Maggioranza, minoranza e opposizione in politica


  

VITTORIO POLITO - Leggiamo e ascoltiamo quotidianamente i termini maggioranza, minoranza, opposizione, ma siamo certi del loro significato? Tentiamo di interpretare l’esatto significato. 

Per maggioranza si intende la superiorità numerica in seno a una collettività per cui abbiamo la maggioranza silenziosa, la parte maggioritaria della popolazione, poco impegnata politicamente che si esprime solo attraverso il voto; il maggior numero di voti che in un’assemblea porta al prevalere di una decisione su altre; il numero dei votanti richiesti come minimo per una deliberazione; la maggioranza assoluta, costituita dalla metà più uno degli aventi diritto al voto; la maggioranza qualificata, costituita da una frazione prefissata dei votanti, la maggioranza relativa, che consiste nella prevalenza numerica rispetto a coloro che esprimono voti differenti. Sostanzialmente il gruppo che dispone del maggior numero di voti in grado di imporre la propria volontà nelle decisioni dell'assemblea. 

Infine l’insieme dei partiti che sostengono con i loro voti una coalizione di governo, il cosiddetto partito di maggioranza.

La minoranza, cioè inferiorità numerica, si contrappone alla maggioranza, in un gruppo, in riferimento a votazioni, il cui numero inferiore al limite stabilito, non può influire su una deliberazione. In politica espressioni come relazione di minoranza, è il documento nel quale sono esposti i motivi nei confronti della maggioranza.

L’opposizione invece è il fatto di opporsi, di ostacolare qualche cosa, opporsi a una proposta; il decreto è stato varato senza che ci fosse opposizione. Corretto quindi parlare di minoranza e non di opposizione. L’opposizione è anche l’atto giuridico finalizzato a impedire l’attuazione di un provvedimento dell’autorità o di una richiesta di parte. Spesso l’opposizione o minoranza, in politica, ha soprattutto la funzione di contrasto alla maggioranza, non è costruttiva ma solo critica di qualsiasi provvedimento della maggioranza. È solo l’azione di contrasto esercitata dai partiti che professano idee contrarie a quelle del governo, insomma è la negazione di qualsiasi collaborazione, anche per provvedimenti palesemente utili alla comunità. Insomma la cosiddetta “opposizione conflittuale”.

In generale il sistema conflittuale è, di solito, funzionale per i sistemi bipartitici, meno per quelli frammentati in più movimenti, come in Italia, ove sono presenti nel Parlamento una marea di gruppi che formano coalizioni spesso in contrasto tra le varie componenti

Servirebbero, per tutti, corsi educazione politica e di “galateo” in relazione ai comportamenti civili tra loro stessi e nelle sedi istituzionali evitando i litigi e le vergognose manifestazioni che spesso assistiamo nel nostro Parlamento.