Bari, inchiesta sul riciclaggio nelle sale slot: tra gli indagati anche l’ex pugile Michele Piccirillo
BARI - Si allarga l’inchiesta della Procura di Bari sul presunto sistema di riciclaggio legato all’impero delle videolottery della famiglia Snidar. Al centro dell’indagine ci sarebbe un meccanismo basato sulle cosiddette vincite “fantasma”, attraverso il quale, secondo gli investigatori, ingenti somme di denaro di provenienza illecita sarebbero state ripulite utilizzando il sistema “ticket in, ticket out”.
Secondo l’accusa, decine di persone avrebbero prestato il proprio nome per incassare ticket relativi a vincite mai realmente effettuate, consentendo così di trasformare denaro contante in somme apparentemente lecite attraverso assegni, bonifici e registrazioni contabili.
Tra gli indagati figura anche Michele Piccirillo, ex campione del mondo di pugilato, accusato di concorso in riciclaggio. Secondo la ricostruzione della Procura, l’ex atleta avrebbe utilizzato ticket intestati a suo nome per giustificare circa 200mila euro in contanti, somme che, secondo l’accusa, sarebbero state legate alla sua attività sportiva all’estero e non dichiarate al fisco.
Piccirillo avrebbe riferito agli investigatori di aver chiesto questo “favore” perché a conoscenza del sistema utilizzato nella sala giochi, per poi investire il denaro ricevuto tramite bonifici e assegni in prodotti finanziari.
Professionisti e familiari di esponenti dei clan tra gli indagati
Nel fascicolo dell’inchiesta compaiono anche professionisti, imprenditori, un odontotecnico, un conduttore televisivo di un’emittente regionale e diversi familiari di appartenenti ai clan della criminalità organizzata barese.
La Procura sostiene che non vi sarebbero stati “intestatari inconsapevoli”: chi avrebbe incassato somme riferite a vincite mai realizzate sarebbe stato consapevole del meccanismo e, per questo motivo, risulterebbe indagato per riciclaggio aggravato dall’agevolazione mafiosa.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore Roberto Rossi e dal pm Lanfranco Marazia, ha portato all’arresto di 20 persone, tra cui Alessandro, Massimiliano e Antonio Snidar, indicati dagli investigatori come i vertici di un’organizzazione che avrebbe trasformato bar e sale slot in strumenti per il riciclaggio di denaro.
Secondo la Procura, nell’arco di circa dieci anni sarebbero stati riciclati oltre 5 milioni di euro attraverso una rete di società e attività commerciali, con presunti collegamenti con alcuni dei principali clan della criminalità organizzata barese.
Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Naviglio
Un ruolo importante nell’inchiesta sarebbe stato svolto dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giovanni Naviglio, ex affiliato al clan Mercante.
Ai magistrati avrebbe raccontato presunti rapporti tra Alessandro Snidar e ambienti della criminalità organizzata, parlando di finanziamenti destinati al traffico di droga, regali di lusso e sostegno economico ai clan.
Naviglio avrebbe inoltre riferito di essere stato vittima di minacce e aggressioni durante la detenzione nel carcere di Lecce, tra il 2018 e il 2020, dopo aver manifestato la volontà di collaborare con la giustizia.
Sequestrato un patrimonio da oltre 63 milioni di euro
Nel frattempo i tre fratelli Snidar sono attesi davanti al gip Antonella Cafagna per gli interrogatori di garanzia.
La Guardia di Finanza ha eseguito il sequestro dell’intero patrimonio riconducibile alla famiglia: società, sale giochi, immobili e disponibilità finanziarie per un valore complessivo superiore ai 63 milioni di euro.
Secondo gli investigatori, le 13 sale slot distribuite tra Bari e la Bat sarebbero state utilizzate non soltanto come attività economiche, ma anche come strumenti per il riciclaggio di denaro e per favorire gli interessi della criminalità organizzata.
L’inchiesta resta ora al vaglio della magistratura, che dovrà verificare il quadro accusatorio e le responsabilità dei singoli indagati.
