Gianmarco Costella, il creativo pugliese che sfida le regole del fashion

Gianmarco Costella è un modello e content creator pugliese che ha portato le sue radici dalla costa ionica alle passerelle internazionali. Nato a Ginosa Marina, ha trasformato la passione per la moda in una carriera che lo ha condotto fino alla Paris Fashion Week, senza mai perdere il legame con la sua terra. Dietro l'immagine dark e d'avanguardia che lo contraddistingue si cela una personalità autentica, ironica e profondamente legata ai valori e alle tradizioni della Puglia.

L'amore per gli outfit, i designer e la sperimentazione stilistica nasce grazie alla sorella Gaia, che gli trasmette la curiosità per un universo destinato a cambiare la sua vita. Informatico di formazione, Gianmarco sceglie di approfondire la propria vocazione studiando styling a Roma, fino a fondare un piccolo marchio indipendente, espressione della sua personale visione creativa.

Negli anni il suo volto è apparso sulle pagine di autorevoli riviste di settore e sui più importanti blog internazionali dedicati alla moda. La consacrazione arriva con la partecipazione alla sfilata Primavera/Estate 2027 di Rick Owens, realizzata in collaborazione con Adidas e presentata durante la Paris Fashion Week. Rick Owens porta in passerella una collezione che unisce sperimentazione, innovazione e ricerca estetica, con capi dal forte impatto visivo, pensati per rispondere alle sfide del cambiamento climatico: giacche e pantaloncini con ventole integrate, gilet refrigeranti e silhouette futuristiche trasformano la moda in una riflessione sul rapporto tra corpo, tecnologia e ambiente.

Ma è lontano dalla passerella che la storia di Gianmarco, assume un significato ancora più originale. Con la consueta ironia e una forte componente emotiva, decide infatti di coinvolgere sua madre in un progetto fotografico, facendole indossare gli stessi abiti concettuali che lui aveva portato in passerella. 

La storia di Gianmarco è quella di un giovane partito da una piccola località della costa pugliese e approdato sulle passerelle più prestigiose d'Europa senza mai rinunciare alla propria identità. 

Quando è nato il tuo rapporto con il fashion?

Ho sempre guardato i vestiti non come semplici pezzi di stoffa con un prezzo attaccato, ma come storie da scoprire. Mi incuriosiva capire il perché di ogni dettaglio: perché quel materiale, quella forma, quel colore. A un certo punto ho capito che attraverso il fashion, termine che preferisco a "moda", potevo esprimere la mia fantasia e comunicare qualcosa di autentico. La moda può essere superflua, lo stile invece è parte di chi siamo. Mi piace creare piccole opere d'arte che magari qualcuno definisce "strane", ma se riescono a suscitare una reazione significa che hanno già raggiunto il loro scopo.

 Il tuo percorso non nasce però direttamente nel mondo della moda. Come è avvenuto il cambiamento?

Arrivo dal mondo dell'informatica. Riparavo telefoni e computer tutto il giorno e mi affascinavano le nuove tecnologie, i materiali innovativi, la possibilità di unire tecnologia e fashion. Ma quel lavoro mi teneva troppo isolato, mentre io ho sempre avuto bisogno del contatto con le persone. La svolta è arrivata grazie a mia sorella: è stata lei a propormi di andare insieme a Roma a studiare come fashion stylist. Ho colto quell'occasione senza pensarci troppo ed è stata la decisione che ha cambiato la mia vita.

Oggi sei tra i fondatori di Altèra. Che tipo di progetto è?

Altèra è un brand indipendente che ho fondato insieme alla mia ragazza, Elisa Rossini. Lei è una tatuatrice straordinaria e una fashion designer incredibile. Abbiamo una visione comune e lavoriamo come due pezzi dello stesso puzzle. Il nostro obiettivo è andare controcorrente, proporre un'idea di fashion libera dalle logiche puramente commerciali e riportare al centro la creatività.

 L'upcycling è uno degli elementi distintivi del vostro lavoro. Perché questa scelta?

Perché crediamo che anche ciò che viene considerato uno scarto possa rinascere. Utilizziamo pelli e materiali destinati a essere buttati e li trasformiamo in pezzi unici, come i nostri bustier in pelle. Realizziamo anche accessori fuori dagli schemi, dalle borse ispirate ad animali iperrealistici alle mini bag a forma di bocca umana. Non ci interessa seguire i trend: vogliamo sorprendere e raccontare qualcosa attraverso ogni creazione.

Hai avuto anche l'opportunità di vivere da vicino il mondo di Rick Owens. Che esperienza è stata?

È qualcosa che difficilmente si riesce a descrivere. In quel contesto nessuno ti regala niente: devi dimostrare di avere carattere e personalità. Una volta dentro, però, ti senti parte di una famiglia. Rick Owens conosce tutti e tutti conoscono lui. Lavorare accanto a una figura così influente nel mondo del fashion è stato emozionante e formativo.

Quanto conta la tua famiglia nel tuo percorso?

Tantissimo. Mia madre, per me, rappresenta la vera essenza del fashion: in un ambiente spesso costruito, lei è autentica, spontanea e senza filtri. Vivendo a Roma la vedo meno di quanto vorrei, quindi condividere questi momenti con lei ha un valore enorme. La soddisfazione più grande è sentirla dire: "Questo mi piace", soprattutto perché non ha mai indossato capi così particolari. Anche mio padre è fondamentale: dietro le quinte mi aiuta con il set design e con le riprese. È molto riservato, ma ogni tanto riesco a convincerlo a comparire nei miei video.

Scegliere di distinguersi, però, significa anche esporsi alle critiche. Come le affronti?

Le critiche fanno parte del percorso. Se non ti omologhi vieni spesso visto come quello "diverso", ma non ho mai avuto il desiderio di vestirmi o comportarmi come tutti gli altri. Credo che oggi il vero valore sia avere carattere e rimanere fedeli alla propria identità. Seguire un trend solo perché lo fanno tutti non mi appartiene. Il mio modo di vedere il fashion è questo e non ho intenzione di cambiarlo.

Guardando al futuro, c'è un sogno che vorresti realizzare?

Mi piacerebbe collaborare con Demna Gvasalia o con Alessandro Michele. Sono due creativi che hanno rivoluzionato il modo di intendere il fashion e condividono quella follia creativa che sento molto vicina al mio modo di lavorare. Diciamo che con i folli mi sono sempre trovato bene.