Natuzzi, fumata nera al MIMIT: il tavolo si chiude senza accordo. L’Abbate: “Governo inesistente”
BARI - Si è concluso senza alcun accordo il tavolo sulla vertenza Natuzzi tenutosi mercoledì 24 giugno al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) a Roma. L’incontro, durato dalle 14 fino all’una di notte, si è chiuso con una “fumata nera” nonostante il confronto tra azienda, sindacati e rappresentanti istituzionali.
Secondo quanto emerso, il Governo avrebbe presentato un protocollo elaborato sulla base delle indicazioni dell’azienda, mentre le organizzazioni sindacali hanno tentato di apportare modifiche ritenute necessarie per garantire maggiori tutele ai lavoratori coinvolti nella vertenza.
All’incontro ha partecipato anche l’on. Patty L’Abbate, che ha espresso una dura valutazione sull’esito del confronto.
«Ho assistito a un incontro che sembrava più una imposizione di un accordo già definito e privo di miglioramenti, con un Governo presente fisicamente ma sostanzialmente assente sul piano della tutela dell’occupazione e della difesa della produzione nel Mezzogiorno», ha dichiarato L’Abbate.
La deputata ha inoltre sottolineato il lavoro svolto fino a tarda notte per tentare di integrare il protocollo con proposte di mediazione, senza tuttavia giungere a un’intesa. «È un esito grave che richiede un’assunzione di responsabilità da parte del ministro Urso», ha aggiunto, facendo riferimento alla necessità di garantire il futuro occupazionale e la tenuta del distretto produttivo.
Anche i sindacati hanno evidenziato l’assenza di una reale apertura al dialogo, ribadendo la necessità di un piano industriale solido, basato su investimenti, volumi produttivi certi e garanzie occupazionali. La mancata intesa apre ora una fase di ulteriore incertezza nella vertenza, con possibili nuove iniziative di mobilitazione.
La crisi coinvolge infatti non solo i lavoratori direttamente interessati, ma anche l’intero distretto del mobile imbottito, considerato strategico per l’economia del Mezzogiorno e oggi ritenuto esposto alle conseguenze delle scelte industriali dell’azienda.
«Il ministro Urso venga a riferire in Parlamento – ha concluso L’Abbate –. È necessario tutelare un patrimonio industriale e sociale che non possiamo permetterci di perdere».
