'Oltre la vita', quando gli umili fanno la Storia


FRANCESCO GRECO
- “La vita delle nostre antenate e dei nostri antenati è stata caratterizzata da fatiche, angustie, privazioni, con un alto tasso di mortalità per denutrizione, malattie e carestie. Le madri mettevano al centro della tavola un piatto grande di terracotta…”.

La Storia è un fiume limaccioso che riceve di continuo le acque degli affluenti. A volte chiare, altre torbide. E’ in tal modo che arricchisce le sue narrazioni, costruisce la memoria, la coscienza, verità condivise, il puzzle dell’identità dei popoli.

Un meccanismo che desta interesse e sorprese, ma anche bellezza e mistero. Che non và mai interrotto: sarebbe una profonda lacerazione nell’immaginario delle generazioni in progress, provocherebbe smarrimento e perdita di autostima.

Il lavoro dello storico è quello di recuperare racconti, affabulazioni, fatti, avvenimenti, aneddoti, dalle voci dirette e da archivi e documenti cartacei, depurarli dalle emozioni e condividerli con il suo territorio. La microstoria.

Ciò è ancor più importante quando sono avvenuti ai confini della Storia, dove il rischio che i materiali vadano perduti è enorme, la damnatio memoriae è sempre in agguato, soprattutto di questi tempi in cui viviamo turbati dalla modernità, i suoi feticci, le icone. Tutto ciò ha anche un grande valore pedagogico, che si irradia in chiave polisemica. Poiché, se non si conosce il passato, è difficile vagheggiare un’idea di futuro.

E’ questo il background da cui muove l’ultimo lavoro della scrittrice e dottoressa pugliese Antonia Occhilupo, “Oltre la vita” (Il Sacerdote Poeta e il Contadino), Youcanprint 2026, pp. 200, euro 26,00, pubblicazione impreziosita da un vasto apparato fotografico.

Partendo dal dialogo e la condivisione di sentimenti e di lacerti di memoria di un sacerdote e un contadino vicini di casa nel Novecento nei piccoli paesi di Terra d’Otranto (clero e servi della gleba, sullo sfondo si intravede la nobiltà che possiede tutta la terra e che la fa lavorare agli umili), la scrittrice in veste di storica compone un mosaico che, traslato (da Acquarica del Capo e dintorni) in tutto il Mezzogiorno, rimanda tutta la complessità di un universo: la vita quotidiana, i meccanismi sociali micro meso macro, relazionali, affettivi, famigliari, la gerarchia dei valori, l’architettura spirituale, i miti e i riti, guerre, matrimoni, conflitti pubblici e privati di un mondo tenuto unito da una potente energia ancestrale.

Un affresco possente, sfaccettato, appassionato, di grande respiro sociologico e antropologico, storico e ovviamente politico, che si trasfigura in un documento da condividere con le generazioni in itinere (magari nelle scuole) oggi che chi detiene il potere vorrebbe farci vivere sospesi in un eterno presente, dai valori estranei e posticci, formattando un passato così ricco e strutturato, in modo da gestire il nostro futuro.