Papa Francesco, la morte e i proverbi
VITTORIO POLITO - Papa Francesco, in una delle sue catechesi, affermava che oggi “si cerca in tutti i modi di allontanare il pensiero della nostra fine, illudendosi così di togliere alla morte il suo potere e scacciare il timore”. Ma, ribadisce, “la fede cristiana non è un modo per esorcizzare la paura della morte, piuttosto ci aiuta ad affrontarla”. E “viene dalla risurrezione di Cristo” la vera luce che illumina il mistero della morte. Per questo “va sempre privilegiato il diritto alla cura e alla cura per tutti, affinché i più deboli, in particolare gli anziani e i malati, non siano mai scartati”.
Morire significa cessare di vivere, detto di uomini o animali e, genericamente, di ogni organismo, anche vegetale.
Si può morire prematuramente, di malattia, di vecchiaia, di morte violenta, di fame, di stenti, da eroe, da vile, cristianamente, in peccato, come un cane, cioè abbandonato da tutti, ecc.
In sostanza si tratta di affermazioni ispirate dal fatalismo e dall’assoluta impotenza dell’uomo davanti all’ineluttabilità e all’imprevedibilità della morte. Il consiglio della saggezza suggerisce di pensarci qualche volta, senza esagerare. Per molti la morte è un elemento funesto; per altri può rappresentare un sollievo, soprattutto se sopravviene a uno stato di malattia o di sofferenza. Alla morte viene riconosciuta anche una qualità positiva, nel senso che tutti muoiono: i ricchi come i poveri, i potenti come i miseri, i giovani come i vecchi, i cattivi come i buoni.
La cosiddetta cultura del “benessere” cerca di rimuovere la realtà della morte ma, in maniera drammatica, la pandemia del coronavirus l’ha rimessa in evidenza. È stato terribile: la morte era dappertutto e tante persone hanno perduto persone care senza poter stare vicino a loro, e questo ha reso la morte ancora più dura da accettare e da elaborare.
Non dimenticate che la vita è un diritto, non la morte.
Ed ora vediamo i consigli della saggezza.
Morire è l’ultima faccenda. Quasi mai si pensa alla morte, per la semplice ragione che, prendendola in considerazione, bisogna cancellare tutto il resto.
Tutto è meglio della morte. Per analogia, qualunque alternativa si preferisce alla fine: si accettano malattie, povertà, infermità, piuttosto che la morte.
Chi muore giace e chi vive si dà pace. Anche questo proverbio è piuttosto vivo e diffuso. La vita continua oltre ogni dolore.
Chi vuol morire presto e bene, faccia suo erede il medico. Designando il medico come erede del proprio cospicuo patrimonio, ci si propizia una morte tranquilla, serena e indolore, provocata da colui che è impaziente della nostra generosità.
Nessuno muore contento. Nonostante si sappia quanto la vita sia dolorosa e difficile, come la fede chiama alla beatitudine eterna, nessuno è lieto di morire.
Buona vita a tutti!
