Presentato alla stampa il doppio evento “Stabat Mater – Musica senza confini: dalla sofferenza alla speranza”
BARI - Mercoledì 9 settembre nella Sala Giunta della Camera di Commercio di Bari si è tenuta la
conferenza stampa di presentazione dello “Stabat Mater - Musica senza confini: dalla sofferenza
alla speranza”, in programma nelle cattedrali San Sabino di Bari e Santa Maria Assunta di
Conversano venerdì 11 e sabato 12 settembre, organizzato dall’associazione Tra cielo e terra choral
project.
Durante l’appuntamento sono intervenuti Luciana Di Bisceglie, Presidente Camera di Commercio Bari (ente sostenitore del progetto insieme a Poste italiane e Cosemi, oltre a una rete istituzionale e privata del territorio), Sebastiano Giotta, maestro concertatore e direttore; Gianluca Borreggine, maestro del coro e direzione artistica; Francesca Ruospo, mezzosoprano; Mira Awad, cantante, attrice e autrice; Emilio Solfrizzi, attore e voce narrante; Onofrio Pagone, giornalista e conduttore; Anna Maria Pellegrini, giornalista e conduttrice.
“Sostenere iniziative culturali come questa – ha spiegato Luciana Di Bisceglie - significa contribuire non solo alla valorizzazione del territorio, ma anche alla qualità del contesto in cui le nostre imprese operano e costruiscono il proprio futuro. È questo lo spirito con cui la Camera di Commercio di Bari, attraverso il bando dedicato alle iniziative culturali, sostiene progetti capaci di creare occasioni di incontro, partecipazione e dialogo. La cultura, infatti, genera un valore che va oltre la dimensione economica, rafforzando l’identità della nostra comunità e rendendola più attrattiva. In un momento internazionale così complesso, questo concerto assume inoltre un significato particolare: attraverso la musica possiamo lanciare un messaggio di pace, solidarietà e attenzione agli altri”.
Patrocinato da Regione Puglia, Città di Bari, Conversano, Putignano, Palo del Colle, Arcidiocesi di Bari-Bitonto, Diocesi di Conversano-Monopoli, Puglia Culture e Ucsi, lo spettacolo sarà caratterizzato dall’esecuzione “Stabat Mater” di Karl Jenkins, opera per soli, coro e orchestra con una forte dimensione spirituale ed etica, con la presenza di oltre 150 artisti, tre cori (Coro & Orchestra “Nicola Vitale” di Putignano, la Corale “Santa Scorese” di Palo del Colle e il Coro della Diocesi di Conversano-Monopoli “Madre dell’Unità), un’orchestra diretta dal maestro Sebastiano Giotta e con la partecipazione del mezzosoprano Francesca Ruospo, della cantante, attrice e autrice Mira Awad e l’attore Emilio Solfrizzi in qualità di voce narrante.
“Lo Stabat Mater di Karl Jenkins mi ha sempre affascinato per la sua capacità di unire la grande tradizione sacra a un linguaggio musicale contemporaneo, intenso ed evocativo, capace di trasformare il dolore della Vergine in una riflessione universale sulla sofferenza, sulla perdita e sulla speranza – ha affermato il maestro Giotta -. Oggi sento che i tempi sono finalmente maturi perché questo desiderio possa diventare realtà. È per me un grande onore, ma anche una profonda responsabilità, avere l’opportunità di dirigere e realizzare quest’opera, grazie allo straordinario lavoro di squadra di tutti coloro che hanno creduto nella sua bellezza e nella sua forza, tanto drammaturgica quanto musicale: in particolare il Coro “Nicola Vitale”, la Corale “Santa Scorese” e il Coro della Diocesi di Conversano-Monopoli, tre realtà unite dalla passione e dalla volontà di costruire insieme un’esperienza musicale capace di restituire tutta la potenza espressiva e la profondità dello Stabat Mater di Jenkins.”
Questo doppio evento, presentato da Onofrio Pagone e Anna Maria Pellegrini, si pone come un imponente affresco musicale e culturale che unisce Oriente e Occidente e si sviluppa come un percorso musicale che mette in dialogo linguaggi e sensibilità diverse, con liriche tratte dalle opere di David Maria Turoldo.
“Avvicinandomi a questo lavoro, - ha affermato il maestro Gianluca Borreggine - mi è tornata alla mente una pagina del Vangelo di Luca (Lc 1,38): ‘E l’angelo si allontanò da lei’. In quella frase, così breve e così definitiva, sembra già annunciarsi un compito che supera ogni misura umana. Il grande momento dell’incontro con il messaggero di Dio — l’istante in cui tutto cambia — si compie e poi passa, lasciando Maria sola. Sola nel silenzio, sola davanti al mistero, sola nell’amore che accoglie senza chiedere spiegazioni. È da quel silenzio, che custodisce l’amore fino all’estremo, che cercheremo di costruire uno spettacolo suggestivo, emozionante e soprattutto riflessivo”.
