Ai Giochi del Mediterraneo c’è “Ninì e la balena”
Il teatro celebra la memoria del mare di Taranto
Quando lo sport incontra la memoria di una città, il Mediterraneo diventa racconto. Perché i Giochi non sono soltanto competizione, ma anche occasione per riscoprire l’identità dei luoghi che li ospitano, le loro storie e il patrimonio culturale che li rende unici. È in questa prospettiva che si inserisce uno degli appuntamenti del programma culturale che accompagna la manifestazione. Evento Ufficiale Collaterale XX Ed. Giochi del Mediterraneo – Taranto 2026, lo spettacolo «Ninì e la balena» della compagnia teatrale Crest di Taranto andrà in scena sabato 29 agosto, alle ore 21, nella Corte del MuDi (Museo Diocesano). L’ingresso è gratuito con prenotazione al numero 333.2694897.
Interpretato da Giovanni Guarino e dal giovane Andrea Romanazzi, con la regia e la drammaturgia di Michelangelo Campanale e Antonella Ruggiero, lo spettacolo restituisce al pubblico una delle pagine più sorprendenti e poco conosciute della storia di Taranto: quella della balena Franca boreale che, nel febbraio del 1887, comparve nel Golfo di Taranto, primo esemplare della specie mai avvistato nel Mediterraneo, suscitando paura e sgomento tra la popolazione.
Una vicenda che oggi diventa metafora del rapporto tra una comunità e il suo mare, della difficoltà di confrontarsi con ciò che è sconosciuto e della capacità della memoria di trasformare un episodio del passato in patrimonio collettivo. Un racconto profondamente mediterraneo che dialoga idealmente con lo spirito dei Giochi, chiamati a celebrare non solo l’incontro fra i popoli che si affacciano su questo mare, ma anche il patrimonio culturale e identitario che li accomuna.
Il lavoro nasce dall’incontro artistico tra il Crest e Michelangelo Campanale, oggi tra i più autorevoli autori e registi del teatro per le nuove generazioni anche in ambito internazionale, che firma regia e drammaturgia insieme ad Antonella Ruggiero. Lo stesso Campanale cura anche scene e disegno luci, dando vita a un allestimento essenziale e fortemente evocativo.
Sul palco torna Giovanni Guarino, figura storica del Crest e tra i fondatori della compagnia, affiancato dal giovane Andrea Romanazzi, impegnato in un percorso scenico che intreccia teatro d’attore, teatro di figura e teatro d’ombre. E proprio le ombre, curate da Marco Guarrera del gruppo Malombra, contribuiscono a costruire un immaginario poetico nel quale realtà e memoria si fondono in un continuo dialogo con il mare. Completano l’impianto scenico i costumi di Maria Pascale, che presta anche la voce alla Balena, mentre la voce del giovane Ninì è affidata a Emma Nisi. Il coordinamento tecnico dello spettacolo è curato da Walter Mirabile.
«Ninì e la balena» costruisce un universo poetico e visivo nel quale linguaggi differenti si fondono per raccontare una storia di straordinaria forza simbolica. Al centro c’è la comparsa della balena nel Golfo di Taranto e la reazione degli abitanti che, incapaci di riconoscere in quell’enorme creatura un animale pacifico, la colpirono con fiocine, rivoltelle e persino candelotti di dinamite. I resti dell’animale sono oggi conservati al Museo Zoologico di Napoli, memoria concreta di un evento che rischiava di essere dimenticato e che il Crest restituisce alla città come parte del suo patrimonio culturale immateriale, confermando l’attenzione che la compagnia dedica da sempre allo storytelling del territorio.
Come nel romanzo «Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa» di Luis Sepúlveda, lo spettacolo invita il pubblico a cambiare prospettiva, osservando gli esseri umani attraverso lo sguardo della balena. Ne nasce una riflessione delicata e intensa sulla paura dell’ignoto, sulle conseguenze che essa può generare, ma anche sulla possibilità che memoria, conoscenza e incontro diventino strumenti di crescita e consapevolezza.
Il pescatore Ninì, ormai anziano, ripercorre nell’interpretazione di Giovanni Guarino il giorno in cui, da bambino, fu il primo ad avvistare la balena e a dare l’allarme. Un gesto istintivo, dettato dalla paura, destinato a segnare l’intera sua esistenza, trasformando lo stupore dell’infanzia prima in rimorso e poi in una più profonda coscienza del rapporto tra l’uomo, la natura e la memoria.
In questo racconto, il mare non è pertanto soltanto lo scenario dell’azione, ma il vero protagonista: luogo di incontro e di scoperta, custode di memorie e identità condivise. È lo stesso Mediterraneo che i XX Giochi del Mediterraneo di Taranto celebrano attraverso lo sport come spazio di dialogo, cooperazione e conoscenza reciproca tra i popoli. Con «Ninì e la balena», il Crest affida al teatro il compito di ricordare che ogni comunità cresce quando è capace di rileggere il proprio passato e trasformarlo in un patrimonio condiviso, restituendo alla città una storia che appartiene alla sua memoria e, insieme, all’immaginario del Mediterraneo.
