Cosimo Scarano, Presidente Dream Life Ets: ''Il nostro progetto per supportare le disabilità''





LECCE - Il progetto “SUPER ART – LABORATORIO DI PITTURA INCLUSIVO” nasce dall’esperienza pluriennale di DreamLife ETS nel supporto a famiglie con bambini e ragazzi affetti da disabilità neuro-psicomotorie e neuro-atipicità, in particolare Paralisi Cerebrale Infantile (PCI) e altri Bisogni Educativi Speciali.

Il progetto intende rispondere a tali criticità attraverso un intervento mirato e concentrato, finalizzato a creare dei momenti in uno spazio accessibile e accogliente in cui bambini con disabilità e i loro caregiver possano sperimentare percorsi di espressione, relazione e partecipazione alla vita comunitaria.

L’arte, e in particolare la pittura e le attività manuali, viene utilizzata come strumento educativo e sociale capace di favorire la comunicazione non verbale, il benessere emotivo e lo sviluppo di relazioni positive, soprattutto in presenza di fragilità complesse.

S realizza un ciclo di sei incontri laboratoriali artistici inclusivi, della durata di circa due ore ciascuno, rivolti a bambini e ragazzi con disabilità e ai loro caregiver familiari. I laboratori sono finalizzati a stimolare l’espressione creativa, la socializzazione e il benessere emotivo dei partecipanti, valorizzando le capacità individuali e favorendo esperienze positive di condivisione. Ne abbiamo parlato con Cosimo Scarano, Presidente DREAM LIFE ETS.

Cos’è “SUPER ART” e da quale esigenza nasce questo progetto? 

SUPER ART È un format estrapolato da un progetto più ampio che ha in cantiere la DREAM LIFE, ovvero “STELLINO OASI CLUB: Un’oasi aperta a tutti con spazi al chiuso e all’aperto per attività ludiche, ricreative, formative riservate a persone situazioni di svantaggio, disabili e anziani. Super Art è un laboratorio di pittura riservato a una fascia di persone con disabilità tra i 6 e 16 anni con l’obiettivo di offrire loro la possibilità di vivere nuove emozioni, creare nuove relazioni. Condotto da una pittrice professionista e da una psicologa, anche i genitori e caregiver presenti potranno godere di questi momenti di condivisione. 

L’esperienza di DreamLife ETS nasce da un lavoro pluriennale accanto a famiglie e ragazzi con disabilità neuro-psicomotorie e neuro-atipicità. Quali bisogni avete incontrato più frequentemente e che cosa vi ha spinto a intervenire attraverso l’arte?  

Bisogna fare una promessa importante: esistono diverse forme di disabilità, diverse patologie, diverse condizioni di vita e quindi anche una diversa quotidianità dei genitori e dei Caregiver; Le esigenze sono le stesse ma il disagio principale è quello di riorganizzare una quotidianità che non è mai routine, avere un supporto pratico a casa e, spesso soprattutto quando si scopre la patologia del proprio figlio, avere un supporto psicoterapeutico, una giusta consulenza per conoscere diritti e normative utili a tutelare i diritti del disabile. L’arte, nella fattispecie di laboratori artistici e ricreativi, consente ad alcune persone con disabilità, con un minimo livello cognitivo, di guadagnare nuove emozioni di crearsi quel capitale semantico, di memorie e ricordi che noi tutti abbiamo, e di conoscere altre persone che vivono la stessa situazione. L’arte non è solo espressione ma anche condivisione di emozioni.

Perché avete scelto proprio la pittura come strumento di inclusione, relazione ed espressione? 

Come mi dicevo prima, perché la pittura, come altre forme di espressione artistica, è una di quelle che consente di coinvolgere un target maggiore di persone con disabilità e svantaggi vari; l’obiettivo è comunque quello di creare e liberare delle emozioni in queste persone che non sempre a vivere. 

Quanto è importante, secondo lei, creare luoghi in cui bambini e ragazzi con disabilità possano semplicemente esprimersi senza sentirsi giudicati o limitati dalle proprie difficoltà?

Questo è un problema che riguarda tutti noi. In particolare, chi ha disabilità o situazioni di svantaggio vive da tempo quello che è uno stigma, una ghettizzazione e una classificazione delle proprie “mancanze”.  Oggi invece c’è necessità di includere nella società anche quelle persone, si disabili, ma che possono dare un contribuito lavorativo come le “abilità” che hanno. Grazie anche alle nuove tecnologie, i social e le piattaforme digitali anche i disabili, che hanno capacità comunicative verbale, oggi possono auto includersi nel mondo reale e virtuale per far conoscere di persona le loro situazioni di svantaggio ma anche le loro competenze e attitudini. E’ un nuovo orizzonte non solo per loro, ma per tutta la società.