"…Signore sei Tu?...": la teogonia di Santa Fizzarotti Selvaggi
DELIO DE MARTINO - “…Signore Sei tu?…” è l’originalissimo titolo dell’ultima silloge di Santa Fizzarotti Selvaggi, appena
pubblicato da Gagliano editore con la Prefazione di Francesco De Martino e la Postfazione di
padre Mariano Bubbico. Il titolo è una domanda aperta e in parte retorica lanciata al lettore ma,
ed è qui l’estrema sua ricercatezza, preceduta e seguita dai puntini di sospensione, una scelta
insolita per una silloge, che nel caso specifico può leggersi come una scelta precisa: quella di
inserire idealmente il volume in una rete poetica più grande ed estesa, quella della vasta
produzione della stessa poetessa ma anche del tessuto mistico del miracolo della poesia. L’opera
infatti si ricollega alla copiosa produzione poetica di Santa Fizzarotti ma allo stesso tempo il
volume si trasforma in una dichiarazione poetica.
Il sottotitolo “In compagnia di madonna Poesia” d’altronde spiega quello che è lo spirito ispiratore dell’opera. Quello di proporre una sorta di testo sacro controcorrente di una religione allo stesso tempo cattolica e laica, in cui la poesia possa essere letta come espressione divina dell’Altissimo ma al contempo come figlia del miracolo anche laico dell’espressione artistica dell’uomo.
La “madonna Poesia” è infatti anche la personificazione dello spirito poetico, del daimon che ispira la poetessa. Insomma l’opera è quasi una Teogonia (anche) laica di una religione poetica ed ecumenica che riunisce senza divisioni l’intera umanità. Non meraviglia dunque che nella premessa Santa Fizzarotti citi proprio Esiodo e la Teogonia, opera che racconta la nascita degli dei ma al contempo inizia con il celebre incontro con le muse sul monte Elicona che danzano e celebrano gli dei e che investono il poeta. In modo simile la poetessa in questo volume canta una teogonia in cui gli dei corrispondono a divinità anche poetiche.
Il prologo il cui incipit riprende la domanda del titolo, offre anche una risposta e chiarisce infatti che il signore è il “Divino Poeta” che trae “le forme / Del mondo / Sacrificando parte di te” (p. 27). L’explicit del prologo preannuncia il contenuto del volume “I nostri desideri […] sentono ogni minimo moto / Del cuore / perché Tu sei ovunque / Sempre”, un verso che ricorda il dantesco “L’amor che move il sole e l’altre stelle”.
La raccolta è organizzata in tre parti, ciascuna di cento poesie. La prima parte è intitolata In un sogno. Il sogno e la dimensione onirica sono la vera teogonia della Fizzarotti, la “nascita di ogni cosa visibile e invisibile”. Da questo sogno costellato di flash dalla forza icastica (plenilunio, materia oscura, fango, stelle, specchi) la cosmogonia poetica della poetessa prende lentamente forma in un continuo alternarsi di polarità opposte come oscurità e buio ma che finiscono sinesteticamente per corrispondere con le “lunghe notti invernali di gelo e di fuoco”.
I versi sono brevi e scorrevoli come l’“acqua chiara”. Versi in nuce multimediali ricchi di metafore, icone e sinestesie come nel montaliano “stridore di suoni oltre il muro” che ricorda il celebre “un forte scotere di lame” della lirica Corno Inglese del poeta genovese. Dal Caos primigenio magmatico e ossimorico della prima parte iniziano ad emergere le prime metafore della luce divina come “le piume nel vento” (p. 108),” il mare di gigli” (p. 109), “il canto dolce della tortora” (p. 113), le “zagare nel giardino” (p. 125) che la poetessa legge come segni di una ricerca interiore spirituale emotiva ma anche profondamente corporea.
Nella seconda parte che si intitola In desiderio di latte e parole d’amore, la ricerca porta i frutti che coinvolgono ancor più altri sensi come il gusto. Dal ramo di cedro si passa alla foglia “di cedrina e di menta / di nardo e di rosmarino” (p. 148) il cagnolino Glykà che porta nel nome l’etimo della dolcezza, e che insieme vive in una sorta di Eden perché, insieme alla gatta Pretty, vive in un paradiso terrestre di una “dimensione / Di assoluta incoscienza / Che dona / Il senso dell’eternità” (p. 151). Tra loci amoeni e dannunziane “piogge leggere” (p. 193), tra alberi diversi (il fico prodigo, p. 229, e il nespolo, p. 226), tra foreste di pensieri e sensuali labbra (Con le labbra baciare, p. 162) le prefigurazioni dell’Eden si succedono impastate di “pietre” (p. 195; quasi dantesche rime petrose) e di accese passioni.
