Vertenza Natuzzi, L’Abbate: “Il Governo si assuma la responsabilità delle scelte. Serve un futuro per lavoratori e territori”
BARI - Si terrà mercoledì 24 giugno al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), a Roma, un nuovo tavolo sulla vertenza Natuzzi. Al centro dell’incontro il futuro produttivo e occupazionale del gruppo, coinvolto in una fase di profonda crisi che interessa oltre 1.700 lavoratori, oltre all’intero indotto legato al distretto del mobile tra Puglia e Basilicata.
All’incontro sarà presente anche l’onorevole Patty L’Abbate, che chiede un confronto concreto sulle prospettive dell’azienda e sulle misure necessarie per tutelare l’occupazione.
“Il tavolo del 24 giugno rappresenta un passaggio decisivo – ha dichiarato L’Abbate – per definire un percorso chiaro sul futuro produttivo e occupazionale. In questa fase serve una visione concreta e progettuale, capace di tenere insieme tutela del lavoro, sviluppo industriale e responsabilità verso i territori”.
Secondo la parlamentare, il confronto non dovrà limitarsi alla gestione dell’emergenza, ma dovrà individuare una strategia industriale credibile per garantire continuità, investimenti e prospettive future.
“Non possiamo assistere passivamente allo spostamento della produzione – ha aggiunto L’Abbate –. Il Governo deve assumersi la responsabilità delle scelte da effettuare, approfondendo e valutando quali strumenti istituzionali possano essere attivati a tutela dei lavoratori e del territorio”.
La vertenza riguarda in particolare il possibile ridimensionamento della presenza produttiva italiana e il trasferimento di una parte delle lavorazioni in Romania. Una prospettiva che preoccupa sindacati, istituzioni e comunità locali per gli effetti che potrebbe avere sull’occupazione e sull’intero sistema economico della Murgia.
Natuzzi rappresenta infatti una delle realtà simbolo del comparto del mobile imbottito italiano. Nata nel 1959 come piccola bottega artigiana, l’azienda è cresciuta fino a diventare un gruppo internazionale, primo operatore italiano del settore arredo quotato alla Borsa di New York, contribuendo per decenni allo sviluppo economico e sociale del territorio.
Negli ultimi anni, però, il gruppo ha dovuto affrontare una fase complessa caratterizzata dal calo della domanda internazionale, dall’aumento dei costi produttivi e dalla concorrenza dei mercati esteri. I processi di riorganizzazione hanno portato a una progressiva riduzione della produzione in Italia, con un calo della capacità produttiva nazionale stimato intorno al 70%.
“L’obiettivo – ha concluso L’Abbate – deve essere costruire soluzioni che guardino al domani, salvaguardando il lavoro e valorizzando un patrimonio industriale che appartiene non solo all’azienda, ma a intere comunità”.