Il concerto sarà arricchito da una suggestiva dimensione visiva attraverso un video mapping realizzato da Dot Studio di Molfetta, che valorizzerà le architetture delle Cattedrali accompagnando visivamente il racconto sonoro e trasportando gli spettatori all’interno di un’esperienza immersiva in cui luce, arte visiva e musica si fondono in un unico linguaggio. Il concept e il design dell’evento sono curati da Chiara Calzolaio.
“Per me, che provengo da una formazione vocale classica di tipo tradizionale, l’inedito approccio allo straordinario unicum creativo che è lo Stabat Mater di Jenkins costituisce un’entusiasmante scoperta – ha spiegato Francesca Ruospo -. Consente di misurarmi, perché di una sfida si tratta, con una rappresentazione ed espressione musicale del dolore che aspirano ad avere un carattere universale, multiculturale e multietnico, così da riguardare non un singolo popolo o comunità ma l’intero genere umano. Un dolore che ha attraversato la carne e lo spirito di Maria per il suo Gesù, ma che è anche quello di ogni madre per il proprio figlio.”
“In un momento in cui tante madri assistono impotenti e in lacrime alla perdita dei propri figli, lo Stabat Mater Dolorosa mi parla come espressione del dolore delle madri di ogni luogo – ha dichiarato Mira Awad -: una madre palestinese, una madre israeliana, qualsiasi madre che abbia dovuto sopportare il dolore insopportabile di perdere un figlio. Forse non era questa l'intenzione specifica alla base dell'opera di Karl Jenkins, ma per me questa splendida opera musicale trascende i confini di luogo, identità e politica. Dà voce a un dolore profondamente umano e universalmente compreso. In questo momento, cantarlo è per me al contempo un lamento e un balsamo per il mio cuore sofferente.
“C’è una ragione precisa per cui ho accettato di essere parte di questo progetto, in mezzo a tutta questa bellezza, che vi assicuro, percepisco – ha affermato in conclusione Emilio Solfrizzi -. Prima di dire sì ho letto i testi, e tutti partono da un’immagine semplice e al tempo stesso terribile: una donna di fronte al dolore del proprio figlio. Da lì nasce l’interrogativo più grande: che cosa facciamo noi di fronte al dolore degli altri? La Madonna c’è, e “stare” è un verbo potentissimo. Stare è, a volte, l’unica cosa che possiamo fare. Ha un significato enorme per chi comprende che stare significa non scappare. E anche per me, oggi, stare è un modo per non sottrarmi a tutto ciò che sta accadendo. Lo Stabat Mater non racconta solo del dolore della Madonna ma racconta del dolore di tutti noi e di cosa facciamo quando siamo di fronte al dolore di ogni uomo. E io voglio stare in questo progetto. È questo il bello, è una sfida, anche se navigo in acque non mie”.
Durante l’appuntamento sono intervenuti Luciana Di Bisceglie, Presidente Camera di Commercio Bari (ente sostenitore del progetto insieme a Poste italiane e Cosemi, oltre a una rete istituzionale e privata del territorio), Sebastiano Giotta, maestro concertatore e direttore; Gianluca Borreggine, maestro del coro e direzione artistica; Francesca Ruospo, mezzosoprano; Mira Awad, cantante, attrice e autrice; Emilio Solfrizzi, attore e voce narrante; Onofrio Pagone, giornalista e conduttore; Anna Maria Pellegrini, giornalista e conduttrice.
“Sostenere iniziative culturali come questa – ha spiegato Luciana Di Bisceglie - significa contribuire non solo alla valorizzazione del territorio, ma anche alla qualità del contesto in cui le nostre imprese operano e costruiscono il proprio futuro. È questo lo spirito con cui la Camera di Commercio di Bari, attraverso il bando dedicato alle iniziative culturali, sostiene progetti capaci di creare occasioni di incontro, partecipazione e dialogo. La cultura, infatti, genera un valore che va oltre la dimensione economica, rafforzando l’identità della nostra comunità e rendendola più attrattiva. In un momento internazionale così complesso, questo concerto assume inoltre un significato particolare: attraverso la musica possiamo lanciare un messaggio di pace, solidarietà e attenzione agli altri”.
Patrocinato da Regione Puglia, Città di Bari, Conversano, Putignano, Palo del Colle, Arcidiocesi di Bari-Bitonto, Diocesi di Conversano-Monopoli, Puglia Culture e Ucsi, lo spettacolo sarà caratterizzato dall’esecuzione “Stabat Mater” di Karl Jenkins, opera per soli, coro e orchestra con una forte dimensione spirituale ed etica, con la presenza di oltre 150 artisti, tre cori (Coro & Orchestra “Nicola Vitale” di Putignano, la Corale “Santa Scorese” di Palo del Colle e il Coro della Diocesi di Conversano-Monopoli “Madre dell’Unità), un’orchestra diretta dal maestro Sebastiano Giotta e con la partecipazione del mezzosoprano Francesca Ruospo, della cantante, attrice e autrice Mira Awad e l’attore Emilio Solfrizzi in qualità di voce narrante.