Nell’ultima parte, intitolata Nell’eternità di madonna Poesia, tutto il vissuto delle precedenti due sezioni è sublimato in una specie di paradiso della poesia, un paradiso appunto laico e religioso allo stesso tempo. Questo regno sembra richiamare la celebre immagine di Borges che nella Poesia dei doni (L’artefice, 1960) affermò «Mi ero sempre immaginato il Paradiso sotto forma di una biblioteca». In questa ultima parte i temi si fanno più astratti e il dialogo con il Signore più diretto e franco, meno mediato da filtri terreni. Temi come l’amicizia, l’attesa, l’angelo, la volta celeste si alternano ad ogni modo a richiami terreni come quello del passerotto mentre dal punto di vista formale il testo assume la forma di prosimetro grazie alle postille di Giovanni Losito, brevi ma illuminanti, che riportano l’astratto a una dimensione più razionale ed ermeneutica. Fino all’ultima poesia “interminabile” in cui tutto si risolve nella speranza di una luce che vinca “d’improvviso” le tenebre.
Chiude la raccolta un’ode alla Madonna poesia trasfigurata in Fata Turchina cercata e “dispersa nel vento del Cosmo” (p. 437).
Ma come spesso accade nei libri della poetessa anche il paratesto assume un ruolo chiave: la religione laica che propone Santa Fizzarotti non è un’autoaffermazione ma un tessuto dialogico in cui c’è spazio per il dialogo interlinguistico e l’alterità. Dialogo dunque con altri linguaggi come quello iconico delle fotografie: oltre all’immagine di copertina (un lavoro in ceramica degli anni ’70 della stessa poetessa) dei fiori, gigli, rose e anemoni che ricordano l’etimologia di antologia (ánthos “fiore” e légo “raccolgo”, raccolta di fiori) accompagnano le cantiche insieme alla foto di un tramonto dell’amata Creta.
Oltre alle postille di Losito fanno parte del paratesto delle poesie anche la prefazione e la postfazione che offrono altrettante prospettive alle poesie: quella filologica che analizza i topoi letterari tra età antica e moderna e quella più prettamente religiosa, che inquadra le liriche nella cornice della festa del Carmelo.
Infine nel paratesto della silloge merita una menzione anche il Qr code stampato sulla quarta di copertina che apre i confini della poesia al linguaggio nello spazio digitale di un suggestivo videoclip musicale che traduce in musica e immagini l’Eden di Santa Fizzarotti Selvaggi. Nell’Eden della Fizzarotti dunque anche il linguaggio digitale costruisce ponti in direzione di Madonna poesia, un ulteriore e intangibile “granello / Di polvere stellare” su cui “Viaggiamo verso l’ignoto”.
Il volume sarà presentato al Festival del Libro possibile l’11 luglio alle 18.30 in Piazza dell’Orologio a Polignano a Mare.
Il sottotitolo “In compagnia di madonna Poesia” d’altronde spiega quello che è lo spirito ispiratore dell’opera. Quello di proporre una sorta di testo sacro controcorrente di una religione allo stesso tempo cattolica e laica, in cui la poesia possa essere letta come espressione divina dell’Altissimo ma al contempo come figlia del miracolo anche laico dell’espressione artistica dell’uomo.
La “madonna Poesia” è infatti anche la personificazione dello spirito poetico, del daimon che ispira la poetessa. Insomma l’opera è quasi una Teogonia (anche) laica di una religione poetica ed ecumenica che riunisce senza divisioni l’intera umanità. Non meraviglia dunque che nella premessa Santa Fizzarotti citi proprio Esiodo e la Teogonia, opera che racconta la nascita degli dei ma al contempo inizia con il celebre incontro con le muse sul monte Elicona che danzano e celebrano gli dei e che investono il poeta. In modo simile la poetessa in questo volume canta una teogonia in cui gli dei corrispondono a divinità anche poetiche.
Il prologo il cui incipit riprende la domanda del titolo, offre anche una risposta e chiarisce infatti che il signore è il “Divino Poeta” che trae “le forme / Del mondo / Sacrificando parte di te” (p. 27). L’explicit del prologo preannuncia il contenuto del volume “I nostri desideri […] sentono ogni minimo moto / Del cuore / perché Tu sei ovunque / Sempre”, un verso che ricorda il dantesco “L’amor che move il sole e l’altre stelle”.
La raccolta è organizzata in tre parti, ciascuna di cento poesie. La prima parte è intitolata In un sogno. Il sogno e la dimensione onirica sono la vera teogonia della Fizzarotti, la “nascita di ogni cosa visibile e invisibile”. Da questo sogno costellato di flash dalla forza icastica (plenilunio, materia oscura, fango, stelle, specchi) la cosmogonia poetica della poetessa prende lentamente forma in un continuo alternarsi di polarità opposte come oscurità e buio ma che finiscono sinesteticamente per corrispondere con le “lunghe notti invernali di gelo e di fuoco”.
