni Semeraro e Federico Serio) daranno vita alla "lettura animata" de "IL DRAMMA DI UN GIUDICE", atto unico dello scrittore barese DOMENICO TRIGGIANI (1929-2005), pubblicato per la prima volta nel 1962 e più volte ristampato.
Il percorso laboratoriale, durato circa due mesi, ha coinvolto i partecipanti in un’esperienza di lettura espressiva e interpretazione, pensata per coniugare pratica teatrale e cultura giuridica e per promuovere una riflessione sui temi della giustizia, della responsabilità e della coscienza del giudicare.
La messa in scena dell'opera sarà preceduta dai saluti istituzionali del Direttore del Dipartimento Jonico, Prof. Paolo Pardolesi, e dagli interventi della Prof.ssa Laura Costantino (Coordinatrice dei Corsi giuridici del Dipartimento Jonico), del Prof. Stefano Vinci (Ordinario di Storia del Diritto medievale e moderno) e del Prof. Nicola Triggiani (Ordinario di Diritto Processuale Penale).
L'opera, vincitrice del Premio Gastaldi 1961 per il Teatro, trasmessa in quattro puntate dalla RAI su Radio2 nel 1982 con la regia di Luigi Angiuli e la partecipazione, tra gli altri, di Carmela Vincenti, Mario Mancini, Cristoforo Chiapperini e Lucia Zotti, già ripubblicata nel 1983 dalle Edizioni Levante, è stata da ultimo nuovamente pubblicata nel volume in tre tomi edito da Cacucci "A spasso nel Teatro di Domenico Triggiani - Opere in lingua e in dialetto barese", a cura di Nicola Triggiani e Rosa Lettini, inserito nella linea editoriale "Leggi la Puglia" del Consiglio Regionale Pugliese, che raccoglie tutta la cospicua produzione teatrale dell’autore (ben 22 opere), con un mio saggio che, in apertura, ne ricostruisce la biografia artistica e altri due saggi introduttivi a firma del giornalista Egidio Pani e della professoressa Grazia Distaso.
Il volume, presente al Salone Internazionale del Libro di Torino del 2025 e del 2026, è stato presentato al Festival “Lungomare di Libri 2025”, al Festival internazionale "Il Libro Possibile 2025" di Polignano a mare, al Festival di Roma “Più libri, Più liberi” del 2025 e in tante altre manifestazioni culturali.
L’azione si svolge nella camera di consiglio del Palazzo di Giustizia di Milano, dove è riunita la Corte di assise per giudicare un professore imputato dell’omicidio di un facoltoso ingegnere, in base ad un documento trovato addosso alla vittima. Qui, come ha sottolineato il giornalista Arturo Guastella nel volume XIII degli “Annali del Dipartimento Jonico dell’Università di Bari” (Taranto, 2025), esplode “il tormento del giudice Pietro Pandis, che, unico tra i giudici togati e popolari, nel pronunciare la sentenza, malgrado le prove a carico dell’imputato, vuole ad ogni costo ritenerlo innocente, perché egli portava il peso nell’anima di un passato sempre presente”. Un colpo di scena finale porterà ad una decisione insospettata.
Tra le tante, lusinghiere recensioni dell’opera, quella del giornalista e scrittore Gianni Custodero sulla Rivista “Scena illustrata” (Roma, 1982): “C’è sempre, nella vita di un uomo, un’esperienza che lascia il segno. A volte non abbiamo il coraggio di confessare neppure a noi stessi il bisogno di sciogliere un nodo inquietante che ci portiamo dentro, di rileggere una zona d’ombra della nostra esistenza. Nel momento in cui, però, si tratta di decidere il destino di un altro uomo, riemergono dal profondo di un antico senso di colpa interrogativi ed incertezze. È questo – nel nostro caso – “Il dramma di un giudice” che Domenico Triggiani propone in un atto unico sobrio, lineare, senza sbavature o concessioni all’effetto facile. Di fronte ad eventi che appartengono alla storia, c’è un risvolto nel vissuto degli uomini che vi hanno partecipato. Può anche essere un segno di sangue. È comunque una chiave di lettura per un caso di coscienza”.
Da segnalare anche quella di Antonio Tiberio sul periodico “Il Corriere giudiziario” (Bari, 1983): “Nell’atto unico ‘Il dramma di un giudice’, una coscienza giudicante si sdoppia per giudicare sé stessa, questa volta, attraverso un riflessivo processo, tormentante, fatto di dubbi, inquietudini, paure, che sono quelle non solo del magistrato, ma dell’uomo in genere”.
Si tratta, insomma, di un atto unico di grande originalità, con un dialogo vivo e incalzante, ricco di sorprese. Un’opera altamente drammatica e profondamente umana, sicuramente una delle più consistenti scritte dall’autore, come ha scritto il critico letterario Franco Perrelli su questo Giornale (2025).
Merita di essere ricordato che da “Il dramma di un giudice” Domenico Triggiani e Rosa Lettini, sua compagna nella vita e nell’arte, hanno poi tratto il romanzo “Il giudice Pandis-Un’odissea nel tempo”, pubblicato nel 1990 dall’Editore Serarcangeli di Roma, con prefazione di Vito Antonio Melchiorre, che così concludeva il suo invito alla lettura di quest’opera, dopo il successo conseguito dagli autori con il precedente romanzo intitolato “Il virus del passato”, dove il passato che ritorna era già protagonista: “Triggiani e Lettini, con l’efficacia e la sensibilità che sono nel loro stile, trattano il delicato argomento con estrema finezza e maestrìa, quasi in punta di penna, usando le espressioni giuste al posto giusto e – quel che rende più apprezzabile la loro fatica – lasciando spesso immaginare più di quanto dicono. Essi confermano in altre parole la loro classe”.