“Lo Stabat Mater di Karl Jenkins mi ha sempre affascinato per la sua capacità di unire la grande tradizione sacra a un linguaggio musicale contemporaneo, intenso ed evocativo, capace di trasformare il dolore della Vergine in una riflessione universale sulla sofferenza, sulla perdita e sulla speranza – ha affermato il maestro Giotta -. Oggi sento che i tempi sono finalmente maturi perché questo desiderio possa diventare realtà. È per me un grande onore, ma anche una profonda responsabilità, avere l’opportunità di dirigere e realizzare quest’opera, grazie allo straordinario lavoro di squadra di tutti coloro che hanno creduto nella sua bellezza e nella sua forza, tanto drammaturgica quanto musicale: in particolare il Coro “Nicola Vitale”, la Corale “Santa Scorese” e il Coro della Diocesi di Conversano-Monopoli, tre realtà unite dalla passione e dalla volontà di costruire insieme un’esperienza musicale capace di restituire tutta la potenza espressiva e la profondità dello Stabat Mater di Jenkins.”
Questo doppio evento, presentato da Onofrio Pagone e Anna Maria Pellegrini, si pone come un imponente affresco musicale e culturale che unisce Oriente e Occidente e si sviluppa come un percorso musicale che mette in dialogo linguaggi e sensibilità diverse, con liriche tratte dalle opere di David Maria Turoldo.
“Avvicinandomi a questo lavoro, - ha affermato il maestro Gianluca Borreggine - mi è tornata alla mente una pagina del Vangelo di Luca (Lc 1,38): ‘E l’angelo si allontanò da lei’. In quella frase, così breve e così definitiva, sembra già annunciarsi un compito che supera ogni misura umana. Il grande momento dell’incontro con il messaggero di Dio — l’istante in cui tutto cambia — si compie e poi passa, lasciando Maria sola. Sola nel silenzio, sola davanti al mistero, sola nell’amore che accoglie senza chiedere spiegazioni. È da quel silenzio, che custodisce l’amore fino all’estremo, che cercheremo di costruire uno spettacolo suggestivo, emozionante e soprattutto riflessivo”.
Il concerto sarà arricchito da una suggestiva dimensione visiva attraverso un video mapping realizzato da Dot Studio di Molfetta, che valorizzerà le architetture delle Cattedrali accompagnando visivamente il racconto sonoro e trasportando gli spettatori all’interno di un’esperienza immersiva in cui luce, arte visiva e musica si fondono in un unico linguaggio. Il concept e il design dell’evento sono curati da Chiara Calzolaio.
“Per me, che provengo da una formazione vocale classica di tipo tradizionale, l’inedito approccio allo straordinario unicum creativo che è lo Stabat Mater di Jenkins costituisce un’entusiasmante scoperta – ha spiegato Francesca Ruospo -. Consente di misurarmi, perché di una sfida si tratta, con una rappresentazione ed espressione musicale del dolore che aspirano ad avere un carattere universale, multiculturale e multietnico, così da riguardare non un singolo popolo o comunità ma l’intero genere umano. Un dolore che ha attraversato la carne e lo spirito di Maria per il suo Gesù, ma che è anche quello di ogni madre per il proprio figlio.”
“In un momento in cui tante madri assistono impotenti e in lacrime alla perdita dei propri figli, lo Stabat Mater Dolorosa mi parla come espressione del dolore delle madri di ogni luogo – ha dichiarato Mira Awad -: una madre palestinese, una madre israeliana, qualsiasi madre che abbia dovuto sopportare il dolore insopportabile di perdere un figlio. Forse non era questa l'intenzione specifica alla base dell'opera di Karl Jenkins, ma per me questa splendida opera musicale trascende i confini di luogo, identità e politica. Dà voce a un dolore profondamente umano e universalmente compreso. In questo momento, cantarlo è per me al contempo un lamento e un balsamo per il mio cuore sofferente.
“C’è una ragione precisa per cui ho accettato di essere parte di questo progetto, in mezzo a tutta questa bellezza, che vi assicuro, percepisco – ha affermato in conclusione Emilio Solfrizzi -. Prima di dire sì ho letto i testi, e tutti partono da un’immagine semplice e al tempo stesso terribile: una donna di fronte al dolore del proprio figlio. Da lì nasce l’interrogativo più grande: che cosa facciamo noi di fronte al dolore degli altri? La Madonna c’è, e “stare” è un verbo potentissimo. Stare è, a volte, l’unica cosa che possiamo fare. Ha un significato enorme per chi comprende che stare significa non scappare. E anche per me, oggi, stare è un modo per non sottrarmi a tutto ciò che sta accadendo. Lo Stabat Mater non racconta solo del dolore della Madonna ma racconta del dolore di tutti noi e di cosa facciamo quando siamo di fronte al dolore di ogni uomo. E io voglio stare in questo progetto. È questo il bello, è una sfida, anche se navigo in acque non mie”.
