Alzheimer, a Bitonto il “Giardino dei Ricordi”: un pomeriggio di emozioni e speranza
BITONTO - Il “Giardino dei Ricordi” è un ideale e simbolico luogo d’incontro dove i malati di Alzheimer ritrovano l’affetto dei loro cari per condividere momenti di vita vera e allontanare quel buio che permea un’esistenza non facile e complessa. Vi campeggia l’albero costruito con carta e materiale riciclabile dall’alacre signor Rocco, ospite nella RSA, che con grande passione e certosina laboriosità ha creato una piccola ma significativa opera d’arte. Su ogni foglia sono scolpite alcune parole che esprimono solidarietà, amore fraterno, speranza, continuità, ascolto, relazione, reciprocità, appartenenza.
In quel giardino animato da sentimenti puri e da un’umanità profonda sono stati poi piantati i fiori azzurri stilizzati “non ti scordar di me”, con riflessioni e pensieri scritti da ogni famiglia partecipe di un evento così emotivo e coinvolgente.
È stato un pomeriggio intenso, tra abbracci e sguardi felici, quello vissuto nel Centro Diurno “Prof. Domenico Saracino” della Fondazione “Giovanni XXIII” di Bitonto per celebrare la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, grazie soprattutto all’iniziativa e all’impegno degli operatori che quotidianamente sono al fianco dei pazienti con abnegazione e spirito solidale.
Una malattia neurodegenerativa che colpisce la memoria e le funzioni cognitive, con effetti devastanti che si ripercuotono sulla capacità di parlare e di pensare, causando anche stati di confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale.
«L’Alzheimer è purtroppo un male endemico della nostra società, con un aumento esponenziale dei casi – ha dichiarato Giovanni Procacci, presidente della Fondazione -. Perdere lentamente, ma inesorabilmente, la memoria significa ledere la dignità e l’identità stessa della persona che va incontro a difficoltà nelle relazioni con i propri cari e col mondo esterno. Nella nostra struttura accogliamo e accudiamo i malati di Alzheimer, dando loro il massimo del conforto e dell’assistenza. Vogliamo esprimere tutta la gratitudine possibile a operatrici e operatori che con tenerezza e dedizione prendono per mano i malati per far fronte ai loro bisogni nei diversi stadi e gradi della fragilità. Questa giornata si svolge all’insegna della condivisione e della solidarietà. La cosa più toccante è vedere i pazienti insieme ai loro familiari, con quell’afflato amorevole che riempie i nostri cuori».
I malati non possono essere lasciati soli e hanno bisogno di aiuto, sostegno, attenzioni, affetto e cure. Tutto si svolge nel Centro Alzheimer integrato, intitolato all’indimenticabile “Prof. Domenico Saracino”, che comprende il Nucleo residenziale specializzato dotato di 24 posti letto per anziani allo stadio severo della malattia e il centro diurno che accoglie una trentina di pazienti con frequenza giornaliera.
Anche Gaetano Centrone, neurologo che opera nella Fondazione, ha elogiato l’assistenza capillare e la predisposizione d’animo degli operatori, un lavoro molto impegnativo considerando che i casi trattati sono diversi uno dall’altro e vanno affrontati con tanta professionalità e sensibilità.
Seduti intorno a un tavolo, i malati di Alzheimer e i propri cari, figli insieme alle loro mamme e ai loro papà anziani, hanno riannodato i fili del focolare domestico, cercando di aprire uno squarcio nell’esistenza di quanti vedono scorrere la propria vita tra le ombre del declino cognitivo che offuscano la mente.
Ognuno ha ritagliato i petali dei fiori di carta, in una sorta di laboratorio simultaneo creato dagli operatori. Dietro la variopinta composizione, formata anche da uno stelo, è stata scritta una frase che riportasse un vissuto emotivo, una piccola storia, un’abitudine familiare, in modo da far riaffiorare il ricordo del passato di fronte allo sgretolamento progressivo della memoria.
I fiori sono stati poi piantati sotto l’albero, espressione significativa e colorita di quel giardino meraviglioso che lascia aperta la porta alla speranza.
«L’albero ci invita a guardare la persona prima della malattia, perché è importante recuperare e valorizzare la sua storia di vita, la dignità stessa che l’Alzheimer non può cancellare», hanno sottolineato le psicologhe della Fondazione.
È l’amore incondizionato che vince e resiste alla malattia, anche quando la mente perde il ricordo di chi si ha di fronte.

