Furti d’auto e ricambi venduti sul mercato nero: sgominata rete criminale tra Bitonto e Cerignola
Tredici persone indagate: dieci ai domiciliari, un divieto di dimora e due obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Sequestrati anche beni ritenuti riconducibili all’attività illecita
Una vera e propria filiera criminale, dal furto delle automobili allo smembramento dei veicoli fino alla vendita dei pezzi di ricambio sul mercato nero. È quella scoperta dai finanzieri del Comando provinciale di Foggia, che hanno eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di 13 persone, indagate a vario titolo per associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato di autovetture, ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio.
Per dieci indagati è stata disposta la misura degli arresti domiciliari, mentre una persona è stata raggiunta dal divieto di dimora e altre due dall’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
L’operazione è il risultato di un’articolata attività investigativa condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Foggia, che avrebbe permesso di ricostruire la struttura e le modalità operative dell’organizzazione.
Due gruppi tra Bitonto e Cerignola
Secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo criminale sarebbe stato organizzato in due nuclei distinti ma collegati tra loro.
Il primo, operativo nell'area di Bitonto, sarebbe stato incaricato di individuare e rubare le automobili nel territorio del Barese. Per impossessarsi dei veicoli sarebbe stato utilizzato anche il cosiddetto metodo della “spintarella”, una tecnica che consente di mettere in moto e spostare alcune vetture sfruttando un altro mezzo.
Una volta rubate, le automobili sarebbero state trasferite nel territorio di Cerignola, dove sarebbe entrato in azione il secondo gruppo.
Qui i veicoli venivano secondo gli investigatori stoccati e smembrati, con la successiva commercializzazione dei singoli componenti. I pezzi di ricambio sarebbero stati quindi immessi sul mercato attraverso autodemolitori ritenuti compiacenti.
Un sistema che avrebbe consentito di trasformare rapidamente le auto rubate in componenti difficilmente riconducibili ai veicoli di provenienza.
Il riciclaggio dei proventi
L’attività investigativa avrebbe inoltre consentito di individuare un ulteriore meccanismo finalizzato a occultare la provenienza dei guadagni ottenuti dai furti.
Parte dei proventi dell'attività illecita sarebbe stata infatti reinvestita nell'acquisto di automobili formalmente destinate al noleggio. Secondo gli investigatori, questa operazione avrebbe avuto lo scopo di schermare e rendere più difficile individuare l'origine criminale delle somme.
Le contestazioni sono ora al vaglio dell’autorità giudiziaria e la posizione dei 13 indagati dovrà essere definita nel corso del procedimento.
