Ciao Peppino, ti ricordi quel concerto a Otranto?
FRANCESCO GRECO. ROMA - “Champagne, per brindare a un incontro…”.
Il biglietto costava 500 lire e per racimolarle avevamo fatto il giro delle vecchie zie. Alla fine, strappa strappando, ci eravamo riusciti.
Non perché particolarmente entusiasti delle sue canzoni, appartenendo alla generazione dell’hard rock e dei suoi profeti planetari, però l’amicizia significa anche adattarsi ai gusti altrui.
“Io e te un grande amore e niente più…”.
E così, eccoci su una vecchia utilitaria sottratta di nascosto al papà di uno di noi, alla volta di Otranto: prendemmo la Litoranea delle Terme, da Leuca appunto alla Città dei Martiri.
Ognuno in cuor suo pregava tutte le divinità conosciute e meno note che il papà di Carlo (sua era l’auto) avesse fatto il pieno il giorno prima per poter poi tornare a casa, perché, avendo dato fondo a tutti i risparmi per il ticket, nessuno aveva un soldo per metterci un litro di benzina e saremmo rimasti per la strada.
“Cu me cantate ‘sta canzone…” (Luna caprese).
Parcheggiammo all’ombra del Castello Aragonese. Otranto ci accolse con la dolcezza e la grazia che conoscevamo, noi e il mondo intero. I suoi vicoli carichi di Storia. I bar ombrosi con i pasticciotti, i rustici, i gelati un sacco identitari.
Trovammo il locale, era già pieno; sulla pedana c’era un pianoforte bianco. Entrò Peppino di Capri, era vestito di bianco, cappello a larghe tese dello stesso colore, come il foulard di seta, leggerissimo.
Attaccò con “Un grande amore e niente più”.
“Tu sì na malatia…”.
A un certo punto accadde qualcosa: il pubblico si mise a rumoreggiare, a fare baccano, buuuu… Il cantante si interruppe, molto imbarazzato. Che cosa aveva scoperto la gente? Che stava cantando in playback.
Il Salentino è buono e caro, ospitale e generoso, ti dà tutto quello che vuoi e anche di più. Però devi essere onesto, sincero, non devi barare. Se annusa che lo stai prendendo in giro si arrabbia di brutto.
Forse il contratto con il locale era stato fatto al risparmio, nel senso che io ti do metà cachet e tu fingi di cantare.
“Roberta, ascolta…”.
Puoi farlo da altre parti, non qui: può finir male. Peppino esitò un poco, si affacciò il proprietario del locale, confabularono, poi si sedette al pianoforte e riprese live con “Roberta”.
Partì, caldo e spontaneo, l’applauso. Ci eravamo capiti. Concesse anche dei bis, si fece tardi. Il tempo di un gelato sulla piazzetta e poi a tavoletta verso Leuca.
“A Saint-Tropez / la luna si desta con te…”.
Per la cronaca: riuscimmo a tornare a casa rifacendo la strada col mare argentato stavolta alla nostra sinistra. Ringraziammo gli 800 Martiri di Otranto per il miracolo, le divinità pagane e anche il papà di Carlo che aveva fatto il pieno, forse prevedendo che lo avremmo prosciugato.
Non abbiamo mai saputo la scusa che si inventò per giustificarlo.