I versi sono brevi e scorrevoli come l’“acqua chiara”. Versi in nuce multimediali ricchi di metafore, icone e sinestesie come nel montaliano “stridore di suoni oltre il muro” che ricorda il celebre “un forte scotere di lame” della lirica Corno Inglese del poeta genovese. Dal Caos primigenio magmatico e ossimorico della prima parte iniziano ad emergere le prime metafore della luce divina come “le piume nel vento” (p. 108),” il mare di gigli” (p. 109), “il canto dolce della tortora” (p. 113), le “zagare nel giardino” (p. 125) che la poetessa legge come segni di una ricerca interiore spirituale emotiva ma anche profondamente corporea.
Nella seconda parte che si intitola In desiderio di latte e parole d’amore, la ricerca porta i frutti che coinvolgono ancor più altri sensi come il gusto. Dal ramo di cedro si passa alla foglia “di cedrina e di menta / di nardo e di rosmarino” (p. 148) il cagnolino Glykà che porta nel nome l’etimo della dolcezza, e che insieme vive in una sorta di Eden perché, insieme alla gatta Pretty, vive in un paradiso terrestre di una “dimensione / Di assoluta incoscienza / Che dona / Il senso dell’eternità” (p. 151). Tra loci amoeni e dannunziane “piogge leggere” (p. 193), tra alberi diversi (il fico prodigo, p. 229, e il nespolo, p. 226), tra foreste di pensieri e sensuali labbra (Con le labbra baciare, p. 162) le prefigurazioni dell’Eden si succedono impastate di “pietre” (p. 195; quasi dantesche rime petrose) e di accese passioni.
Nell’ultima parte, intitolata Nell’eternità di madonna Poesia, tutto il vissuto delle precedenti due sezioni è sublimato in una specie di paradiso della poesia, un paradiso appunto laico e religioso allo stesso tempo. Questo regno sembra richiamare la celebre immagine di Borges che nella Poesia dei doni (L’artefice, 1960) affermò «Mi ero sempre immaginato il Paradiso sotto forma di una biblioteca». In questa ultima parte i temi si fanno più astratti e il dialogo con il Signore più diretto e franco, meno mediato da filtri terreni. Temi come l’amicizia, l’attesa, l’angelo, la volta celeste si alternano ad ogni modo a richiami terreni come quello del passerotto mentre dal punto di vista formale il testo assume la forma di prosimetro grazie alle postille di Giovanni Losito, brevi ma illuminanti, che riportano l’astratto a una dimensione più razionale ed ermeneutica. Fino all’ultima poesia “interminabile” in cui tutto si risolve nella speranza di una luce che vinca “d’improvviso” le tenebre.
Chiude la raccolta un’ode alla Madonna poesia trasfigurata in Fata Turchina cercata e “dispersa nel vento del Cosmo” (p. 437).
Ma come spesso accade nei libri della poetessa anche il paratesto assume un ruolo chiave: la religione laica che propone Santa Fizzarotti non è un’autoaffermazione ma un tessuto dialogico in cui c’è spazio per il dialogo interlinguistico e l’alterità. Dialogo dunque con altri linguaggi come quello iconico delle fotografie: oltre all’immagine di copertina (un lavoro in ceramica degli anni ’70 della stessa poetessa) dei fiori, gigli, rose e anemoni che ricordano l’etimologia di antologia (ánthos “fiore” e légo “raccolgo”, raccolta di fiori) accompagnano le cantiche insieme alla foto di un tramonto dell’amata Creta.
Oltre alle postille di Losito fanno parte del paratesto delle poesie anche la prefazione e la postfazione che offrono altrettante prospettive alle poesie: quella filologica che analizza i topoi letterari tra età antica e moderna e quella più prettamente religiosa, che inquadra le liriche nella cornice della festa del Carmelo.
Infine nel paratesto della silloge merita una menzione anche il Qr code stampato sulla quarta di copertina che apre i confini della poesia al linguaggio nello spazio digitale di un suggestivo videoclip musicale che traduce in musica e immagini l’Eden di Santa Fizzarotti Selvaggi. Nell’Eden della Fizzarotti dunque anche il linguaggio digitale costruisce ponti in direzione di Madonna poesia, un ulteriore e intangibile “granello / Di polvere stellare” su cui “Viaggiamo verso l’ignoto”.
Il volume sarà presentato al Festival del Libro possibile l’11 luglio alle 18.30 in Piazza dell’Orologio a Polignano a Mare.