Quando lo sport incontra la memoria di una città, il Mediterraneo diventa racconto. Perché i Giochi non sono soltanto competizione, ma anche occasione per riscoprire l’identità dei luoghi che li ospitano, le loro storie e il patrimonio culturale che li rende unici. È in questa prospettiva che si inserisce uno degli appuntamenti del programma culturale che accompagna la manifestazione. Evento Ufficiale Collaterale XX Ed. Giochi del Mediterraneo – Taranto 2026, lo spettacolo «Ninì e la balena» della compagnia teatrale Crest di Taranto andrà in scena sabato 29 agosto, alle ore 21, nella Corte del MuDi (Museo Diocesano). L’ingresso è gratuito con prenotazione al numero 333.2694897.
Interpretato da Giovanni Guarino e dal giovane Andrea Romanazzi, con la regia e la drammaturgia di Michelangelo Campanale e Antonella Ruggiero, lo spettacolo restituisce al pubblico una delle pagine più sorprendenti e poco conosciute della storia di Taranto: quella della balena Franca boreale che, nel febbraio del 1887, comparve nel Golfo di Taranto, primo esemplare della specie mai avvistato nel Mediterraneo, suscitando paura e sgomento tra la popolazione.
Una vicenda che oggi diventa metafora del rapporto tra una comunità e il suo mare, della difficoltà di confrontarsi con ciò che è sconosciuto e della capacità della memoria di trasformare un episodio del passato in patrimonio collettivo. Un racconto profondamente mediterraneo che dialoga idealmente con lo spirito dei Giochi, chiamati a celebrare non solo l’incontro fra i popoli che si affacciano su questo mare, ma anche il patrimonio culturale e identitario che li accomuna.
Il lavoro nasce dall’incontro artistico tra il Crest e Michelangelo Campanale, oggi tra i più autorevoli autori e registi del teatro per le nuove generazioni anche in ambito internazionale, che firma regia e drammaturgia insieme ad Antonella Ruggiero. Lo stesso Campanale cura anche scene e disegno luci, dando vita a un allestimento essenziale e fortemente evocativo.
Sul palco torna Giovanni Guarino, figura storica del Crest e tra i fondatori della compagnia, affiancato dal giovane Andrea Romanazzi, impegnato in un percorso scenico che intreccia teatro d’attore, teatro di figura e teatro d’ombre. E proprio le ombre, curate da Marco Guarrera del gruppo Malombra, contribuiscono a costruire un immaginario poetico nel quale realtà e memoria si fondono in un continuo dialogo con il mare. Completano l’impianto scenico i costumi di Maria Pascale, che presta anche la voce alla Balena, mentre la voce del giovane Ninì è affidata a Emma Nisi. Il coordinamento tecnico dello spettacolo è curato da Walter Mirabile.
«Ninì e la balena» costruisce un universo poetico e visivo nel quale linguaggi differenti si fondono per raccontare una storia di straordinaria forza simbolica. Al centro c’è la comparsa della balena nel Golfo di Taranto e la reazione degli abitanti che, incapaci di riconoscere in quell’enorme creatura un animale pacifico, la colpirono con fiocine, rivoltelle e persino candelotti di dinamite. I resti dell’animale sono oggi conservati al Museo Zoologico di Napoli, memoria concreta di un evento che rischiava di essere dimenticato e che il Crest restituisce alla città come parte del suo patrimonio culturale immateriale, confermando l’attenzione che la compagnia dedica da sempre allo storytelling del territorio.
Come nel romanzo «Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa» di Luis Sepúlveda, lo spettacolo invita il pubblico a cambiare prospettiva, osservando gli esseri umani attraverso lo sguardo della balena. Ne nasce una riflessione delicata e intensa sulla paura dell’ignoto, sulle conseguenze che essa può generare, ma anche sulla possibilità che memoria, conoscenza e incontro diventino strumenti di crescita e consapevolezza.
Il pescatore Ninì, ormai anziano, ripercorre nell’interpretazione di Giovanni Guarino il giorno in cui, da bambino, fu il primo ad avvistare la balena e a dare l’allarme. Un gesto istintivo, dettato dalla paura, destinato a segnare l’intera sua esistenza, trasformando lo stupore dell’infanzia prima in rimorso e poi in una più profonda coscienza del rapporto tra l’uomo, la natura e la memoria.
In questo racconto, il mare non è pertanto soltanto lo scenario dell’azione, ma il vero protagonista: luogo di incontro e di scoperta, custode di memorie e identità condivise. È lo stesso Mediterraneo che i XX Giochi del Mediterraneo di Taranto celebrano attraverso lo sport come spazio di dialogo, cooperazione e conoscenza reciproca tra i popoli. Con «Ninì e la balena», il Crest affida al teatro il compito di ricordare che ogni comunità cresce quando è capace di rileggere il proprio passato e trasformarlo in un patrimonio condiviso, restituendo alla città una storia che appartiene alla sua memoria e, insieme, all’immaginario del Mediterraneo.
