Tumore del rene, uno studio internazionale apre nuove prospettive: ridotto del 28% il rischio di recidiva dopo l’intervento
Il Policlinico di Bari tra i centri coinvolti nella ricerca pubblicata sul “New England Journal of Medicine”. Il prof. Camillo Porta tra gli autori dello studio
Una nuova combinazione di farmaci potrebbe cambiare l’approccio alla terapia dopo l’intervento chirurgico per il tumore del rene. Uno studio internazionale, che ha coinvolto anche il Policlinico di Bari con il professor Camillo Porta, direttore dell’Oncologia universitaria, ha dimostrato una riduzione del 28% del rischio di recidiva o morte rispetto alla sola immunoterapia.
La ricerca è stata pubblicata sul New England Journal of Medicine, una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali in ambito medico, e ha analizzato l’efficacia dell’aggiunta di belzutifan alla terapia standard con pembrolizumab nei pazienti operati per carcinoma renale ad alto rischio.
Secondo i risultati dello studio, la combinazione dei due farmaci migliora in modo significativo la sopravvivenza libera da malattia rispetto al trattamento con il solo pembrolizumab. Belzutifan è un farmaco di nuova generazione che agisce interferendo con i meccanismi che consentono al tumore di svilupparsi, limitandone la crescita.
Una nuova arma contro il rischio di ricaduta
Il carcinoma renale ad alto rischio rappresenta una delle forme più complesse da gestire anche dopo l’asportazione chirurgica del tumore. Storicamente, circa il 40% dei pazienti può assistere alla ricomparsa della malattia entro cinque anni dall’intervento di rimozione totale o parziale del rene.
La nuova combinazione terapeutica punta proprio a ridurre questo rischio. A due anni dall’intervento chirurgico, infatti, l’80,7% dei pazienti trattati con pembrolizumab e belzutifan risultava vivo e senza recidiva, contro il 73,7% dei pazienti sottoposti alla precedente terapia standard con il solo pembrolizumab.
Lo studio ha coinvolto diversi centri ospedalieri internazionali, tra cui il Policlinico di Bari, unico centro pugliese e uno dei pochi italiani partecipanti alla ricerca.
Il commento del professor Porta
«La pubblicazione di questi risultati sul New England Journal of Medicine rappresenta un passaggio importante nella ricerca sul carcinoma renale – spiega il professor Camillo Porta –. Si tratta di un risultato che apre nuove prospettive per ridurre il rischio di ricomparsa della malattia in una popolazione di pazienti particolarmente ad alto rischio di ricaduta».
Il professore sottolinea anche l’importanza di una valutazione attenta del rapporto tra benefici e possibili effetti collaterali della nuova terapia.
«Sebbene l’incidenza di tossicità sia superiore con la terapia combinata rispetto al pembrolizumab in monoterapia – aggiunge Porta – il profilo di sicurezza dell’associazione tra i due farmaci si è dimostrato più che accettabile».
Gli effetti indesiderati, tra cui l’anemia, sono risultati nella maggior parte dei casi reversibili e gestibili attraverso modifiche temporanee della terapia o riduzioni del dosaggio, senza un frequente ricorso a trattamenti di supporto o alla sospensione definitiva del trattamento.
Resta comunque fondamentale una selezione accurata dei pazienti candidabili alla terapia e un coinvolgimento attivo nella valutazione del rapporto beneficio-rischio.
Il lavoro del team di ricerca del Policlinico
Il professor Porta ha rivolto un ringraziamento alla direzione del Policlinico di Bari e all’intero gruppo di lavoro che ha contribuito allo studio, con un riconoscimento particolare alla dottoressa Mimma Rizzo, responsabile delle sperimentazioni cliniche dell’Unità Operativa di Oncologia, per il coordinamento e la gestione delle attività di ricerca clinica.
Lo studio conferma il ruolo del Policlinico di Bari nella ricerca oncologica internazionale e apre nuove prospettive per migliorare la cura dei pazienti affetti da carcinoma renale ad alto rischio.
.jpeg)