Ex Ilva, M5S: «Meloni riferisca e intervenga subito. Stop ai licenziamenti a Taranto»
BARI - Il Movimento 5 Stelle chiede alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di riferire urgentemente in Parlamento sulla situazione dell’ex Ilva e di assumere direttamente la responsabilità politica delle decisioni sul futuro dello stabilimento e del territorio di Taranto.
«Abbiamo chiesto formalmente alla Camera e al Senato un’informativa urgente della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sulla gravissima situazione dell’ex Ilva», dichiarano il senatore e vicepresidente del M5S Mario Turco e il deputato e coordinatore regionale M5S Puglia Leonardo Donno.
Per i due esponenti pentastellati, «non sono più accettabili silenzi, rinvii o dichiarazioni affidate di volta in volta ai singoli ministri». Il M5S ribadisce quindi la propria posizione a favore della chiusura dell’area a caldo e di una riconversione economica, produttiva, sociale e ambientale di Taranto.
Secondo Turco e Donno, il percorso avviato durante il governo Conte II sarebbe stato interrotto dall’attuale esecutivo, anche attraverso il definanziamento di risorse del Pnrr e l’abbandono di diversi progetti collegati al “Cantiere Taranto”.
I due esponenti M5S richiamano inoltre la recente sentenza della Corte d’Appello di Milano, sostenendo che «la chiusura dell’area a caldo non è più rinviabile». Nella loro ricostruzione, il governo sarebbe rimasto «sostanzialmente inerme» negli ultimi quattro anni, con la cancellazione anche del miliardo di euro del Pnrr destinato alla decarbonizzazione, all’idrogeno verde e alla riconversione industriale.
Particolarmente pesante, secondo il M5S, il bilancio sul fronte della salute. La nota cita 2.035 malattie professionali, circa mille delle quali di natura tumorale, e 653 decessi accertati negli ultimi 14 anni fino al 2024, senza includere i lavoratori dell’indotto e la popolazione. A questi dati si aggiungerebbero oltre 2.000 tonnellate di amianto da rimuovere, indicate dal Tribunale di Milano.
«Numeri che certificano una situazione non più tollerabile», affermano Turco e Donno, secondo i quali è necessario superare definitivamente il modello produttivo legato alle fonti inquinanti, programmando e finanziando le bonifiche e, contemporaneamente, fermando i licenziamenti collettivi annunciati dalle imprese dell’indotto.
Il Movimento 5 Stelle ha quindi depositato alla Camera e al Senato una mozione con una serie di impegni. Tra le richieste figura un Accordo di Programma per Taranto, da sottoscrivere tra governo, enti territoriali e rappresentanze sociali, insieme allo stop ai licenziamenti che, secondo la nota, coinvolgerebbero circa 2.500 lavoratori dell’indotto.
«Occorre mettere subito in campo risorse e strumenti per la riconversione, chiudere l’area a caldo, procedere alle bonifiche, tutelare tutti i livelli occupazionali e costruire nuove prospettive industriali», sostengono i due esponenti pentastellati.
Il M5S chiede quindi un piano nazionale che coinvolga tutte le istituzioni e accompagni la riconversione economica, industriale, sociale e ambientale del territorio.
Infine, il riferimento al 28 ottobre, indicato come una scadenza sempre più vicina: «Meloni venga in Parlamento prima di quella data e dica agli italiani, ai lavoratori e ai cittadini di Taranto quale sia il piano del governo». La richiesta, concludono Turco e Donno, è quella di «responsabilità e decisioni» dopo quattro anni che il M5S definisce di inerzia. «Taranto non può più aspettare».
