Zar e zarine: vizi privati, pubbliche virtù. Parla lo storico Silvio Marconi


FRANCESCO GRECO - ROMA
– Vizi privati, pubbliche virtù. Di zar, zarine, condottieri, uomini d’arme. Da Ivan il Temibile a Pietro il Grande, ovviamente Caterina di Russia.

Oltre ad altre componenti sociali: dai boiardi ai servi della gleba. E poi intrighi, delitti, passioni, sorde lotte per il potere...

E’ stato il tema affrontato alla Casa Russa di Roma nell’ultimo incontro del ciclo di storia russa del club intitolato ad Alexandr Nevskij tenuti dallo storico e antropologo Silvio Marconi.

D. La dicotomia giardino/jungla non è della signora Ursula von der Leyen, nipotina di SS, ma risale a molto tempo prima?

R. E’ una conseguenza attuale della criminalizzazione occidentocentrica dei Popoli non europei e, fra quelli europei, degli Slavi e in primo luogo dei Russi.

D. Per quali folli congiunzioni astrali una tedesca, per altro di basso rango, forse neanche bella (stando ai suoi ritratti) diventa zarina di tutte le Russie?

R. Premesso che i crìteri di "bellezza" del tempo erano assai diversi da quelli di oggi (si vedano i ritratti della Regina Vittoria dell'Impero Britannico), Caterina (nata Sofia di Anjalt-Zerbst) divenne sposa del candidato ad essere zar di Russia, Pietro (nipote di Pietro il Grande), che nel 1762 lei destituì incoronandosi Zarina, per le stesse considerazioni geopolitiche che determinavano TUTTI i matrimoni regali e nobiliari dell'epoca e che prescindevano da ogni considerazione estetica, romantica o di altro tipo.

D. Che tipo di influenza esercitarono su di lei i grandi intellettuali dell’epoca, gli illuministi, da Voltaire a Diderot fino all’italiano Cesare Beccaria?

R. Di Beccaria prese alcune idee per la riforma dei Codici, Diderot e Voltaire furono in stretti rapporti con lei, che finanziò tra l'altro il salvataggio del primo (che era quasi in bancarotta) e fu elogiata grandemente da Voltaire e spinta da lui alla guerra in Polonia e a quella contro i Turchi.
La situazione mutò quando Caterina vide che il pensiero di quegli intellettuali aveva indirettamente contribuito a quello che per lei era un orrore puro: la Rivoluzione Francese che, decapitando i sovrani, rompeva il principio della discendenza del loro potere da Divino.

D. E’ esatta l’icona che se n’è costruita, puttana e ninfomane, ed ebbe molti amanti, toy boys e casting continui?

R. No, é una narrazione sessista e russofoba occidentale: innumerevoli leaders uomini (compresi vari Papi) occidentali e sovrane occidentali, come la autoproclamata "vergine" Elisabetta I di Inghilterra, si circondarono di amanti senza essere descritti come pervertiti sessuali; la vera differenza sta nel fatto che Caterina non sceglieva gli amanti (certamente giovani e sessualmente "capaci") solo su base erotica, ma sottoponendoli ad un vero esame culturale e politico e complessivamente essi, da Orlov a Potemkin, fecero egregiamente gli interessi della Russia in vari campi: militare, politico, espansionistico, di creazione di città, ecc.

D. Anche la Chiesa di Russia ebbe una declinazione diciamo venale, attaccata alle ricchezze terrene?

R. Le chiese medieval-rinascimentali, in Oriente come in Occidente, erano tra le principali proprietarie terriere e nel mondo cattolico (e poi anche in quello protestante) loro esponenti facevano parte a pieno titolo del sistema feudale come vescovi-conti (a Leopoli come a Trento, ad esempio), con tutti gli attributi feudali; le Chiese in Occidente hanno trasformato modernamente questi interessi in banche e affari immobiliari, in Russia la Chiesa, espropriata dai bolscevichi, ha ripreso parti rilevanti delle sue proprietà dopo la caduta dell'URSS.

D. Eppure ci fu un passaggio storico in cui la Chiesa considerò Stalin uomo della Divina Provvidenza…

R. Lo fece il Patriarca di Mosca dopo che i nazifascisti invasero l'URSS il 22 giugno del 1941 (e Stalin ripristinò il Patriarcati) e lo fece in senso patriottico, ossia per contribuire a mobilitare i popoli di matrice ortodossa dell'URSS (Russi, Bielorussi, Ucraini, ecc.) contro l'invasore per salvare la Madre Russia che per la Chiesa Ortodossa moscovita era ed è Santa.

D. Intrighi, complotti, delitti: come nelle Corti d’Europa, anche in Russia? La differenza forse sta solo nella narrazione, il doppio standard?

R. Esattamente: le uccisioni di parenti e figli, il massacro dei militari ribelli, le congiure con la partecipazione di familiari sono altrettanto diffuse nella periodo della Storia della Russia che va da Ivan III a Caterina quanto nella Storia Occidentale, basti pensare alle vicende britanniche fra Elisabetta e la cugina Maria, alle vicende della famiglia Borgia (e al massacro ad opera di Cesare Borgia dei suoi capitani), alla congiura dei Pazzi contro i Medici, ecc.
Ma l'Occidente vede da secoli la Russia come "barbara" e quindi descrive quelle vicende come "orrende" in Russia e quasi simpatiche a casa sua, tanto che alcuni dei protagonisti sono presentati come "buoni"...

D. In che contesto e con quali personaggi possiamo datare la fine della servitù della gleba, per altro storicamente disprezzata da insospettabili come Aristotele e Sant’Agostino?

R. Non confondiamo, Aristotele e Sant’Agostino non parlano di servitù della gleba, che nella loro epoca non esisteva, ma di schiavitù e ne parlano per approvarla!
La schiavitù termina nella prima metà del XVIII secolo in Russia, nel 1834 in Inghilterra, nel 1865 negli USA, addirittura nel 1888 in Brasile.
La servitù della gleba invece è un fenomeno tardomedievale in Occidente e che si costruisce attraverso un processo graduale collegato al feudalesimo.
In Russia il processo è ancora più tardivo e lento e si avvia con Ivan IV e Pietro I e si cristallizza proprio sotto Caterina (che aveva 500.000 servi e altri 2,8 milioni come Stato) e si supera giuridicamente nel 1861 con lo zar Alessandro II, al tempo del quale i servi in Russia erano 25 milioni.

Intanto si continuano ad abbattere statue: da Puskhin a Dostoevskij, noti putiniani ortodossi: strano modo di parlare di cultura, di pace, di futuro…

R. La falsificazione della Storia e il suo insulto, che si concretizzano in simili azioni, affondano le radici sempre in una russofobia che non è stata inventata da Zelensky, dalla Kallas e neppure da Hitler, ma percorre tutti i 10-11 secoli passati; per far apparire grandi intellettuali russi del passato come "esponenti dell'imperialismo russo" (antenato del "putinismo", oggi, del "giudeobolscevismo" di cui straparlava Hitler ieri, della "piovra zarista" cara alla Regina Vittoria e al Kaiser tedesco) si deve non solo banalizzarli e calpestarne il valore culturale universale, ma indispensabilmente mentire sulla vera Storia, basti pensare che Puskin aveva un avo abissino ed era la quintessenza del cosmopolitismo e che Dostoevskij fu deportato in Siberia (e rischiò di essere giustiziato) per ordine dello zar!