Bari, “Codice Interno”: la Corte d’Appello conferma il licenziamento di due vigilesse
Ribaltata la decisione di primo grado. Secondo i giudici i rapporti con un presunto esponente del clan Parisi avrebbero compromesso il rapporto fiduciario con l’amministrazione
La Corte d’Appello di Bari ha ribaltato la decisione di primo grado disponendo il licenziamento di due agenti della Polizia Locale coinvolte nell’inchiesta “Codice Interno”. Si tratta di Rosalinda Biallo, 57 anni, e Anna Losacco, 61 anni, per le quali i giudici hanno ritenuto legittimo il provvedimento disciplinare adottato dal Comune di Bari.
Secondo quanto riportato nelle motivazioni della sentenza, le due agenti avrebbero avuto consapevolezza del ruolo criminale attribuito a Fabio Fiore, ritenuto dagli investigatori vicino al clan Clan Parisi e indicato come presunto braccio destro del boss Tommy Parisi. Le vigilesse, secondo l’accusa, si sarebbero rivolte a lui in più occasioni per ottenere protezione e interventi personali.
I giudici hanno definito i comportamenti contestati «ampiamente contrari al minimo etico» richiesto a chi svolge una funzione pubblica, ritenendo i fatti di gravità tale da rendere impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro, anche in assenza di condanne penali definitive per tali condotte.
I contatti con Fiore e la difesa delle agenti
Secondo gli atti dell’inchiesta, le due agenti avrebbero chiesto per tre volte l’intervento di Fiore. Tra gli episodi contestati anche la richiesta di un intervento nei confronti di un automobilista che le avrebbe rivolto minacce dopo una sanzione.
La difesa delle due vigilesse aveva sostenuto che non fossero a conoscenza dei legami di Fiore con ambienti criminali. Una ricostruzione che, secondo la Corte d’Appello, non sarebbe risultata credibile: i giudici hanno evidenziato come l’uomo fosse già noto per precedenti vicende giudiziarie e come i rapporti instaurati non fossero riconducibili a una semplice conoscenza personale.
Il ricorso del Comune accolto dai giudici
La decisione della Corte d’Appello modifica il verdetto di primo grado, che aveva ritenuto il licenziamento sproporzionato rispetto ai fatti contestati. I giudici hanno invece accolto le ragioni del Comune di Bari, sottolineando il possibile pregiudizio arrecato all’immagine dell’amministrazione pubblica dai rapporti intrattenuti con una persona ritenuta vicina alla criminalità organizzata.
La sentenza conferma dunque la linea dell’amministrazione comunale sulla tutela dell’integrità e dell’affidabilità degli operatori chiamati a rappresentare le istituzioni sul territorio.
